GABORONE, 20 giugno 2007 (IPS) – Sebbene il Botswana sia riuscito a ridurre il suo tasso di povertà, sembra improbabile che il paese possa raggiungere il quarto Obiettivo del millennio delle Nazioni Unite, di diminuire il tasso di mortalità infantile di due terzi entro il 2015: i dati mostrano un evidente aumento della mortalità infantile tra gli anni ’90 e il primo decennio del 2000.
Secondo il rapporto 2001 dell’Ufficio centrale di statistica del governo (CSO) su popolazione e alloggio, nel 1991 la mortalità infantile in Botswana registrava 48 morti ogni 100 nati vivi. E il numero è salito a 56 morti ogni 1000 nati vivi nel 2001. Nello stesso periodo, la mortalità infantile al di sotto dei cinque anni è salita da 63 a 74 morti ogni 1000 nati vivi.
I dati del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) sul tasso di mortalità dei minori di cinque anni in Botswana sono ancora più negativi di quelli ufficiali del governo, salendo da 58 morti ogni 1000 nati vivi del 1990 a 116 nel 2004. L’alta incidenza dell’Hiv/Aids è uno dei fattori che spiega questo fenomeno.
È stato poi evidenziato il legame tra la mortalità infantile e la condizione femminile nella società. Le donne, che sono ancora in gran parte responsabili della cura dei figli, sono in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare dei figli solo se appartenenti ad un nucleo familiare con reddito alto e fisso.
Malebogo Keataretse, madre di un bambino di cinque anni, assicura di comprare “cibo nutriente come verdura, frutta e cereali in drogheria, che viene cucinato bene prima di dar da mangiare al piccolo”.
“A colazione, do a mio figlio fiocchi d’avena e succo di frutta. A pranzo e cena, mangia le stesse cose del resto della famiglia, che può essere riso con pollo, mais e pasticcio di carne (chiamato seswaa). Gli piace tutto e a meno che non abbia qualche disturbo mangia sempre ciò che ha nel piatto”, ha spiegato.
Oarabile Matongo racconta che sua figlia Thato, quattro anni, ha una passione per gli snack, che porta con sé anche all’asilo. “Adesso le piacciono talmente tanto che non mangia altro. La sera preparo una cena di verdure e carne, ma lei vorrebbe mangiare solo la carne”.
Lo status socioeconomico determina la possibilità di scelta nella dieta dei bambini. I bambini di nuclei familiari a basso reddito sono talvolta costretti a saltare pasti come la colazione solo perché non c’è cibo a sufficienza in casa.
Magdeline Khamandisi ha raccontato all’IPS che il figlio Kenneth sembra contento anche se a volte non c’è altro da mangiare che porridge per l’intera giornata. “Mangia di tutto, quindi non devo comprare niente di particolare per sfamarlo”.
Nonostante questi dati sconfortanti, l’esperta di salute dell’Università del Botswana Narain Sinha ritiene possibile che il paese raggiunga l’obiettivo di ridurre di due terzi il tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni, entro il 2015.
”È stato osservato che il tasso di mortalità infantile non è solo influenzato da fattori quali la spesa pubblica e la disponibilità di attrezzature sanitarie e professionisti per la salute, ma anche da indicatori dello sviluppo sociale come la povertà, la malnutrizione e l’alfabetizzazione femminile”, ha spiegato, sottolineando la necessità di fronteggiare questi problemi in modo più specifico.
Secondo Sinha, lo scarso accesso delle donne ai processi decisionali, il lavoro, l'economia e l’educazione sono all’origine della mortalità infantile. La scarsa alimentazione delle giovani, l’attività sessuale precoce e la gravidanza nell’adolescenza comportano conseguenze serie per queste giovani madri.
Le donne istruite e con un certo potere hanno maggiori probabilità di sposarsi e di ricorrere a cure prenatali e postnatali, tutti fattori fondamentali per la riduzione della mortalità materna e infantile.
Molte donne non possono permettersi cure sanitarie, osserva Sinha. Ma in un continente dove molte donne vivono ancora nelle aree rurali e hanno un accesso limitato alle cliniche sanitarie o agli ospedali, le associazioni comunitarie possono rappresentare la via più immediata.
Per esempio, l’importante ruolo sociale delle assistenti al parto tradizionali, o levatrici, dovrebbe essere monitorato, secondo Sinha. Provvedere alla formazione di queste professioniste attraverso le autorità sanitarie pubbliche può assicurare gravidanze e parti sicuri alle donne rurali in Africa, così come l’accesso alle informazioni e ai servizi di assistenza alle famiglie.
Boitumelo Malomo, funzionario del ministero della salute, si dice ottimista sul fatto che il Botswana raggiunga l’Obiettivo sulla mortalità infantile, come risultato dell'impegno del governo.

