FORUM SOCIALE MONDIALE: Davos ha perso la sua arroganza

CILE, 21 gennaio 2008 (IPS) – Non è stato solo il FSM a generare l’ondata progressista in America Latina; ciononostante, sarebbe difficile immaginare certi cambiamenti senza (la presenza del) FSM, sostiene Cândido Grzybowski, direttore di iBase (Brasile) e membro del Comitato internazionale del FSM.


Qual è l’obiettivo politico principale della Giornata di azione globale, e quanto sarà efficace?

Lo scopo generale di questa giornata di mobilitazione è di facilitare una penetrazione più profonda del Forum sociale mondiale (FSM) a livello locale, garantendo a ciascun movimento e organizzazione l’opportunità di concentrarsi sulle dinamiche locali, ma anche sul rapporto che esiste con il processo globale. Le iniziative non potrebbero essere più varie, malgrado si tengano tutte nella stessa data. Ciascun luogo, gruppo ed evento avrà la sua particolarità; potrà essere un classico forum (per esempio a Barcellona), oppure una marcia di protesta (a Belem, in Brasile), un seminario (in Russia), un evento politico-culturale (come a Rio de Janeiro). L‘importante è dimostrare che abbiamo riunito una rete attiva di cittadini virtualmente connessi da Internet, e che si estende a tutte le parti del mondo.

L’efficacia della giornata d’azione sarà valutata in un'ottica duplice. Innanzitutto, come una mobilitazione e per l’identità locale, direzione nella quale credo che il FSM non possa fare altro che rafforzarsi. In secondo luogo, in termini di impatto politico sulla società civile, su governi e strutture di potere, come multinazionali e mass media, ecc., anche se quest’ultimo punto è più difficile da stabilire. L’importante è che la data del 26 gennaio agisca da contrappeso rispetto al Forum economico (mondiale) a Davos, il cui auto-prestigio è già stato 'intaccato'.

Secondo alcuni intellettuali del FSM, come Walden Bello, il FSM ha acquisito una nuova forma. Come vede il futuro del Forum?

Il FSM non è più una novità; tuttavia, continua a rappresentare un vero punto di riferimento per la maggior parte di movimenti, reti, campagne ed enti in tutto il mondo, soprattutto per chi è maggiormente attivo nella lotta contro la globalizzazione neoliberista. Sicuramente il FSM ha bisogno di rilanciarsi su un nuovo piano, senza abbandonare la propria caratteristica di spazio aperto che riunisce un insieme variegato di persone, per (discutere) questioni collettive in un ampio raggio di prospettive. È fondamentale rimanere uniti, dare vita a nuovi panorami e attuare nuovi modi di agire. Dobbiamo mantenere la nostra unità non più attraverso le proposte offerte, ma con la condivisione di valori e principi etici, e affrontare la crisi di civilizzazione che si è creata con l’espansione radicale della globalizzazione economica e finanziaria; la crescita della disuguaglianza e dell’esclusione sociale nel mondo; violenza; terrorismo; guerra; crisi ambientale. Le alternative non sono univoche, ma varie, dato che anche i popoli del mondo sono vari. La sola certezza è che il mondo può essere molto diverso da come si presenta oggi.

Malgrado ciò, ritengo anche che il FSM potrebbe uscirne sconfitto, se si trasformasse in una forza politica unilaterale, una sorta di nuovo movimento internazionale della sinistra. Non si tratta di definire una piattaforma minima condivisa, e nemmeno l’opposto, ovvero che ogni persona coinvolta si senta motivata a realizzare azioni innovative al livello più radicale possibile, localizzando e ri-localizzando la vita, tenendo conto delle richieste per un mondo inclusivo e sostenibile. Ci sembra molto importante per il FSM evidenziare piuttosto la necessità di rafforzare il processo di scambio, una creazione condivisa e il confronto di idee, prima, durante e dopo un evento. Ritengo possibile istituire una sorta di sub-forum intorno ad alcune questioni per assumere impegni più significativi. Tuttavia, questi sub-forum dovrebbero essere istituiti all’interno di un piano di osservazione e di azione, elaborazione, dialogo e controversia. Questi forum potrebbero utilizzare gli eventi più importanti per attirare l’attenzione sui loro dibattiti, accordi e disaccordi, elementi di forza e punti deboli.

