MEDIORIENTE: Corrispondente dell’IPS picchiato e torturato dai servizi di sicurezza israeliani

CITTÀ DI GAZA, 1 luglio 2008 (IPS) – Mohammed Omer, corrispondente dell’IPS a Gaza e co-vincitore del Premio giornalistico Martha Gellhorn 2008, è stato aggredito, maltrattato e perquisito dopo essere stato costretto a spogliarsi con la pistola puntata da alcuni funzionari della sicurezza israeliani presso il confine di Allenby tra Giordania e West Bank giovedì scorso, mentre faceva ritorno a casa sua, a Gaza.

Omer, residente a Rafah nel sud di Gaza, e già vincitore diversi anni fa del premio “New America Media's Best Youth Voice”, era appena rientrato da Londra, dove aveva ritirato il Premio Gellhorn, e da altre capitali europee, per diversi impegni di lavoro tra cui un incontro con alcuni parlamentari greci.

Il viaggio di Omer era stato sponsorizzato dal The Washington Report, mentre l’ambasciata olandese a Tel Aviv si era occupata di coordinare il viaggio e del suo permesso per uscire da Gaza insieme ad alcuni funzionari israeliani.

Israele controlla i confini di Gaza e pone stretti limiti all’entrata e all’uscita dei residenti di Gaza, apparentemente per ragioni di sicurezza. Ma le organizzazioni per i diritti umani accusano gli israeliani di usare la sicurezza come un pretesto per applicare pene collettive in modo indiscriminato.

Dopo diversi giorni di attesa ad Amman, sulla via del ritorno, Omer ha infine ottenuto dagli israeliani le autorizzazioni di sicurezza e le disposizioni necessarie per tornare a Gaza, inizialmente ritardate, ha raccontato Omer all’IPS.

Accompagnato da alcuni diplomatici olandesi, Omer ha attraversato la parte giordana del confine senza incidenti. Ma appena arrivato nella parte israeliana, sono cominciati i problemi. Dopo aver informato un militare donna che stava rientrando a Gaza gli è stato chiesto più volte dove si trovasse Gaza, e gli è stato detto che non era in possesso di un’autorizzazione né di disposizioni per poter attraversare il confine. Omer ha spiegato che nonostante fosse invece in possesso di un’autorizzazione, è stato portato in una stanza dai servizi di sicurezza interni israeliani (Shin Bet), dove è rimasto in isolamento per un’ora e mezza senza alcuna spiegazione.

“Alla fine mi è stato chiesto se avevo con me un coltello o una pistola, sebbene fossi già passato ai raggi X, mi avessero già perquisito il bagaglio, e fossi accompagnato da diplomatici olandesi”, ha detto Omer.

Il bagaglio è stato nuovamente perquisito, e la sicurezza ha poi passato al setaccio ogni documento e foglio che aveva con sé, prendendo nota di nomi e numeri dei funzionari parlamentari europei che aveva incontrato.

I funzionari dello Shin Bet hanno poi cominciato a prendere in giro i parlamentari europei, e a burlarsi di Omer per essere il “giornalista che ha vinto il premio”. Al giornalista di Gaza è stato chiesto ripetutamente perché stesse tornando “nell’inferno di Gaza dopo che ti abbiamo permesso di partire”. A questo Omer ha risposto che voleva essere la voce di chi non ha voce. Gli è stato detto di essere solo “uno che crea problemi”. Gli uomini della sicurezza gli hanno poi chiesto di mostrare tutto il denaro che aveva con sé, puntando in particolare alle sue sterline inglesi. Il denaro del premio Gellhorn gli era stato pagato in sterline, ma Omer non portava con sé l’intera somma, una cosa a cui gli investigatori si sono rifiutati di credere. Non avendo potuto mostrare il denaro del premio, gli è stato ordinato di spogliarsi completamente. ”All’inizio mi sono rifiutato, ma avevo un (fucile) M16 puntato in faccia, e i vestiti mi sono stati tolti con la forza, persino le mutande”, ha detto Omer.

A quel punto Omer è crollato, supplicando di mettere fine a un simile trattamento. Riferisce che la risposta è stata: “Non hai ancora visto niente”. Ogni cavità del suo corpo è stata ispezionata, mentre uno degli investigatori lo teneva immobilizzato a terra, con uno stivale piantato sopra il collo. Omer ha cominciato a vomitare, poi è svenuto.

Quando ha ripreso conoscenza, un medico militare israeliano, anch’egli armato, gli ha sollevato le palpebre con forza ed esaminato i timpani. È stato poi trascinato per i piedi dai funzionari dello Shin Bet, con la testa che continuava a battere in terra, e portato in un’ambulanza palestinese che era stata chiamata appositamente.

”Alla fine mi sono svegliato in un ospedale palestinese, con i dottori che tentavano di rassicurarmi”, ha raccontato Omer all’IPS. Il ministro degli esteri olandese all’Aia ha riferito all’IPS che il ministro degli esteri Maxime Zerhagen avrebbe parlato con l’ambasciatore israeliano nei Paesi Bassi per chiedere spiegazioni.

Anche l’ambasciata olandese a Tel Aviv ha sollevato la questione con il ministero degli Esteri israeliano, che ha promesso di indagare sull’incidente per poi riferire ai funzionari olandesi.

Ahmed Dadou, portavoce del ministero degli Esteri olandese all’Aia ha detto all’IPS “stiamo prendendo molto seriamente l’intera faccenda, poiché riteniamo che il comportamento dei funzionari israeliani non sia in accordo con una moderna democrazia”. ”Siamo anche allarmati per il maltrattamento di un giornalista noto a livello internazionale che cercava solo di fare il suo lavoro”, ha aggiunto Dadou. Una portavoce dell’Associazione israeliana della stampa estera ha riferito di non essere a conoscenza della vicenda.

Lisa Dvir, dell’Autorità aeroportuale israeliana (IAA), l’ente responsabile del controllo dei confini israeliani, ha riferito all’IPS che l’IAA non era neanche a conoscenza delle credenziali di Omer né di nessuna disposizione. ”Vorremmo sapere con chi ha parlato Omer per ottenere le disposizioni necessarie ad attraversare Allenby. Ai giornalisti forniamo un trattamento speciale per attraversare i nostri confini, e se avessimo saputo del suo arrivo questo non sarebbe successo”.

“Non sono a conoscenza dei fatti che sono seguiti al suo arresto, e non siamo responsabili per il comportamento dello Shin Bet”.

Intanto, Omer è ancora traumatizzato e sofferente. “Faccio fatica a respirare e ho male alla testa e allo stomaco; dovrò tornare in ospedale per ulteriori esami medici”, ci dice.