JOHANNESBURG, 2 aprile 2007 (IPS) – Per 16 anni, Themba è stata fiera di essere un’insegnante in Sud Africa. Ma una recente ondata di violenza nella sua scuola ha reso la situazione talmente snervante che adesso potrebbe essere costretta a lasciare il lavoro.
“Mi sembra di essere una guardia di sicurezza, non un’insegnante”, ha detto Themba, che ha chiesto di restare anonima. “Alcune mattine non mi va neanche di alzarmi dal letto. Gli studenti sono fuori controllo, e i genitori non si preoccupano. Quindi mi chiedo: che cosa ci faccio io qua?”.
La scuola dove lavora si trova a Sebokeng, un distretto nero a sud di Johannesburg, diventato una base di reclutamento per le gang, e un rifugio per gli spacciatori. L’ambiente appare cupo come durante l’apartheid: vetri rotti, banchi di legno scheggiati, e il laboratorio informatico vuoto. L’unico elemento nuovo è una rete elettrica che adesso circonda l’area.
In queste condizioni, quasi il 75 per cento degli studenti ha dovuto ripetere l’anno scolastico, dopo essere stato bocciato l’anno scorso agli esami di ammissione, che valutano la preparazione di base e sono obbligatori per entrare all’università.
Dopo 13 anni di democrazia, il sistema educativo del paese deve ancora combattere per cancellare le disuguaglianze storiche.
Il divario di classe è diventato tanto evidente quanto il divario razziale in mutamento. Mentre gli alunni delle famiglie nere e bianche della classe media che prima vivevano nelle aree urbane bianche possono permettersi un’educazione decente, la maggioranza dei bambini neri è ancora impantanata in un’istruzione scadente in periferie e aree rurali.
Benché la legge nazionale preveda l’istruzione gratuita, le scuole hanno continuato a far pagare le tasse scolastiche alle famiglie povere. Il Sud Africa, gigante economico della regione, sta paradossalmente correndo il rischio di essere il solo paese dell’Africa meridionale a mancare l’Obiettivo di sviluppo del millennio che prevede di migliorare l’accesso all’educazione primaria entro il 2015.
I dati della Banca Mondiale mostrano che i tassi di iscrizione nella scuola primaria in Sud Africa sono scesi dal 92 per cento nel 1998 all’89 per cento nel 2004. Il governo ha frettolosamente introdotto un sistema di scuole “senza tasse” per rendere l’educazione accessibile alla metà più povera della popolazione, e questo ha portato qualche miglioramento nei dati delle iscrizioni.
”L’educazione primaria universale entro il 2015 è realmente raggiungibile”, sostiene David Archer, direttore del gruppo per l’istruzione dell’organizzazione non governativa internazionale ActionAid. “Ma è necessario un cambiamento decisivo nell’efficacia, nella migliore gestione e nel migliore uso dei finanziamenti”.
L’aumento nei numeri non è stato compensato da un miglioramento nella qualità dell’educazione. In un recente studio, l’Istituto di giustizia e riconciliazione del Sud Africa (IJR) ha concluso che le scuole, nell’80 per cento dei casi, offrono un’istruzione “di una qualità talmente scarsa, che rappresentano un serio ostacolo per lo sviluppo sociale ed economico”.
Gli esperti imputano questi standard deplorevoli a moltissimi fattori: le violenze che comprendono lo stupro sono un elemento molto diffuso nelle scuole; e la povertà opprimente e l’Hiv/Aids si aggiungono alle altre disgrazie tra i banchi scolastici. Questa malattia colpisce allo stesso modo studenti e insegnanti, in un paese con 5,5 milioni di persone positive all’Hiv su una popolazione di 48 milioni di abitanti.
Nel frattempo, gli alti livelli di stress e i bassi stipendi stanno allontanando decine di insegnanti come Themba dall’insegnamento. I nuovi reclutamenti, secondo IJR, non bastano a colmare il gap, sempre più ampio.
Secondo alcuni, il pessimo stato dell’istruzione non sarebbe principalmente un problema economico. Il Sud Africa spende circa il sei per cento del suo prodotto interno lordo (PIL) nell’educazione, una percentuale che equivale a quella dei paesi ricchi.
Jonathan Jansen, preside di facoltà all’Università di Pretoria, si congratula con l’African National Congress (ANC), attualmente al governo, per aver più che raddoppiato il budget per l’istruzione dal 1994. Ma critica anche il perdurare di un “sistema a due scuole”.
“Le scuole nere sono in gravi difficoltà, e ci sono poche politiche o piani che fanno pensare che il modello nazionale del sistema a due scuole stia per essere cambiato”, ha scritto recentemente su un quotidiano sudafricano.
Qualcuno sostiene che il cuore del problema sarebbe la mala gestione, mentre altri accusano gli insegnanti di non conoscere i programmi di base usati nelle scuole, o di una scarsa motivazione sul lavoro.
L’Unione sudafricana degli insegnanti democratici (Sadtu) ribatte che è ingiusto attribuire delle colpe agli insegnanti, che hanno già un carico di lavoro eccessivo e non ricevono praticamente nessun sostegno nell’applicazione di programmi che cambiano continuamente. E che devono anche sopportare il peso di infinite pratiche burocratiche.
”Abbiamo bisogno di una formazione migliore, e che le autorità incaricate dell’istruzione comincino a promuovere una nuova morale”, ha detto Jon Lewis, portavoce di Sadtu. La ministra dell’istruzione Naledi Pandor ha pubblicamente deplorato che l’attuale scarsità di competenze potrebbe colpire la futura produttività lavorativa, intralciando il cammino del Sud Africa verso una maggiore prosperità.
In risposta, ha annunciato che le istituzioni scadenti che non riescono a invertire la rotta dovrebbero essere chiuse. Per risolvere la questione della sicurezza, il governo dovrebbe attrezzare le scuole statali con più strumenti per la lotta alla criminalità, come telecamere e altri dispositivi per la sicurezza.
Anche studenti e genitori sono stufi di questo stato di cose. “Adesso posso dire che sto andando a scuola, ma forse tre insegnanti si faranno vedere solo per sei ore di lezione”, spiega Nokulunga, 20 anni, una ragazza madre che frequenta la scuola secondaria nel distretto di Orange Farm, vicino Johannesburg.
“Se vieni per giocare, puoi farlo. Se vuoi imparare, allora sta a te”, ha aggiunto Nokulunga, che non ha voluto dare il suo nome completo.
Mbongeni Tito racconta di aver ritirato il figlio di 14 anni dalla scuola per farlo lavorare nella fattoria di famiglia, per proteggerlo dalla cattiva influenza dei suoi compagni e allontanarlo dalla tentazione di fare uso di droghe e creare problemi. “Ho preso questa decisione quando ho capito che stava meglio a casa invece che a scuola”, ha detto Tito.

