BROOKLIN, Canada, 1 giugno 2007 (IPS) – L’umanità sta affrontando sfide storiche e senza precedenti a causa del cambiamento climatico e del rapido declino degli ecosistemi che sostengono la vita.
Lo stato degli ecosistemi del Millennio (MA, Millennium Ecosystem Assessment) del 2005 rivela che l’83 per cento dei sistemi naturali del pianeta è in grave crisi o quasi. Alla situazione già gravissima, si aggiunge la doppia pressione dovuta alla crescita demografica e agli stili di vita sempre più consumistici.
Si prevede l’aumento della popolazione globale dagli attuali 6,6 miliardi a 9 miliardi entro il 2050. Sebbene avessimo gia superato a metà degli anni ’80 il limite dell’utilizzo sostenibile delle risorse naturali, molti dei 2,4 miliardi di persone che abitano in Cina e in India, proprio ora stanno lottando strenuamente per avvicinarsi allo stile di vita materialistico dei nord-americani.
Come possiamo trovare la nostra strada contro la calamità globale che a quanto pare travolgerà rapidamente la razza umana?
L’umanità ha bisogno di un approccio assolutamente nuovo per gestire le risorse da cui tutti noi dipendiamo, ha detto Janet Ranganathan, direttrice del Programma per i popoli e gli ecosistemi del World Resources Institute, gruppo ambientalista con sede a Washington.
”Abbiamo bisogno di nuovi metodi per prendere decisioni a tutti i livelli che valorizzino completamente gli ecosistemi e i servizi che ci rendono”, ha aggiunto.
Agricoltura e foreste in quasi tutti i paesi servono solo per massimizzare la produzione alimentare o di legname, ma bisogna iniziare a coinvolgere anche i beni ecologici, e i servizi che anche l’ecosistema offre. Data la particolare importanza di questi servizi, gli ecosistemi dovrebbero essere preservati e migliorati.
”Gli ecosistemi in buona salute sono la nostra migliore protezione dagli impatti del cambiamento climatico”, ha detto all’IPS Ranganathan.
I finanziamenti per tali servizi dovrebbero venire da tasse sulle sostanze inquinanti, compresa una tassa sul carbonio, sui sistemi “cap and trade” e su altri meccanismi finanziari, ha aggiunto.
In Ecuador, un Fondo per la conservazione dell’acqua (FONAG) raccoglie le tasse dei consumatori tra chi beneficia dell’acqua nelle Bioriseve del Condor – una rete di aree pubbliche protette di 5,4 milioni di acri, con fattorie, allevamenti e territori indigeni. Questi fondi vengono utilizzati per progetti di gestione di spartiacque, rivela un nuovo rapporto dal titolo “Ripristinare il capitale naturale: Agenda d’azione per sostenere i servizi dell’ecosistema”, di cui Ranganathan è co-autore.
In Brasile, gli stati stanziano per le municipalità entrate provenienti da tasse su merci, servizi, energia e telecomunicazioni, con l’obbligo di devolverle al sostegno di aree protette per foreste e altre risorse. Dato che la massiccia deforestazione ha minacciato la viabilità del Canale di Panama, compagnie di assicurazione e di navigazione stanno contribuendo a finanziare uno sforzo imponente di riforestazione.
”Alla fine, saremo costretti a fermare gli aiuti alle attività economiche che inquinano gli ecosistemi”, ha detto Ranganathan.
Dato che l’umanità affronta sfide senza precedenti in un mondo profondamente cambiato da 50 anni a questa parte, è necessario creare nuove istituzioni. Un’idea è la creazione di Distretti di servizi per l’ecosistema, per proteggere e mantenere il capitale naturale a livello locale in modo da sostenere i bisogni dell'uomo.
La protezione locale non sarà sufficiente, dunque su più larga scala il rapporto raccomanda la creazione di appositi Consigli per i Biomi. I biomi sono grandi ecosistemi dotati di clima, terreni, piante e animali – come boschi, deserti, montagne, praterie e tundra. L’MA individua 15 biomi, ognuno con un consiglio che massimizza la protezione dell’ecosistema e il benessere umano al suo interno.
