ABIDJAN, 11 ottobre 2006 (IPS) – I crescenti episodi di violenza sessuale in Costa d’Avorio hanno spinto le organizzazioni per i diritti umani a fare un appello per mettere fine alla cultura dell’impunità che, sostengono, avrebbe incoraggiato questa tendenza, in particolare negli ambienti militari.
Dal settembre 2002, la Costa d’Avorio è divisa in un nord dominato dai ribelli e un sud controllato dal governo. Negli ultimi quattro anni le organizzazioni non governative, e le stesse vittime delle violenze, hanno riportato diverse violazioni dei diritti umani, in particolare contro le donne. I principali imputati degli stupri sono i soldati.
Nonostante la legislazione ivoriana preveda fino a 20 anni di carcere per violenza sessuale, la crisi politica in questo paese dell’Africa occidentale ne ha compromesso il sistema giudiziario, alimentando un clima di impunità che secondo alcuni starebbe favorendo gli abusi.
Ethel Higonnet, avvocatessa e attivista dell’organizzazione con sede a New York Human Rights Watch, che dal 2002 indaga sullo stato della violenza sessuale in Costa d’Avorio, riferisce di aver appurato la presenza diffusa di casi di schiavitù sessuale, incesti e stupri, con il 70 per cento delle donne in tutto il paese che subiscono regolarmente violenza sessuale.
“Nella parte occidentale del paese, la situazione è caotica. Non c’è un solo villaggio dove non ci siano schiave del sesso. Tutte le settimane in ogni sottoprefettura si verifica uno stupro”, ha osservato Higonnet in una recente conferenza stampa nella capitale finanziaria Abidjan, dove ha presentato i suoi studi preliminari. L’età delle vittime, ha aggiunto, va dai 3 ai 75 anni.
Finora, “abbiamo assistito a tre soli casi di pena inflitta per violenza sessuale in quattro anni nella zona occidentale”, ha segnalato. Nel sud del paese, i checkpoint militari sono diventati “epicentri di violenza sessuale, in quanto le forze armate perpetrano regolarmente abusi sessuali contro le giovani donne”.
Ténin Touré-Diabaté, docente di sociologia presso l’Università di Cocody ad Abidjan, ritiene essenziale che i responsabili militari stabiliscano delle misure disciplinari per fermare gli abusi delle loro milizie contro le donne.
“Altrimenti, tutte le proposte e le altre iniziative di sensibilizzazione sono destinate a fallire”, ha detto all’IPS.
Higonnet concorda: “Ci auguriamo che tutti coloro che commettono violenza sessuale contro le donne… vengano sottoposti ad una legge severa il più presto possibile, così da scoraggiare altri individui (dal commettere simili abusi)”.
Da parte sua, Ange Kessi Kouamé, procuratore militare della Costa d’Avorio, ha assicurato che i processi contro le persone accusate di stupro saranno avviati presto.
”Siamo consapevoli del fenomeno (sebbene) siamo sorpresi di aver ricevuto solo quattro denunce di stupro in tutti questi anni. Ma io garantisco che i colpevoli saranno puniti severamente”.
Drissa Bamba, coordinatore presso il Movimento ivoriano per i diritti umani (Mouvement Ivorien des droits humains), una Ong con sede ad Abidjan, evidenzia la necessità di cambiare i metodi di formazione e di reclutamento, per modificare l’attitudine alla violenza sessuale tra i soldati.
Secondo lui i programmi per l’esercito devono prevedere non solo l’insegnamento della legislazione ivoriana sui diritti umani, ma anche un corso sui diritti in generale, e su quelli delle donne in particolare.
La posizione di Higonnet è critica anche verso i servizi sanitari in Costa d’Avorio, che non fornirebbero sostegno alle vittime. E questo nonostante i rischi per la salute corsi dalle donne vittime di abusi, tra cui le infezioni da malattie a trasmissione sessuale, come l’Aids.
”Le donne sono spesso vittime di un’assistenza medica inadeguata, e di scarsa riservatezza nei centri sanitari”, ha fatto notare, aggiungendo che i costi delle consultazioni sono in via di discussione.
Marie-Thérèse Trazongodo, una psicologa di Abidjan, osserva che “la scarsa assistenza è proprio una delle cause per cui poche donne presentano denunce (di abuso)”.
Con una posizione che farebbe infuriare chi si batte per i diritti delle donne, Touré-Diabaté spiega il perché di un tasso così alto di violenza verso donne e ragazze.
Secondo lei “La crisi (politica) ha certamente favorito gli episodi di violenza sessuale. Ma è un fenomeno che già esisteva, e che oggi è in aumento, e sono le donne le principali responsabili”.
“Gli abiti indossati dalle ragazze d'oggi provocano i ragazzi: indossano gonne a metà coscia, o magliette che lasciano intravedere l’ombelico”, commenta Touré-Diabaté. “Cosa ci si può aspettare quando si va in giro così”, si chiede.

