AFRICA: Il piano regionale per l’Aids è insufficiente, sostengono le donne

NAZIONI UNITE, 12 giugno 2008 (IPS) – Nonostante i notevoli progressi registrati dal 2000 da alcuni paesi
africani nella prevenzione e nella cura dell’Hiv/Aids, negli ultimi
otto anni 14 milioni di africani sono morti di questa malattia, e altri
17 milioni sono stati contagiati, come denuncia un nuovo rapporto
sulla situazione dell’Hiv/Aids nel continente.

Secondo lo studio “Garantire il nostro futuro” lanciato lunedì dalla Commissione su Hiv/Aids e Governance in Africa, la malattia starebbe compromettendo le capacità in tutti i settori sociali ed economici, indebolendo e rallentando l’intero sviluppo della regione.

Si stima che entro il 2020, i nove paesi sub-sahariani più colpiti potrebbero perdere il 13-26 per cento della propria forza lavoro agricola a causa dell’Aids – tra cui anche capi famiglia, madri e padri con figli piccoli, persone che ricoprono diversi ruoli nella comunità. Il dossier, diffuso martedì in occasione di un incontro di alto livello nella sede centrale dell’Onu tra capi di stato, diplomatici e gruppi della società civile, intende rivedere i progressi compiuti dopo la dichiarazione dell’Assemblea generale del 2001, e sollecitare nuovi finanziamenti e una rinnovata volontà politica di combattere la malattia.

La commissione sull’Africa ha presentato un piano d’azione chiedendo politiche più forti e una risposta programmatica nei settori della prevenzione, delle cure e delle sovvenzioni, così come una nuova struttura per i donatori e i finanziamenti.

Peter Piot, capo di Unaids, ha dichiarato in conferenza stampa che il rapporto “non si rivolge solo agli aspetti medici e sanitari”, ma anche all’impatto della malattia sulla governance, rispondendo a quesiti come: “Cosa dovrebbero fare i paesi africani? Qual è l’impatto sulla società, al di là del settore sanitario? Quali gli effetti sulle capacità di ripresa, in particolare in Africa meridionale, in termini di fornitura dei servizi pubblici, e nel settore privato, e come colpisce la manodopera'', ecc.?

Ma secondo alcuni rappresentanti della società civile, la commissione avrebbe fallito nella sua missione.

”È disarmante che nel dossier non si mettano a fuoco le attuali sfide fondamentali per l'Africa, come il fallimento dei governi nel rispondere all’impegno preso ad Abuja di stanziare il 15 per cento del loro budget per la salute, una minaccia per il finanziamento e l’impegno politico verso l’obiettivo dell’accesso universale (alle cure) entro il 2010”, ha detto all’IPS Aditi Sharma dell’Ong internazionale ActionAid.

Sharma ha poi parlato delle morti per tubercolosi, e della minaccia rappresentata dai ceppi di Hiv farmaco-resistenti, oltre alla “sempre maggiore criminalizzazione della diffusione dell’Hiv in tutta la regione”.

Sia Sharma che Olayide Akanni del gruppo nigeriano “Giornalisti contro l’Aids” concordano che seppure il rapporto identifichi molti dei fattori chiave scatenanti dell’Hiv/Aids, lo studio non offre soluzioni concrete sul da farsi.

''Non che le raccomandazioni siano sbagliate, ma non sono sufficienti e in sostanza non rispondono ai problemi delle donne”, ha detto Akanni all’IPS.

Entrambe si sono dette molto critiche sul fatto che il rapporto non presterebbe la giusta attenzione all’uguaglianza di genere e alla violenza contro le donne, due aspetti chiave della pandemia.

Una commissione comunque dominata prevalentemente da uomini, con 6 sole donne sul totale dei 19 membri.

Considerando che il 61 per cento delle persone affette da Hiv/Aids nell’Africa sub-sahariana sono donne e bambine, Sharma ha detto all’IPS che “è molto sconfortante la mancanza di una forte attenzione – o di un capitolo specifico – sulle donne, visto che la pandemia riguarda soprattutto loro”.

”Condanniamo la mancanza di iniziative e di risorse da parte dei governi per fronteggiare la ‘femminizzazione’ della pandemia, e sollecitiamo l’attuazione di specifici programmi e lo stanziamento di un budget specifico per la promozione e la tutela dei diritti delle donne – come il diritto alla salute e all’educazione, il diritto all’eredità, alla terra e al sostentamento, il diritto di vivere libere dalla violenza, e i diritti alla salute sessuale e riproduttiva”, ha detto all’IPS.

”Come attivista mi sarei davvero aspettata delle forti raccomandazioni su come migliorare la responsabilizzazione politica dei governi africani”, ha aggiunto Sharma.

”Stiamo anche chiedendo un maggiore coinvolgimento e leadership dei sostenitori dei diritti delle donne, in particolare delle donne affette da Hiv, nel delineare e attuare delle risposte nazionali e regionali per l’Aids”, ha proseguito.

Lunedì scorso, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha accennato all’importanza cruciale di fronteggiare l’epidemia come un “prerequisito” per raggiungere quasi tutti gli Obiettivi di sviluppo del millennio fissati dai leader mondiali nel 2000, per ridurre in modo sostanziale la fame, la povertà e la malnutrizione, e per promuovere la parità di genere, tra le altre cose, entro il 2015.

Una revisione di medio termine dei progressi verso gli Obiettivi di sviluppo del millennio da parte dell’Assemblea generale è prevista per il prossimo settembre.