ANTANANARIVO, 12 marzo 2005 (IPS) – “Il nostro problema principale è che non abbiamo scuole; nessuno dei nostri bambini può studiare”, racconta Edmond Tadahy, mentre la figlia di cinque anni gioca vicino a lui.
Nella casa di questo padre di cinque figli, che si trova in un remoto villaggio nel nord-est del Madagascar, la cucina è intrisa dell’odore pungente del caffè tostato. Sul caminetto un tegame di fagioli, mentre la moglie ravviva il fuoco sotto la pentola di riso.
Ai loro piedi, un gatto magro intento a pulirsi, mentre Tadahy prosegue: “In nessuno dei villaggi qui intorno ci sono scuole o insegnanti, tranne a Anjinjako: lì ci sono delle piccole scuole, ma sono a pagamento”.
Si sentono spesso racconti come quello di Tadahy in questa vasta isola dell’Oceano indiano. Secondo l’Istituto statistico delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (Unesco), meno di un terzo di adulti e giovani è analfabeta (le cifre si basano sulla media dei dati raccolti tra il 2000 e il 2004).
Il governo, dal suo insediamento nel 2002, ha risposto con il programma “educazione per tutti”, un’iniziativa dedicata allObiettivo di sviluppo del millennio dell’Onu (MDG) che prevede di raggiungere l’educazione primaria universale entro il 2015. (Nel vertice del millennio dell’Onu del 2000, i leader mondiali hanno concordato otto MDG, con l’intento di migliorare le condizioni dei paesi in via di sviluppo. Gli altri traguardi riguardano soprattutto i problemi della fame e della povertà).
“Educazione per tutti” punta ad aumentare l’accesso all’insegnamento e a migliorare al tempo stesso la qualità dell’educazione.
Per raggiungere il primo obiettivo, alla fine del 2002 il Madagascar ha abolito le tasse per la scuola primaria. Si sono fatti anche degli sforzi per costruire più aule, reclutare insegnanti, e distribuire materiale come zaini e kit di penne e matite.
Nella spinta verso una migliore qualità, esperti dell’educazione e Fondo dell’Onu per l’infanzia (Unicef) hanno lanciato un programma di formazione per l’insegnamento, finanziato da donatori bilaterali. A cominciare dalle prime classi, l’obiettivo è formare tutti gli educatori della scuola primaria entro il 2008.
L’anno scorso, hanno partecipato al programma 43.000 bambini del primo anno e due insegnanti. Gli è stato mostrato come gestire le classi più numerose, visto che in alcune zone rurali ci si può ritrovare con 150 studenti di età diversa in una sola aula.
Le autorità hanno accuratamente riesaminato i libri di testo e sollecitato accordi tra scuole e comunità per evidenziare l’importanza di frequentare la scuola, mentre la durata dell’insegnamento primario è stata estesa di due anni.
Grazie a queste misure, le cifre ufficiali delle iscrizioni “nette” alla scuola primaria sono salite dall’82 al 98 per cento dal 2002. (L’iscrizione “netta” è legata alla percentuale degli alunni iscritti nell’età della scuola primaria, mentre i dati dell’iscrizione lorda registrano le iscrizioni a prescindere dall’età).
Per l’undicesima nazione più povera al mondo, questi dati rappresentano “un importante aumento nell’accesso all’educazione”, ha detto Barbara Bentein, rappresentante regionale di Unicef.
Anche la percentuale degli alunni ripetenti si è ridotta nell’ultimo anno dal 30 per cento circa – uno dei più alti tassi a livello mondiale – a poco più del 19 per cento.
Benché il programma “Educazione per tutti” stia portando risultati positivi, non è ancora riuscito a risolvere il problema delle disparità tra le diverse regioni sulla qualità scolastica, e sul numero di bambini in grado di beneficiarne.
Tadahy racconta che il suo villaggio, insieme ad altri tre insediamenti vicini, sono considerati parte di Ambanisana, una cittadina a due, tre ore di cammino lungo il fiume, dove i servizi pubblici funzionano. La figlia maggiore prima viveva con i parenti e frequentava la scuola di Ambanisana, ma le cose sono cambiate da quando la ripresa economica, cominciata tre anni fa con il “boom della vaniglia”, si è esaurita.
“Il costo della vita lo ha reso troppo difficile (mandare la figlia in città)”, racconta.
Rafetiarison Andrianantenaina, direttore dell’organizzazione non governativa Aid and Action, afferma che sono diverse le regioni che presentano ostacoli al miglioramento dell’educazione.
Nel nord-est, osserva, “la popolazione è insolitamente dispersa, e questo crea grossi problemi”.
“A nord e ad est è la mancanza di strade e i frequenti cicloni; a sud è lo scarso interesse da parte dei genitori, che sono in gran parte analfabeti e in alcuni casi ancora nomadi”, prosegue Andrianantenaina, la cui organizzazione aiuta a identificare e a risolvere i problemi sociali che ostacolano gli sforzi per l’istruzione.
“A Tana (la capitale, Antananarivo), il grado di motivazione è forte, ma il problema è la fame”.
L’Unicef sta preparando il lancio di un progetto pilota di insegnamento a distanza per fornire formazione e assistenza agli educatori nelle aree rurali mediante la radio o cassette audio.
I prossimi interventi previsti riguardano il modo in cui le scuole secondarie accoglieranno gli alunni che ora frequentano le primarie, e quelli che non riescono a portare a termine l’istruzione primaria.
Il “Programma congiunto a sostegno di un’educazione per tutti”, coordinato principalmente dal Programma Onu per lo sviluppo (UNDP) e dall’Unesco, ha fornito corsi per aiutare i bambini che hanno abbandonato la scuola a superare l’esame della scuola primaria. Iniziativa tra le più significative, il programma ha anche fornito corsi di alfabetizzazione per adulti e adolescenti a 12.000 persone nel 2005.
“Sappiamo come fare, e le nostre attività pilota hanno un buon successo, ma al momento ciò che riusciamo a fare è appena una goccia in un oceano”, dice Raymondine Rakotondrazaka, coordinatrice del programma nazionale.
Di ritorno da Anjinjako, la scuola è temporaneamente chiusa, mentre i genitori si mobilitano per cercare di riparare il tetto. Le fronde dell’albero di ravanala, normalmente usato per la paglia dei tetti, al momento non sono disponibili, perché la vicina foresta pluviale è stata sovrasfruttata, e adesso è un’area protetta e perciò off-limits.
Le famiglie hanno inoltrato una richiesta alle autorità del parco per avere una lamiera di metallo ondulata da usare al posto delle fronde. Ma nel frattempo i banchi grezzi delle aule restano esposti alle intemperie, e l’insegnante – uno dei molti che in Madagascar vengono pagati dalle comunità locali – se n’è andato.
Resta da vedere se il paese riuscirà a rispondere ai bisogni di istruzione di comunità come questa. Ma forse un primo passo è appena stato fatto.

