AMBIENTE-TAILANDIA: OGM, i Verdi si appellano al tribunale

BANGKOK, 10 gennaio 2008 (IPS) – Gli ambientalisti ricorrono ai tribunali del paese per ribaltare la decisione presa dal governo nominato dai militari, di autorizzare test sul campo delle colture geneticamente modificate (GM).

Una battaglia in tribunale è l’unico modo perché il paese non venga contaminato dalle colture GM, sostengono i gruppi dei verdi, terrorizzati della mossa del governo del primo ministro Surayud Chulanont per garantire l’approvazione dei test sul campo da parte del gabinetto appena due giorni dopo le elezioni parlamentari del 23 dicembre.

C’è anche molta rabbia per il fatto che il governo appoggiato dall’esercito non abbia elaborato e approvato una legge di biosicurezza per proteggere agricoltori e consumatori, prima di abolire il divieto sui test sul campo.

”È un tema pubblico molto delicato, e qualsiasi cambiamento sul divieto avrebbe dovuto essere preso da un governo eletto dal popolo”, ha detto all’IPS Natwipha Ewasakul, attivista per l’ingegneria genetica dell’ufficio del Sud-est asiatico di Greenpeace, la lobby internazionale per l’ambiente. “Non può occuparsene un governo nominato dall’esercito. Ed è stato fatto solo due giorni dopo le elezioni generali, quando quasi tutti i partiti in lizza concordavano sul tenere in piedi il divieto”.

Le elezioni hanno ripudiato un partito politico che sosteneva le politiche del primo ministro spodestato Thaksin Shinawatra che ha ottenuto la maggior parte dei seggi nella Camera bassa, di 480 parlamentari. Ma il Partito del potere del popolo (PPP) non è riuscito a formare un governo, non avendo ottenuto una netta maggioranza. Il “mercanteggiare” politico e il clima di incertezza che ne è seguito lascia pensare che l’amministrazione di Surayud potrebbe restare al potere dopo il 23 gennaio, quando è prevista la prima seduta del nuovo parlamento.

“Ciò che il governo nominato dall’esercito ha fatto è inaccettabile. Per questo abbiamo deciso di portare la questione in tribunale”, ha osservato Witoon Lianchamroon, direttore della Fondazione Biothai, un gruppo ambientalista locale che si occupa di biopirateria, questioni legate agli OGM e diritti delle comunità di base.

“Abbiamo già cominciato test di laboratorio per esaminare campioni di mais GM che i ricercatori di un’università hanno scoperto a Phitsanulok (una provincia del centro-nord)”.

La Biothai, che è stata all’avanguardia nella campagna guidata dalle organizzazioni non governative (Ong) per proteggere la Tailandia dalle colture GM, è stata avvertita dei piani per rimuovere il divieto a metà 2007. “Da agosto, abbiamo tenuto sotto controllo l’agenda del governo per vedere se si stava occupando di questo tema”, ha dichiarato Witoon in un’intervista. “In tre diverse occasioni, la questione GM è stata messa in agenda, ma i dibattiti sono stati rinviati”.

In quel momento, è emerso chiaramente che non tutti i ministeri erano uniti nella volontà di rimuovere il divieto. “Era il ministero dell’agricoltura che voleva abolirlo, mentre i ministeri del commercio, della salute e delle risorse naturali non erano favorevoli”, ha aggiunto Witoon. “Adesso sappiamo chi ha vinto: il ministero dell’agricoltura, alcuni scienziati tailandesi favorevoli alle colture GM e la potente lobby delle multinazionali che vogliono impiantare le colture GM qui da noi”.

Le preoccupazioni sulle colture GM introdotte nell’agricoltura della Tailandia sono sorte nel 1999, quando la Biothai e altri gruppi di verdi locali hanno scoperto delle piante di cotone GM che erano state importate dalla multinazionale Monsanto in alcune piccole aziende agricole.