Dato che gli ecosistemi sono cruciali per la riduzione della povertà e il raggiungimento degli altri Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG) entro il 2015, esiste anche la necessità di creare una Commissione su macroeconomia e servizi dell’ecosistema per la riduzione della povertà. Questa commissione potrebbe ampiamente divulgare la notizia che un ecosistema sano è fondamentale per ridurre la povertà e raggiungere lo sviluppo economico, e per fornire una guida ai progetti di sviluppo in modo che possano proteggere e migliorare i servizi dell’ecosistema.
A livello più alto, è necessario anche qualcosa di più inclusivo dell’attuale G8. sebbene il G8 si riunisca per discutere questioni economiche e commerciali, la questione ambientale sta ottenendo sempre maggiore attenzione.
Tuttavia, il Gruppo di alto livello dell’Onu su “minacce, sfide e cambiamento” ha raccomandato la creazione di un nuovo “Forum dei leader”, che includerebbe capi di stato di paesi a diversi livelli di sviluppo economico e di diverse culture, e tratterebbe in un’ottica dinamica e congiunta questioni ambientali, sociali ed economiche.
Quello che tali istituzioni avrebbero in comune è l’integrazione di conoscenza sui servizi dell’ecosistema con decisioni 'di tutti i giorni', al contrario degli attuali centri di informazione spesso intrappolati fra i diversi dipartimenti governativi, come agricoltura, ambiente, sviluppo economico o atro, riferisce Ranganathan.
L’enfasi va inoltre al diritto locale alle risorse e alle decisioni che devono essere parte del nuovo percorso.
”Un grande cambiamento è in arrivo, l’era del petrolio a buon mercato sta finendo e le persone sono scontente della propria vita e della situazione ambientale”, ha detto Fran Korten, direttore esecutivo di Positive Futures Network, gruppo Usa che opera principalmente ad un “impegno attivo per creare un mondo giusto e sostenibile”.
”La maggior parte della gente non è sicura di cosa fare o di come le cose possono cambiare”, ha detto Korten all’IPS.
La mancanza di una consapevolezza globale su tali questioni è uno dei motivi per cui la Rete ha iniziato a pubblicare la sua rivista “YES! A Journal of Positive Futures”, per raccontare tante e diverse creazioni di comunità viabili, sostenibili e in buona salute.
Paul Hawken, imprenditore verde e attivista sociale, nel suo nuovo libro “Benedetto malcontento”, stima che esistono da uno a due milioni di organizzazioni di cittadini in tutto il mondo che lavorano per la sostenibilità ambientale e la giustizia sociale. Hawken definisce il fenomeno come “la più grande riunione di cittadini nella storia”.
“Non è ancora noto se [la maggior parte delle] persone raccoglierà questa enorme sfida”, ha detto Steve Chase, direttore del Programma per la difesa dell’ambiente all’Antioch University nel New Hampshire.
”Sappiamo che la gente lo ha fatto in passato”, ha detto all’IPS Chase.
Il movimento per l’indipendenza di Ghandi in India, il Movimento per la solidarietà in Polonia e il movimento americano per i diritti civili sono degli esempi, ed esistono molti paralleli con il nuovo movimento ambientalista, secondo Chase – anche riguardo gli interessi di ricchi e potenti che si oppongono a qualunque cambiamento, come se minacciasse il loro stato.
Malgrado l’enorme pressione e propaganda per mantenere la gente passiva e far credere che nessuno possa fare la differenza, il solo modo per andare avanti è che l’opinione pubblica venga istruita, mobilitata e organizzata, ha proseguito.
Secondo Chase, “le persone dovranno rimboccarsi le maniche e lavorare duro per diventare cittadini attivi”.
Votare e scegliere prodotti amici dell’ambiente va bene, ma non basta, prosegue. Solo l’azione collettiva produrrà i cambiamenti sostanziali necessari. “Non si può scegliere di usare il trasporto pubblico se non ce n’è uno disponibile”, ha dichiarato Chase.

