JOHANNESBURG, 16 gennaio 2007 (IPS) – Questa sarà la prima volta che un paese africano, il Kenya, ospiterà da solo il Forum Sociale Mondiale (FSM), un appuntamento nato sette anni fa nella città brasiliana di Porto Alegre.
Il FSM era già approdato in Africa nel 2006, ma è stato all'interno del cosiddetto “forum policentrico”, che aveva visto svolgersi incontri paralleli in diversi continenti. Il FSM dell’anno scorso si era tenuto nella capitale maliana di Bamako, nella capitale venezuelana Caracas, e nel centro finanziario pakistano di Karachi.
Da alcuni definito come il “carnevale degli oppressi”, il FSM riunisce quanti mettono in discussione, tra le altre cose, la globalizzazione nella sua forma attuale e il capitalismo globale imperante.
Hassen Lorgat, capo divisione comunicazioni e campagne dell’ONG sudafricana Coalition, è tra coloro che approvano la decisione di portare l’ultimo forum in Africa. In un’intervista all’IPS, ha dichiarato che il FSM 2007 (20-25 gennaio) sarà l’opportunità per focalizzare l’attenzione sulle sfide cruciali del continente.
IPS: Cosa significa avere l’Africa come unica sede del FSM quest’anno?
Hassen Lorgat (HL): Ci sono molte ragioni che spiegano l’importanza di ospitare il settimo Forum Sociale Mondiale in Africa.
Nonostante la sua posizione marginale nella politica e nell’economia mondiali, l’Africa rimane un esportatore di materie prime. Vendiamo le nostre materie prime a un prezzo 'regalato', e le ricompriamo dall’occidente dopo che sono state lavorate, a un prezzo esorbitante.
Stiamo lottando per ottenere rappresentatività nei grandi forum internazionali, come le Nazioni Unite. Se guardiamo all’Organizzazione mondiale del commercio, molti dei suoi membri sono poveri e inclini a ricevere denaro illecito. L’Africa soffre di corruzione sia internamente che esternamente. I nostri sindacati sono in lotta ma deboli.
Questo (FSM 2007) rappresenta per noi un momento per riflettere e tornare a dedicarci alla lotta contro l’immensa povertà che sta soffocando l’Africa. A Nairobi, valuteremo attentamente tutte queste sfide.
Inoltre, i precedenti incontri in America Latina avevano un sapore latinoamericano. È venuto il momento di “indigenizzare” l’incontro del Kenya con le nostre peculiarità africane.
IPS: I partecipanti africani che si recheranno a Nairobi sono uniti su dei temi comuni rispetto ai quali sperano di fare progressi nel FSM, oppure prevale la sensazione che persone provenienti da differenti regioni del continente abbiano aspettative diverse per il forum?
HL: Il forum è uno spazio aperto: movimenti diversi in Africa avranno approcci diversi e stili diversi. Talvolta hanno persino prospettive ideologiche diverse. E questo ci porta alla domanda: la nostra diversità ci sta rafforzando o indebolendo?
Credo che abbiamo analoghe speranze e (motivi di) disperazione. Prendiamo ad esempio le 24.000 persone che ogni giorno muoiono di fame a livello globale, e le 8.200 persone che muoiono ogni giorno di Aids, di cui gran parte in Sud Africa. Se non ritorniamo su queste questioni essenziali, con 1,1 miliardi di persone in tutto il mondo che non hanno acqua pulita, trasformeremo l’intera umanità in ingiustizia.
Ancora più importante, dobbiamo cominciare ad accordarci sulle cause della povertà e dell’ineguaglianza e su ciò che le riproduce.
IPS: C’è qualche questione in particolare di cui lei personalmente vorrebbe occuparsi?
HL: Credo che dobbiamo rivendicare come nostro il discorso sulla corruzione, e integrarlo in un’agenda progressista… Di recente, anche (il presidente Olusegun) Obasanjo della Nigeria è tornato sull'argomento. Ha detto che nel suo paese spariscono ogni anno milioni di dollari – sia nel settore pubblico che in quello privato. Ma la corruzione non si limita alla Nigeria: è un problema globale.
IPS: In cosa il FSM, rispetto ad altre conferenze, può essere utile all’Africa?
HL: Il Forum sociale mondiale è un raduno di massa… Chiunque vi partecipi, organizza i propri incontri e si interroga sui propri temi. Ci sono leader religiosi, gruppi di donne, attivisti per la lotta all’Aids, e ognuno presenta un proprio programma. Tutti vogliono essere ascoltati… (Ma) dobbiamo trovare almeno alcuni punti in comune. Questa è la nostra sfida.
IPS: Molti delegati provenienti da altre parti del mondo saranno in Kenya per il FSM. Quali alleanze internazionali dovrebbero costruire gli africani per fronteggiare temi di interesse globale, come le regole commerciali ingiuste?
HL: La cooperazione Sud-Sud di cui si parla dovrebbe essere portata al livello della società civile. Ad esempio, l’alleanza India-Brasile-Sud Africa è cooperazione tra governi, ma dovrebbe essere coinvolta anche la società civile.
IPS: Cosa si aspetta che i delegati e gli attivisti portino a casa da Nairobi?
HL: Più azione, più riflessione, lavoro congiunto. Dobbiamo imparare dai brasiliani e dagli indiani e dalla rivoluzione in America Latina, dove i paesi si stanno spostando a sinistra dello spettro politico.

