CAMBIAMENTO CLIMATICO: Le isole dimenticate si fanno sentire

NUSA DUA, Bali, 17 dicembre 2007 (IPS) – “SIDS” e “AOSIS”, due termini tanto dibattuti dieci anni fa in una delle più grandi città del Giappone, Kyoto, sembrano essere evaporati nel calore tropicale dell’isola indonesiana di Bali.

Le SIDS sono le piccole isole in via di sviluppo (Small Island Developing States), 38 in totale, mentre AOSIS è l’alleanza dei piccoli stati insulari (Alliance of Small Independent States), che comprende 43 stati e osservatori. I loro membri provengono da tutti gli oceani e le regioni del mondo – Africa, Caraibi, Oceano indiano, Mediterraneo, Pacifico e Mar Cinese meridionale.

Il Protocollo di Kyoto della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) viene visto generalmente come un primo passo importante verso un regime globale di riduzione delle emissioni che stabilizzerà le concentrazioni di gas serra (GHG) a un livello tale da limitare i pericoli del cambiamento climatico.

La sua scadenza è fissata per il 2012. La conferenza Onu sul cambiamento climatico a Bali conclusasi venerdì dovrebbe servire ad aprire i negoziati per un nuovo accordo globale sul cambiamento climatico entro il 2009 a Copenaghen, Danimarca.

”Negoziate il dopo Kyoto, ma non dimenticate i nostri problemi specifici”, è il messaggio che i rappresentanti di SIDS e AOSIS hanno lanciato durante i dibattiti dei negoziati internazionali sul clima la scorsa settimana.

Secondo Tavau Tell, vice ministro dell’ambiente di Tuvalu, il suo paese e altri SIDS non hanno minimamente contribuito al cambiamento climatico, ma se i suoi effetti si riveleranno catastrofici e inesorabili, come prevede la Commissione intergovernativa sul cambiamento climatico (IPCC), ciò significherebbe un aumento di temperatura fino a 4 gradi centigradi, e un innalzamento del livello dei mari fino a 60 centimetri entro la fine del secolo.

”Le conseguenze per una nazione atollo a pochi metri sul livello del mare come Tuvalu sarebbero ecologicamente, economicamente e culturalmente disastrose. Significherebbero la totale scomparsa di Tuvalu nell’oceano insieme alla nostra cultura, sussistenza, sovranità e diritti umani fondamentali”, ha detto ai delegati nella conferenza. Tuvalu è un’isola del Pacifico con una popolazione di 12mila abitanti.

Spezzando una lancia in favore dei SIDS, il presidente di Palau Tommy E. Remengesau ha pregato la comunità internazionale di riconoscere il proprio “obbligo morale a stanziare fondi adeguati per gli stati in via di sviluppo piccoli e vulnerabili”. Palau è un’isola del Pacifico con una popolazione di 21mila abitanti.

Gli abitanti della Micronesia, un gruppo di isole dell’oceano Pacifico, stanno facendo il possibile per adattarsi. L’impegno dei paesi del nord Pacifico di fronte al programma Micronesia Challenge – la promessa di proteggere il 30 per cento della costa marina e il 20 per cento delle risorse terrestri entro il 2020 – è un investimento importante nella natura, per costruire una capacità di recupero e offrire la più ampia scelta di possibilità di adattamento legate alla sicurezza alimentare e alla tutela delle coste nei loro sistemi naturali.

Il loro obiettivo è andare oltre questo primo passo – portando il Micronesia Challenge oltre le frontiere, e in ogni settore dei paesi parte: Palau, gli Stati federati della Micronesia e le Isole Marshall, e i territori Usa delle isole di Guam e Northern Mariana.

Le isole e le loro acque circostanti ricoprono un sesto della superficie terrestre, e costituiscono l’habitat di oltre la metà delle varietà di piante marine e animali globale. Ospitano un’altissima percentuale di specie endemiche – piante e animali che si trovano solo qui – oltre ad alcune tra le specie più a rischio, rare e minacciate come in nessun'altra parte del mondo.

Le isole e le loro zone costiere sono anche un’importante fonte di cibo, occupazione e reddito per milioni di individui – più di 600 milioni di persone vivono su oltre 100mila isole in tutto il pianeta.

In quest’ottica, il presidente di Palau, che è stato il primo a lanciare la Micronesia Challenge, ha ribadito la necessità di riconoscere le implicazioni del cambiamento climatico sui diritti umani.

Hon Tuita, ministro dell’ambiente di Tonga (un’isola del Pacifico con una popolazione di 117mila persone) ha osservato: “La capacità di adattamento al cambiamento climatico è adesso un requisito fondamentale, che richiederà ulteriori impegni di expertise finanziaria e tecnica”.

Anche se i paesi ricchi e fortemente industrializzati sono i principali responsabili delle emissioni di gas serra, causa dell’attuale cambiamento climatico, le isole del Pacifico non resteranno a guardare. Secondo le stime, entro il 2015 avranno ridotto le loro emissioni GHG da fonti energetiche di due milioni di tonnellate. Benché non sia moltissimo per gli standard globali, si tratta di una riduzione di circa il 33 per cento nello scenario del “business as usual”.

I governi regionali hanno evidenziato alcune priorità, tra cui migliorare le informazioni sull'impatto del cambiamento climatico sul sapere tradizionale. Stanno poi portando l’attenzione sul cambiamento climatico nella strategia nazionale per lo sviluppo e nei processi di bilancio. Date le loro limitate capacità tecniche e finanziarie, stanno cercando aiuti dall’esterno, in particolare presso i paesi sviluppati.

Per mitigare l’impatto del cambiamento climatico, soprattutto sulle economie vulnerabili, i fondi per l’adattamento e il trasferimento di tecnologie sono i punti cruciali a cui il regime dopo Kyoto dovrà dedicare l’attenzione a partire dal 2012.