FORUM ECONOMICO MONDIALE: I lavoratori si attivano per la crisi dell’occupazione

DAVOS, Svizzera, 1 febbraio 2006 (IPS) – Mentre uomini d’affari e leader mondiali si spremevano le meningi per trovare soluzione alla crisi globale dell’occupazione, al Forum Economico Mondiale (WEF, World Economic Forum) nel centro sciistico di Davos, un piccolo sindacato messicano risolveva il problema usando una vecchia formula: l’attivismo dei lavoratori.

La settimana scorsa, il Sindicato Nacional Revolucionario de Trabajadores de Euzkadi (SNRTE) ha celebrato il suo primo anniversario per il recupero dell’occupazione nella fabbrica di pneumatici Euzkadi di El Salto, nello stato messicano di Jalisco. La fabbrica era stata chiusa tre anni prima dalla proprietà, la compagnia tedesca Continental AG.

Il capo dello SNRTE, Jesús Torres Nuño, ha raccontato all’IPS di essere contento dei successi ottenuti dal sindacato, e di voler fare sapere alla gente che “è possibile combattere, e vincere”.

Il conflitto di El Salto è iniziato quando la Continental ha cercato di imporre misure per incrementare la produttività dei lavoratori.

Dibattiti e discussioni alla riunione di quest’anno del WEF, che si è svolto dal 25 al 29 gennaio, hanno riconosciuto uno stretto legame tra l’adozione degli standard internazionali di produttività e il calo dell’occupazione.

Juan Somavía, direttore generale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), ha confermato all’IPS l’esistenza del rapporto che esiste tra l’aumento della produttività e la riduzione dell’impiego.

Somavía ha evidenziato che “malgrado la robusta crescita economica del 4,3 per cento nel 2005, l’economia globale non riesce a garantire nuovi impieghi a chi entra nel mercato del lavoro”.

La crisi dell’occupazione ha assunto “dimensioni mastodontiche”, avverte il funzionario dell’OIL.

Nel mondo, quasi 1,4 miliardi di poveri lavoratori sopravvivono con meno di due dollari al giorno; secondo fonti ufficiali, la disoccupazione è cresciuta più del 25 per cento e oggi colpisce circa 192 milioni di persone, ovvero il sei per cento della forza lavoro globale.

Somavía ha elogiato la decisione del WEF di inserire il problema dell’occupazione nella sua agenda di quest’anno, sollecitando l’incontro di Davos tra il mondo degli affari e i leader di governo sui “passi da intraprendere per fermare l’aggravarsi della situazione globale”.

I quasi mille lavoratori rappresentati dallo SNRTE si sono tempestivamente attivati quando la Continental ha deciso di chiudere gli stabilimenti di El Salto il 16 settembre 2001, dopo che i sindacati avevano rifiutato di rendere operativi i nuovi standard di produttività.

La fabbrica, fondata nel 1935 da uno spagnolo del Paese Basco, è stata per anni leader nell’industria dei pneumatici in Messico. Nel 1992, è stata acquistata dal miliardario messicano Carlos Slim e nel 1998, quando produceva 4,5 milioni di gomme all’anno, è stata acquistata dalla Continental.

Non appena la Continental ha deciso di chiudere lo stabilimento messicano, i sindacati hanno indetto uno sciopero, chiedendo la riapertura della fabbrica.

Torres Nuño ha spiegato che, sebbene sembri strano che i lavoratori di una fabbrica chiusa si mettano in sciopero, secondo la legislazione messicana, per i dipendenti è l’unico modo di mantenere il controllo sul loro posto di lavoro e far sì che i proprietari non rimuovano macchinari e attrezzature.

”Per tre anni siamo andati avanti e indietro dalla Germania, dove abbiamo partecipato ai meeting annuali degli azionisti della Continental, con l’appoggio di due organizzazioni indipendenti non governative, la Food First Information and Action Network (FIAN) e Germanwatch”, ha raccontato Torres Nuño all’IPS.

”Purtroppo, i sindacati tedeschi non hanno sostenuto la nostra lotta”, ha rimarcato l’attivista.

Cornelia Heydenreich di Germanwatch e Martin Wolpold-Bosien di FIAN hanno ottenuto la collaborazione dei comitati di solidarietà internazionale del Sindacato dei metalmeccanici e della Fondazione Friedrich-Ebert, che sono tra le organizzazioni cui si deve il successo del sindacato messicano.

Alla fine, lo SNRTE ha raggiunto un accordo con la Continental che garantiva ai 600 lavoratori coinvolti nella lotta un totale di circa 12 milioni di dollari di compensazione.

Inoltre, ai dipendeni è stata concessa la proprietà di metà della fabbrica, valutata in circa 40 milioni di dollari. L’altra metà è stata venduta dalla Continental a un’industria messicana di pneumatici, la Llanti Systems.

”Dopo i tre anni di chiusura, gli impianti erano piuttosto deboli, ma li abbiamo riattivati e a dicembre è stata prodotta la centomillesima ruota”, ha riferito Torres Nuño.

Attualmente, gli stabilimenti producono circa 3000 gomme al giorno, risultato piuttosto modesto considerata la capacità dell’impianto. “Siamo lontani dalla produzione quotidiana di 12.000-14.000 pneumatici, quando la fabbrica era al rendimento massimo”, ha aggiunto.

Come riconoscimento del loro successo nella campagna contro la Continental, lo SNRTE e le due Ong tedesche che hanno sostenuto questa lotta, FIAN e Germanwatch, hanno ricevuto il primo “Premio positivo” assegnato dal Public Eye a Davos.

I Public Eye Awards, un’iniziativa delle Ong svizzere Pro Natura, Friends of the Earth e la Dichiarazione di Berna, sono un’onorificenza ironica che premia l’irresponsabilità delle compagnie.

I “vincitori” di quest’anno dei Public Eye Awards, annunciati la scorsa settimana a Davos, sono stati: Citigroup, per aver consentito l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro; il gigante del petrolio Chevron, per l’inquinamento delle foreste in Ecuador; e la Walt Disney, per aver violato i diritti umani e dei lavoratori nei suoi stabilimenti della Cina meridionale.

”Il Premio positivo è estremamente motivante e siamo felici che sia stato finalmente concesso un riconoscimento adeguato a una vittoria dei lavoratori”, ha dichiarato Torres Nuño.

La vittoria sulla Continental è stata particolarmente significativa “perché il governo messicano era contro di noi”, ha fatto notare il sindacalista.

”In Messico, il governo è assolutamente servile nei confronti delle società transnazionali, soprattutto di quelle tedesche. La fonte di investimento numero uno del paese sono gli Stati Uniti, seguiti dalla Germania”, ha spiegato.

Durante la lotta, avevano minacciato che se lo sciopero non si fosse risolto in favore della Continental, anche altre compagnie tedesche, come Volkswagen e Boge, produttore di ricambi automobilistici, avrebbero chiuso i loro stabilimenti in Messico, ha commentato Torres Nuño.