HARARE, 2 agosto 2007 (IPS) – I rubinetti nella capitale dello Zimbabwe, Harare, si stanno prosciugando, sebbene le principali dighe di rifornimento della città siano piene per oltre il 60 per cento, secondo i dati forniti dall’Autorità nazionale per l’acqua dello Zimbabwe (ZINWA). Più della metà dei tre milioni di abitanti di Harare è soggetta a carenza d’acqua, e deve ricorrere a misure di ogni tipo per riuscire a procurarsela.

Credit:Wilson Maduna
Portarsi un grosso secchio al lavoro è ormai una necessità quotidiana per Tedious Marembo, impiegato delle pulizie presso alcuni uffici pubblici in città. Nell’edificio non manca mai l’acqua, visto che ospita tre ministeri.
Così, Marembo riempie il suo secchio al lavoro per portare l’acqua alla moglie e ai suoi due figli, che vivono a Kuwadzana, un quartiere povero a sud-ovest di Harare.
“Mia moglie deve percorrere una lunga distanza a piedi per prendere l’acqua presso una chiesa del mio quartiere, dove è stato scavato un foro nel terreno, e deve pagare 50.000 dollari locali per un secchio. L’unico modo per aiutarla è prendere un secchio da 20 litri per portare l’acqua a casa dal lavoro”, ha spiegato.
Al tasso di cambio ufficiale, 50.000 dollari dello Zimbabwe equivalgono a 200 dollari Usa al mercato nero. Nel momento in cui è stato scritto questo articolo, valevano 36 centesimi di dollaro Usa. Un impiegato statale guadagna in media quattro milioni di dollari dello Zimbabwe – poco più di 22 dollari Usa al mese, tasso di cambio non ufficiale.
È da circa due anni che Harare soffre periodicamente di carenza idrica, a causa di una gestione inefficiente e di infrastrutture fatiscenti. Secondo alcuni esperti di un’agenzia di sviluppo scandinava che hanno preferito rimanere anonimi, il management della ZINWA era inadeguato perché i responsabili non erano professionisti, ma delegati politici assunti dal ministro per le risorse idriche e lo sviluppo delle infrastrutture Munacho Mutezo.
Secondo gli esperti, il sistema di distribuzione dell’acqua della capitale, costruito molto prima dell’indipendenza nel 1980, ha ricevuto una scarsa manutenzione per molti anni. Alcune tubature principali, ad esempio, che hanno una durata tra i 15 e i 20 anni, non sono mai più state sostituite dopo la loro installazione.
Il sistema fognario ha avuto la stessa sorte della fornitura d’acqua, come ha confermato la famiglia Mashapa – anch’essa di Kuwadzana. A causa di alcune tubature rotte, la famiglia ha dovuto arrangiarsi costruendo una pozza per i liquami tutto intorno alla casa, che adesso scorre lungo le strade del quartiere fino a raggiungere il ruscello vicino.
“I bambini devono rimanere chiusi in casa. Non possono più giocare fuori, per il pericolo di contrarre malattie. Siamo a rischio colera, lo abbiamo riferito alla ZINWA e sono venuti… ma appena sono andati via il problema si è ripresentato; e adesso non sappiamo più cosa fare né a chi rivolgerci”, ha detto Olivia Mashapa, la madre.
Mentre i figli dei Mashapa vengono tenuti lontani dai liquami, non è lo stesso per altri bambini: gli allievi della scuola primaria che passano vicino alla casa dei Mashapa sono costretti a farsi strada tra i rifiuti, mentre altri bambini giocano lungo il ruscello, e sono esposti alle malattie provocate dall’acqua.
Anche gli abitanti di un'altra parte del quartiere sono a rischio, dato che comprano le verdure da alcuni rivenditori che hanno i loro banchi proprio accanto ai liquami all’aria aperta. Molti bagni della zona sono bloccati, e non possono più essere usati.
“Oggi non mi sono lavato; sono andato su e giù per il quartiere in cerca di acqua. A volte prendiamo l’acqua dall’ufficio centrale dell’autorità locale, ma oggi rifiutano di farci andare lì a prendere l’acqua, anche se stiamo pagando tutte le nostre bollette”, ha raccontato Memory Mucherahowa, un anziano venditore ambulante.
Per quei pochi fortunati che possono permettersi l’iscrizione nella palestra della città, andare lì è diventata una necessità – non solo per la ginnastica, ma anche per potersi fare una doccia.
I problemi nei servizi di distribuzione sono diventati sempre più frequenti, dopo che la gestione del sistema idrico di Harare è passata all’inizio di quest’anno dal Comune alla ZINWA. I membri del partito d’opposizione credono che questo passaggio sia dipeso più da considerazioni politiche che da criteri di gestione.
Due rapporti diffusi di recente nell’Assemblea dei ministri dello Zimbabwe dalla commissione parlamentare sul governo locale chiariscono che la ZINWA, una struttura parastatale, non ha né i fondi, né le attrezzature né, soprattutto, le competenze per la gestione dell’acqua della città.
“Nonostante la ZINWA abbia assicurato di avere le capacità per gestire tutti i servizi dell’acqua e degli scarichi delle aree urbane del paese, le autorità locali e pubbliche non la ritengono in grado di gestire queste responsabilità”, si legge nel rapporto.
“In base alle prove raccolte, la commissione raccomanda che il gabinetto riconsideri la direttiva, visto che dopo il passaggio di gestione dei servizi dalla città di Harare prima in mano al Comune, la ZINWA ha dimostrato di non avere le capacità”.
Il governo non ha però messo in atto le raccomandazioni che la gestione dell’acqua della città tornasse al Consiglio comunale, e la ZINWA sta estendendo la sua gestione ad altre città e villaggi, compresa la seconda principale città del paese, Bulawayo.
IPS non è riuscita a raccogliere i commenti della ZINWA sulle lamentele mosse contro di loro. La carenza d’acqua costituisce una delle principali difficoltà che Harare, e l'intero Zimbabwe, devono fronteggiare. L’inflazione galoppante e l’alta disoccupazione hanno ridotto molte persone in povertà – e il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (PAM) stima che più di due milioni dei circa 13 milioni di abitanti del paese soffriranno di carenza di cibo “già nel terzo quadrimestre del 2007”.
Questo dato “salirà a 4,1 milioni all’apice della crisi, nei mesi precedenti la prossima stagione di raccolto, nell’aprile 2008”, si legge ancora sul sito web del PAM.
Le difficoltà economiche sono accompagnate da una crisi politica che ha portato a una serie di dispute sulle elezioni, e a diffusi abusi dei diritti umani.

