LAVORO-ASIA: Il traffico di esseri umani passa per gli aeroporti

BANGKOK, 16 febbraio 2009 (IPS) – La presenza di vittime del traffico di esseri umani provenienti dall’Asia orientale in paesi lontani come l’Africa meridionale e l’America centrale e meridionale dimostra la facilità con cui i moderni mercanti di schiavi utilizzano le linee aeree internazionali.

La distribuzione geografica rivela una prevalenza di vittime provenienti dall’Asia orientale rispetto ad altre zone del pianeta, come si legge in un rapporto pubblicato venerdì scorso dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC).

“L’Asia orientale è la regione di origine delle vittime del traffico verso le più svariate destinazioni”, denuncia il “Rapporto globale sul traffico di esseri umani”, definito dall’agenzia Onu il primo rapporto esaustivo sulle statistiche del sistema penale legate al traffico di persone in tutto il mondo.

“Le vittime provenienti dall’Africa occidentale possono essere facilmente identificate in alcuni paesi determinati, ma non si trovano altrove, al contrario delle vittime dell’Asia orientale, che vengono individuate meno frequentemente ma con una presenza diffusa in più paesi”, osserva il rapporto.

“Sono state identificate vittime dall’Asia orientale in diverse regioni, come Europa occidentale e centrale, Nord America, Medio Oriente, Afghanistan, Africa meridionale e, ovviamente, Asia orientale e Pacifico”, si legge. “Vittime provenienti dall’Asia orientale sono state trovate anche in America centrale (El Salvador), Sud America (Venezuela) e Africa centrale (Gabon)”.

“Fuori dall’Asia, i cittadini dall’Asia orientale rappresentano una percentuale consistente tra le vittime individuate in Sud Africa (tailandesi), Stati Uniti (il 41 per cento delle vittime identificate nel 2007 proveniva dall’Asia orientale) e in alcuni paesi europei (vittime cinesi in Belgio)”, afferma il documento.

“Le vie del traffico in uscita dall’Asia orientale sembrano essere le più diverse”, aggiunge.

Nella maggior parte dei casi, le vittime vengono convinte con l’inganno ad imbarcarsi sugli aerei di linea, spiega Christopher Lowenstein-Lom, portavoce dell’ufficio regionale per Asia-Pacifico dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). “I trafficanti promettono loro posti di lavoro inesistenti all’estero, garantendo biglietti, passaporti e documenti per il viaggio”.

“È solo all’arrivo che le vittime capiscono di essere state raggirate, e coinvolte dai trafficanti in situazioni coercitive di grave sfruttamento, di schiavitù”, ha dichiarato in un’intervista. “E non possono più fuggire, a causa delle minacce di violenza, per l’isolamento, la mancanza di una lingua in comune, di documenti e denaro”.

Individuare le vittime negli aeroporti o sugli aerei di linea è difficile, “perché credono ancora che la loro meta siano posti di lavoro legittimi e ben pagati”, aggiunge un funzionario dell’agenzia Onu che per sensibilizzare su questo flagello ha lanciato diverse campagne informative sui principali snodi dei trasporti, compresi gli aeroporti.

Trovare il modo di risolvere questa sfida è il punto debole del settore aereo, dove alcune compagnie internazionali dei paesi più poveri di Asia e Africa sono note per la negligenza nel controllo dei passeggeri, secondo quanto denunciato da una fonte dell’industria aerea che ha preferito rimanere anonima. “I trafficanti sanno quali compagnie sono meno rigorose e possono perciò essere utilizzate per traghettare le loro merci umane senza troppi problemi”.

Gli aeroporti di tutta la regione offrono anche diverse opportunità per il traffico di questa nuova forma di schiavitù, ha aggiunto la fonte. “Norme agevolate sui visti per volare verso alcuni aeroporti ne fanno luoghi prescelti di transito. In alcuni aeroporti, la sorveglianza chiude un occhio al check-in dei gruppi in viaggio”.

“Le scappatoie sono incredibili, inesauribili”, aggiunge Imtiaz Muqbil, direttore esecutivo di ‘Travel Impact News Wire’, un mezzo di informazione regionale sull’industria dei trasporti. “Devi esaminare l’intero tragitto, dalla partenza fino all’arrivo delle vittime, per trovare le falle che rendono possibile il traffico di esseri umani”.

Muqbil ha confermato in un’intervista che questo aspetto inquietante del trasporto aereo è stato preso in considerazione dall’industria dei trasporti. “Le compagnie aeree sono consapevoli del problema. Sanno cosa succede, e ne stanno discutendo in incontri interni. Alcune compagnie effettuano controlli più rigorosi sui passeggeri”.

Secondo il rapporto dell’UNODC, la maggior parte delle vittime del traffico di persone dall’Asia orientale sono donne e ragazze, e spesso “a scopo di sfruttamento sessuale”. E ci sono anche diversi casi di traffico di esseri umani per il lavoro forzato.

Perciò, “il traffico a fini sessuali è stato oggetto di una nuova legislazione (in Asia orientale e Pacifico)”, segnala il rapporto di 292 pagine. “Da novembre 2008, la Repubblica della Corea del Sud, Singapore e Vietnam hanno adottato misure specifiche sul traffico di persone rivolte esclusivamente allo sfruttamento sessuale”.

Ma le iniziative regionali non sono riuscite a risolvere un altro aspetto della catena del traffico di esseri umani molto diffuso: c’è un numero crescente di donne, già riconosciute colpevoli, che trascinano e intrappolano i loro compatrioti in una vita di miseria all’estero.

“Il ruolo delle criminali donne sembra dominare in Europa orientale e Asia centrale, ed è significativo anche in altre regioni del mondo, come Asia orientale e Pacifico, e America centrale e Caraibi”, aggiunge il rapporto.

“Le compagnie aeree possono fermare questo commercio”, afferma Lowenstein-Lom dell’OIM. “Dovrebbero esaminare i documenti dei passeggeri in modo più attento. Non farebbero alcun danno se si attivassero per individuare le potenziali vittime”.

Ma in fin dei conti, “i veri guardiani sono gli uffici immigrazione degli aeroporti, dove passano le vittime”, ha aggiunto. “È fondamentale una formazione mirata dei funzionari dell’immigrazione e delle forze dell’ordine, che possono chiedere di vedere i contratti di assunzione, o porre domande specifiche per sperare di individuare le potenziali vittime”.