BRUXELLES, 14 marzo 2007 (IPS) – Una nave container è ormeggiata nel porto di Tema, in Ghana, stracolma di prodotti alimentari surgelati, tra cui migliaia di tonnellate di pollame appena arrivato dal Brasile. Dovranno essere scaricate in celle frigorifere, per poi essere trasportate nella capitale Accra, o in altre zone del paese.
E poi, all’improvviso, va via la corrente.
In diversi paesi africani, come il Ghana, la fornitura di corrente elettrica non è costante. E questo aumenta i rischi sanitari, visto che il pollame importato si scongela, in parte o completamente, permettendo così ai batteri come la salmonella di diffondersi, prima che l’intero sistema riprenda a funzionare, ci dice Zakaria Yakubu, coordinatore di progetto di Grassroots Africa.
Nella sua sede di Accra, questa organizzazione non governativa lavora sulla sicurezza alimentare e la nutrizione; ha coordinato campagne locali per ridurre le importazioni di pollame congelato per ragioni igieniche.
Quando il pollame importato lascia il porto, le cose possono mettersi anche peggio. Il prodotto passa generalmente attraverso degli intermediari che vendono poi la carne ai negozianti o ai venditori ambulanti dei mercati locali; e anche i commercianti hanno il problema di mantenere il pollame congelato. Supermercati come quelli che si vedono nei paesi ricchi sono rari in molte parti dell’Africa, persino nelle capitali.
“Il pollo distribuito ai mercati locali spesso viene venduto all’aria aperta, al sole, che non solo è antigienico, ma spesso il pollo si scongela sotto il sole prima di essere venduto. Il pollo invenduto viene rimesso nei freezer durante la notte, riesposto poi al sole per essere venduto il giorno successivo, e poi ancora riportato nei freezer. Questo processo va avanti per mesi”, ha raccontato Yakubu.
I prodotti importati diretti al nord del paese, ha aggiunto, vengono imballati in camion scoperti, e raffreddati con dei cubetti o pezzi di ghiaccio, invece che nei furgoni da trasporto refrigerati che si vedono nei paesi sviluppati. Perciò, la carne viene mal congelata, o si scongela anche prima di arrivare a destinazione, che spesso è a centinaia di chilometri e molte ore di strada.
L’Africa è diventata la principale meta per il pollame a pezzi: i polli avanzati, un tempo petti pregiati, sono stati eliminati. I consumatori africani preferiscono la carne “con l’osso”, e così i produttori di pollame del Brasile, Unione europea (Ue) e Stati Uniti (Usa) esportano in Africa ciò che non riescono a vendere sui loro mercati nazionali, a un prezzo più basso del pollo che si potrebbe produrre localmente.
Queste esportazioni di pollame congelato hanno invaso molti mercati africani, portando al collasso della produzione di pollame locale.
Alcuni paesi, come Camerun e Nigeria, negli ultimi anni si sono mossi per fermare le importazioni, in uno sforzo congiunto per riparare ai danni provocati ai settori del pollame locali. Ma altri, come Ghana, Togo e Sierra Leone, non sono stati in grado di bloccare le importazioni, e le loro economie ne soffrono.
Cees Vermereen, rappresentante a Bruxelles per la Association of Poultry Processors and Poultry Trade dell'Ue, ha detto che il problema delle attrezzature per la refrigerazione non idonee agli standard deve essere risolto a livello locale. Ma anche i paesi esteri potrebbero fare la loro parte.
“Anche se sta ai governi risolvere i problemi delle infrastrutture, visto che gli esportatori hanno interesse a che i loro prodotti vengano gestiti bene, potrebbero anche essere aperti alla possibilità o in grado di fornire un qualche tipo di sostegno, come servizi post-vendita”, ha osservato.
“I produttori locali che commerciano pollame hanno interesse anche che vi siano adeguati impianti e strutture di raffreddamento”. L’Ue ha promesso di aiutare i paesi in via di sviluppo in Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) a sviluppare le loro infrastrutture nazionali per poter meglio partecipare al commercio mondiale – e questo sotto gli auspici degli Accordi di partnership economica.
Questi accordi dovrebbero essere operativi entro la fine del 2007, per adeguare il commercio tra ACP e Ue alle normative dell’Organizzazione mondiale del commercio. Ma alcuni temono che le nazioni ACP non saranno in grado di sostenere la concorrenza su queste merci.
“L’unico modo per i paesi poveri di far fronte a esportazioni competitive e aggressive è organizzarsi tra loro e organizzare i loro mercati interni”, ha detto Thijs Berman, membro tedesco del Parlamento europeo che ha recentemente redatto un rapporto sull’assistenza agli animali nell’avicoltura, ed è anche membro della commissione agricoltura del Parlamento.
“Dobbiamo sviluppare le infrastrutture generali in questi paesi, come i porti, il trasporto ferroviario, le strade, internet su banda larga, e in particolare le attrezzature di refrigerazione per le industrie della carne”.

