AMBIENTE-ITALIA: Ancora lontano il sogno di computer eco-compatibili

MILANO, 10 ottobre 2006 (IPS) – L’Italia ricicla appena il 15 per cento dei suoi computer usati e obsoleti e di altri apparecchi elettronici, rendendo ardua la ricerca di una soluzione efficace al problema dei rifiuti elettronici.

Le stime provengono dal Consorzio Ecoqual'It, e comprendono dati relativi ai principali distributori e importatori italiani di high-tech.

Secondo il portavoce del consorzio, Stefano Appuzzo, in Italia il 60 per cento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche obsolete finiscono nelle normali discariche o vengono semplicemente conservate in casa, ed è difficile trovare spazio nel mercato per le parti riciclate. ”Oggi i prezzi dei computer sono bassi e molto competitivi. Il consumatore preferisce acquistare un apparecchio nuovo anziché riciclarne uno, perché la differenza di prezzo è minima. Per il mercato è difficile promuovere personal computer riciclati”, ha detto Appuzzo a Tierramérica.

In Italia ci sono circa 6,7 milioni di utenti che utilizzano il computer. Ogni macchina ha oltre mille componenti, molte delle quali contengono materiali tossici, come mercurio, cromo o piombo, che possono costituire una minaccia per la salute umana e ambientale.

Il riciclo elettronico richiede tempo, denaro e organizzazione. Gli apparecchi devono essere raccolti, smantellati, e ogni loro componente va catalogata in base a ciò che può essere riutilizzato o scartato.

Inoltre, il mercato propone a ritmi sempre crescenti nuovi computer più veloci. Non molto tempo fa, un personal computer aveva una prospettiva di vita di circa 10 anni, ma oggi, una macchina di quattro anni è considerata obsoleta.

Tuttavia, sono in preparazione degli incentivi al riciclo. Un gruppo di giovani di Milano ha creato l’associazione Riciclaggio Etico, che vende pezzi usati su Internet, nei mercatini e nelle fiere di antiquariato, per migliorare la coscienza del consumatore sul problema dei rifiuti elettronici.

Riciclaggio Etico raccoglie gratuitamente pezzi in disuso tra le componenti dei computer, inclusi cavi, tastiere, mouse e monitor, e li rivende a prezzi economici.

”I personal computer non dovrebbero essere acquistati, ma noleggiati. In questo modo il risparmio sarebbe notevole, e inoltre gli apparecchi dovrebbero essere usati il più a lungo possibile”, ha detto a Tierramérica Tommaso Cerioli, direttore di Riciclaggio Etico.

In Italia esistono 300 società per il recupero di apparecchiature elettriche ed elettroniche. Per esempio Progeo Ambiente, fondata nel 1996, che raccoglie i computer, li smonta completamente, e separa le parti non riutilizzabili da quelle riciclabili (alluminio, carte del computer, plastica e cavi).

”Molti italiani non sanno come eliminare i loro vecchi computer, e chiamano noi, che andiamo a ritirarli e osserviamo il regolamento per i rifiuti tecnologici: classifichiamo le varie parti, le separiamo, e portiamo i materiali pericolosi in strutture speciali, dove verranno distrutti”, ha detto a Tierramérica Loredana Sanatone, di Progeo Ambiente.

Ciononostante, questi sforzi per il riciclo non risolvono il problema dei rifiuti elettronici.

Secondo Ecoqual'It, i computer appartengono alle 107.000 tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici prodotti ogni anno in Italia. Di questi, il 30 per cento viene rivenduto, il 15 per cento abbandonato, e solo il 15 per cento è adeguatamente riciclato o eliminato. Il resto finisce nella spazzatura.

Nell’Unione Europea, ogni anno il 90 per cento dei 6,5 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici prodotti dal blocco viene bruciato senza prima essere catalogato o trattato.

L’Ue ha stabilito che le industrie di high-tech devono eliminare le sostanze tossiche e assumersi la responsabilità del prodotto fino alla fine della sua vita utile. Tuttavia a luglio, l’Italia ha rimandato di un anno il suo impegno di conformità alle direttive Ue sullo Smaltimento di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (WEEE, Waste Electrical and Electronic Equipment). I governi regionali del paese non sono organizzati per la raccolta gratuita dei rifiuti di questo tipo, né esistono società locali pronte a soddisfare i requisiti della normativa Ue.

Nemmeno le società internazionali che vendono i loro prodotti elettronici all’Italia stanno facendo grossi sforzi per ridurre l’utilizzo di materiali tossici, malgrado sostengano il contrario.

Questa è la conclusione di uno studio realizzato nell’agosto 2005 dall’organizzazione ambientalista Greenpeace, che ha analizzato 40 componenti di cinque produttori di computer: le americane Apple, Dell e Hewlett Packard (HP), la giapponese Sony, e Acer, che ha sede a Taiwan.

Secondo Greenpeace, le componenti dei computer Apple e HP contengono tossine pericolose. Malgrado ciò, sul suo sito web la HP sostiene di aver eliminato da anni una sostanza inquinante, ma secondo la ricerca non è vero.

”È possibile ridurre ulteriormente la presenza di sostanze tossiche nella fabbricazione dell’hardware. Servono regole più rigide che richiedano la sostituzione di tutte le parti incriminate”, ha detto a Tierramérica Giuseppe Onuffri, di Greenpeace.

L’attivista ha aggiunto che molti dei computer eliminati in Europa finiscono in Cina o in India, dove vengono smantellati e alcune parti riciclate senza rispetto delle regole per la tutela della salute o dell’ambiente.

La Apple Computer ha respinto le accuse di Greenpeace, definendo la propria politica estremamente rispettosa dell'ambiente e dichiarandosi un leader nell’industria in fatto di limitazioni sull’utilizzo di sostanze tossiche nella costruzione di apparecchiature elettroniche.