Dal primo FSM, l’America Latina è andata verso un’evidente svolta a sinistra, in diverse direzioni. Fino a che punto questo riallineamento è legato al FSM? Crede che il processo porterà a modifiche sostanziali, o che alla fine ci sarà nuovamente un voltafaccia verso destra?

Sono assolutamente convinto che la nascita del FSM a Porto Alegre, in Brasile, in Sud America, fosse legata alle condizioni in cui versava la regione: una regione che si ribella alle politiche neoliberiste, impegnata in un processo di democratizzazione, dove si è verificata una spinta della sinistra dopo le dittature militari. Il FSM non ha prodotto da solo quella spinta, eppure sarebbe difficile immaginare una simile ondata imponente e dinamica senza (la presenza del) FSM. Lula si è allineato con il FSM sin dall’inizio, lo stesso ha fatto Evo Morales, e Chávez ha sempre garantito il suo sostegno. Le proteste dei cittadini nella regione contro governi eletti che deviano dalle loro piattaforme elettorali sono guidate organicamente da membri attivi del FSM. È importante ribadire che il FSM non propone nulla da solo. Mobilitazioni e coalizioni sono il risultato di decisioni autonome dei suoi membri. Intendo dire che il FSM ha la facoltà di alimentare – e realmente alimenta – l’attivismo dei cittadini, i loro sogni e le loro speranze, soprattutto nella nostra regione. Tuttavia, le azioni specifiche sono guidate dai movimenti che favoriscono questo tipo di azioni.

Per quanto mi riguarda, si stanno verificando dei cambiamenti, malgrado non siano quelli che noi realmente sogniamo; un grande passo avanti è rappresentato dalla nostra soddisfazione in quanto cittadini di questa regione. Da democratico radicale, credo che i risultati non siano prevedibili, malgrado nel passato non abbiamo mai avuto un dibattito democratico come quello odierno, con tali potenzialità di trasformazione. Credo che stiamo costruendo le fondamenta per un futuro diverso.

Ci può dire qualcosa del FSM 2009?

L’evento principale per il FSM 2009 si terrà a Belem, in Amazonia (e coinvolgerà nove paesi sudamericani).

Malgrado le difficoltà logistiche per raggiungere Belem, credo che questo incontro inaugurerà una nuova tappa per il Forum. Per iniziare, il suo significato simbolico è potenzialmente enorme, e va in tante direzioni. Mentre il mondo intero discute una nuova agenda per le questioni ambientali – malgrado il terrore e la guerra, e malgrado il neoliberismo – possiamo dimostrare il nostro impegno radicale per le cause in difesa del bene comune, che sono alla base della vita, per dare un’indicazione su chi siamo e cosa vogliamo.

Noi punteremo il dito verso la densità sociale e altre prospettive che dimostrano come i popoli (indigeni) che abitano le foreste riescano a resistere all’attacco delle grandi multinazionali e dei soliti sfruttatori. Ci impegneremo per sostenere una causa che è profondamente locale ma allo stesso tempo universale.

Sono sicuro che il FSM 2009 porterà ancora una volta la nostra agenda lungo il flusso del dibattito globale. Inoltre, grazie all’esperienza della Giornata di azione globale, avremo l’opportunità di realizzare un evento che mostra i diversi aspetti di una cittadinanza planetaria crescente e militante. Non abbiamo ancora definito alcune questioni metodologiche interne, su come organizzare un dibattito secondo le sue dimensioni multiculturali e in diverse prospettive. Tuttavia, il FSM troverà una sua strada, come ha dimostrato il passato. Non c’è mai stato un FSM uguale a un altro; siamo sempre innovativi, e lo saremo ancora una volta, ne sono sicuro.