Questo è stato il primo episodio importante dopo il via libera dato dalla Tailandia all’accesso delle colture GM per la ricerca in ambientazioni locali, quattro anni prima. Le colture GM introdotte all’epoca per i test sul campo sono i pomodori, mais, riso, melone e papaya, oltre al cotone.

In seguito, le Ong hanno organizzato una campagna per costringere Bangkok a vietare i test sul campo delle colture GM, finché non fosse stata introdotta una legge sulla biosicurezza. Gli attivisti hanno vinto un round importante nell’aprile 2001, quando il neo-eletto governo Thaksin approvò una risoluzione per vietare gli esperimenti sul campo finché non fossero state attuate delle garanzie legali per tutelare la salute dei consumatori e dei piccoli agricoltori.

Ma questa conquista era destinata a durare poco, con la pubblicazione di Greenpeace nel luglio 2005 dei risultati di test di laboratorio e di studi che puntavano il dito sul ministero dell’agricoltura, per aver distribuito semi di papaya GM agli agricoltori in tre province del nord-est. “I documenti del governo indicano anche che i semi di papaia geneticamente modificati potrebbero essere stati venduti a 2.600 agricoltori in 34 province della Tailandia”, si aggiungeva.

La rimozione del divieto a dicembre si aggiunge al fatto di aver trascurato l’alto costo che la Tailandia dovrebbe pagare se il settore agricolo venisse contaminato dalle colture GM, secondo gli accademici che hanno unito i loro sforzi a quelli delle Ong per promuovere un’agricoltura più biologica. “Si tratta di sicurezza alimentare su diversi livelli”, ha detto all’IPS Piyasak Chaumpluk, vicedirettore della facoltà di scienze all’Università Chulalongkorn di Bangkok. “Oltre agli agricoltori locali e ai consumatori, potrebbe colpire anche le esportazioni del paese sul lungo periodo”.

La Tailandia è il principale esportatore di alimenti, soprattutto di riso, che lo rende il primo esportatore al mondo di questo cereale. Esporta anche frutta, come papaya, cassava (manioca), mais, zucchero di canna e semi di soia. Il settore agricolo rappresenta quasi il 10 per cento del prodotto interno lordo (PIL), e impiega circa il 50 per cento della forza lavoro complessiva.

Il settore alimentare è rimasto colpito dopo le rivelazioni sulla papaya GM nel 2005. La catena di supermercati britannica Tesco è tra i clienti che hanno annullato le ordinazioni di frutta. Il governo tedesco ha anche aperto un’indagine dopo questi episodi. Le esportazioni di papaya dalla Tailandia sono precipitate da 300 milioni di baht (nove milioni di dollari Usa) prima della scoperta, a 100 milioni di baht (tre milioni di dollari) l’anno successivo.

E questo dopo che l’Unione europea (Ue), che è un grande importatore di prodotti alimentari dalla Tailandia, ha avvertito nel 1999 gli esportatori di riso del paese che avrebbe rifiutato il riso tailandese se avesse trovato tracce di OGM nei chicchi. La politica Ue sulle colture GM è più ampia, tuttavia, consentendo la coltivazione e i test sul campo di queste colture in Europa dopo l’approvazione del blocco regionale.

I consumatori europei sono più risoluti nel tenere i prodotti GM lontani dagli scaffali dei supermercati. “C’è una fortissima resistenza dei consumatori verso i prodotti GM in Europa”, ha assicurato all’IPS Patrick Deboyser, ministro consigliere per la salute e la sicurezza alimentare della missione Ue di Bangkok. “Pochi prodotti GM vengono messi in vendita dentro l’Ue”.

Gli attivisti come Witoon sperano di prendere spunto da queste realtà per fare pressioni affinché venga reintrodotto il divieto dei test sul campo. “Un divieto Ue sui prodotti dell’agricoltura tailandese colpirà molti agricoltori – ha spiegato -, che sono i più poveri del paese. Il prossimo governo dovrà affrontare questo inevitabile problema”.