Rio de Janeiro, 4 febbraio 2006 (IPS) – Trasformare la luce del sole in elettricità è ancora troppo costoso per essere un metodo diffuso, ma il suo utilizzo per riscaldare l’acqua è una pratica accessibile che prende piede in molti paesi, e potrebbe fare grandi progressi in Brasile.
Proprio in Brasile, due iniziative degli ambientalisti e di società interessate incoraggiano l’utilizzo dell’energia solare per il riscaldamento dell’acqua.
A San Paolo manca solo la decisione finale del sindaco José Serra perché l’installazione di impianti solari per il riscaldamento dell’acqua in edifici nuovi o in via di ristrutturazione diventi obbligatoria per legge.
Un progetto di legge proposto cinque mesi fa dall’organizzazione non governativa Vitae Civilis, e ispirato a una misura adottata nel 2000 a Barcellona, è già stato approvato dal dipartimento per l’ambiente della città di San Paolo. A Barcellona, in tre anni il progetto ha aumentato di dieci volte il numero degli impianti solari per il riscaldamento dell’acqua, con ripercussioni positive in tutta la Spagna, ha detto all’IPS Delcio Rodrigues, esperto di energia di Vitae Civilis.
Ci sono ancora più motivi per realizzare qualcosa di analogo in Brasile, fa notare Rodrigues, dato che San Paolo – con i suoi 11 milioni di abitanti la più grande città e principale centro economico brasiliano – ha una grande influenza su tutto il paese, che conta 185 milioni di abitanti.
A Belo Horizonte, capitale dello stato sud-orientale del Minas Gerais, un altro progetto sta aprendo nuovi orizzonti all’energia termosolare, con un modello di business innovativo. Nel centro sportivo della locale Università Cattolica, verranno installati impianti solari per il riscaldamento idrico delle piscine e delle docce.
CEMIG, compagnia locale per l’elettricità, finanzierà e installerà il sistema, addebitando successivamente il costo del servizio fornito, sebbene ovviamente a tariffe molto più basse rispetto al riscaldamento elettrico. È importante creare alternative di questo tipo, perché l’ostacolo più grande ad una maggiore diffusione degli impianti solari è il costo relativamente elevato; ad esempio, una famiglia di quattro persone dovrà investire circa 600 dollari, mentre un impianto elettrico per il riscaldamento dell’acqua costa intorno ai 10 dollari.
Tuttavia, in due o tre anni i risparmi di energia elettrica supereranno l’investimento iniziale e, secondo Antonio Placidelli, direttore marketing di Soletrol, società leader in Brasile nella produzione di impianti solari per il riscaldamento dell’acqua, l’impianto può durare 20 anni o più.
L’apertura delle possibilità di finanziamento è pertanto un fattore decisivo per incoraggiare la diffusione del sistema, soprattutto in Brasile, dove i tassi di interesse sui prestiti bancari sono estremamente alti, spesso sopra il 100 per cento annuo in termini reali, ovvero, senza contare l’inflazione.
Il riscaldamento solare dell’acqua è molto importante in Brasile, dove è stato adottato un metodo di riscaldamento idrico per i bagni basato sulla vecchia ed economica energia idroelettrica generata dai numerosi fiumi del Brasile.
Gli impianti elettrici forniscono acqua calda in più di due terzi delle case brasiliane. Vitae Civilis stima che queste, insieme a un numero inferiore di serbatoi d’acqua calda, costituiscono dal sei all’otto per cento del consumo totale di elettricità nel paese.
Inoltre, il consumo si concentra tra le 6:00 e le 21:00, ora locale. In questa fascia, la quota totale di consumo arriva al 18 per cento.
Per questa ragione, anche le compagnie elettriche vogliono estendere l’uso degli impianti solari per il riscaldamento dell’acqua. Pur perdono sulle vendite di energia, risparmiano molto con la riduzione della domanda all’ora di punta, che determina enormi sprechi.
Di conseguenza, il CEMIG ha adottato una politica per promuovere gli impianti solari per il riscaldamento dell’acqua, incentivandone l’installazione in 100 edifici a Belo Horizonte e in un progetto residenziale per famiglie a basso reddito. Oggi, questa città di 2,4 milioni di abitanti dove 1000 edifici utilizzano acqua riscaldata da impianti solari è la capitale brasiliana dell’energia termosolare.
Negli ultimi 30 anni, il Brasile ha sviluppato tecnologia e industrie per riscaldare l’acqua, riducendo il costo delle attrezzature ed esportando gli impianti, sostiene l’Associazione brasiliana per la refrigerazione, l’aria condizionata, la ventilazione e il riscaldamento (ABRAVA), che ha un intero dipartimento dedicato al riscaldamento solare dell’acqua (DASOL).
Oggi, le aziende associate a DASOL sono 25, e tutti i loro prodotti sono certificati dalla commissione statale per il controllo qualità.
Il Brasile, come gli altri paesi dell’ America Latina e dei Carabi, presentano condizioni ideali per lo sfruttamento dell’energia solare, ma gli impianti esistenti sono scarsi rispetto ad altri paesi con meno ore di sole al giorno, come diverse nazioni europee. Anche Israele, leader in questo campo, ha reso obbligatoria l’installazione di pannelli solari su tutti gli edifici.
Secondo Vitae Civilis, le radiazioni solari in Brasile potrebbero generare 15 miliardi di megawattora, 50.000 volte il consumo energetico totale del paese.
È necessario un programma nazionale, diretto dallo stesso governo, che promuova i vantaggi del sistema e offra incentivi, ha detto Placidelli all’IPS. Rodrigues e altri ambientalisti propongono di includere l’utilizzo di questa energia alternativa nel Meccanismo per lo sviluppo pulito (CDM, Clean Development Mechanism) del Protocollo di Kyoto, che si potrebbe utilizzare per i certificati di riduzione delle emissioni di gas serra. Questi potrebbero generare reddito, costituendo uno stimolo ulteriore all’utilizzo degli impianti solari. (FINE/2006)

