AMBIENTE: Contrastare l’avanzata dei deserti

NAZIONI UNITE, 12 novembre 2005 (IPS) – Più di 250 milioni di persone sono direttamente colpite dalla desertificazione, un processo che si è accelerato negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici e delle attività umane non sostenibili.

Nel tentativo di sensibilizzare sul problema, che alimenta povertà e carestia, le Nazioni Unite (Onu) hanno lanciato “l’Anno internazionale per i deserti e la desertificazione”, fissato per il 2006.

“Vogliamo migliorare la consapevolezza a livello internazionale, regionale, nazionale e locale su questo tema”, ha detto Chérif Rahmani, ambasciatore Onu per il progetto. “La desertificazione è una questione transnazionale, e un problema globale”.

La desertificazione influisce su migrazione, povertà e carestia. In Africa, a causa dell’espansione dei deserti, sono state sfollate più di 10 milioni di persone negli ultimi 20 anni. Ogni anno, tra 700.000 e 900.000 messicani lasciano le proprie case in terre aride per cercare fortuna negli Stati Uniti (Usa).

In un incontro tenutosi lo scorso mese a Nairobi, Kenya, governi africani e donatori hanno annunciato un’ambiziosa alleanza per combattere la desertificazione. Denominata “Terrafrica partnership”, punta a raccogliere almeno quattro miliardi di dollari entro i prossimi 12 anni, per migliorare lo scambio di idee su come combattere meglio il degrado del suolo.

Karen Brooks, direttore regionale per l’Africa della Banca mondiale, ha detto che il progetto verrebbe amministrato inizialmente dalla Banca mondiale, e reso disponibile tramite un fondo fiduciario che dovrà essere stabilito dai donatori.

I deserti ricoprono circa un quinto della superficie terrestre, anche se il maggiore impatto si osserva in Africa, dove deserto o terra arida occupano due terzi del continente.

La carestia si verifica solitamente in aree che vedono anche la presenza di povertà, conflitto civile o guerra. La siccità e il degrado del suolo contribuiscono a scatenare una crisi che viene poi aggravata da una distribuzione alimentare carente e dall’impossibilità di comprare ciò che è disponibile.

“Se non affrontiamo il problema della desertificazione, potremmo fallire nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium development goals, MDG)”, ha osservato Rahmani.

Gli MDG prevedono di ridurre del 50 per cento fame e povertà estrema; assicurare l’educazione primaria universale; ridurre di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti quella materna; promuovere l’uguaglianza di genere; la sostenibilità ambientale; frenare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie, e promuovere un partenariato globale per lo sviluppo tra paesi ricchi e paesi poveri.

Per rallentare il ritmo della desertificazione, la Convezione Onu contro la desertificazione (UNCCD), istituita nel 1994 al Vertice mondiale di Rio de Janeiro, vuole far capire che l’eccessivo sfruttamento della terra di oggi avrà un serio impatto negli anni a venire.

“Guardando avanti, c’è un problema di produttività delle risorse, che vengono sfruttate in eccesso. Sarà un problema per le generazioni future”, ha detto Rahmani.

L’Agenzia spaziale europea (ESA) ha da poco lanciato un progetto per individuare la desertificazione in Europa, dove 30 milioni di ettari di terra lungo le rive del Mediterraneo sono colpiti da questo fenomeno, che mette a rischio la sopravvivenza di 16,5 milioni di persone.

Denominato Desertwatch, il programma fa uso di satelliti per valutare e monitorare la desertificazione e il suo andamento nel corso degli anni.

Secondo l’ESA, la desertificazione della terra arida può essere risolta o addirittura invertita, purché le informazioni siano disponibili nelle aree più a rischio. Le immagini satellitari possono evidenziare cambiamenti importanti nell’uso della terra, oltre all’aumento di potere riflettente, temperatura, aridità e natura polverosa della superficie. Sensori a infrarossi possono individuare gli stress della vegetazione dovuti ai cambiamenti ambientali.

Le forme in genere più citate di uso non sostenibile della terra sono lo sfruttamento eccessivo del pascolo e delle coltivazioni, la deforestazione e le scarse pratiche di irrigazione. Sono degradate il settanta per cento delle terre aride nel mondo (esclusi i deserti iper-aridi), ovvero circa 3.600 milioni di ettari.

Mentre al momento il Desertwatch si concentra sull’area settentrionale del Mediterraneo, ci sono anche le potenzialità per utilizzare più ampiamente lo stesso approccio a sostegno delle attività della UNCCD.

Secondo gli esperti, la priorità relativamente scarsa accordata alla tutela ambientale comporta spesso situazioni di gestione carente della terra. “Il problema con il deserto non è solo meccanico, fisico; non è solo l’erosione del suolo e non riguarda una sola dimensione: ci sono aspetti economici, politici e anche culturali”, ha dichiarato Rahmani.

L’ambasciatore Onu ha poi sottolineato che le aree desertiche non sono disabitate, e che “diversi popoli, lingue e culture sono minacciati”.

“Quest’anno bisogna dare un contributo concreto alle popolazioni che vivono nel deserto, per renderle più visibili e dare loro qualcosa. Uno degli obiettivi è creare degli strumenti per i popoli del deserto. Vogliamo proporre un approccio nell’ambito del buon governo, che permetta loro di gestire il problema, con metodologie e tecniche di sviluppo, e ciò significa che dobbiamo aggiornare i saperi tradizionali per rallentare la desertificazione”.

L’anno internazionale, patrocinato tra gli altri dal governo italiano, e dall’ex giocatore di calcio Hristo Stoichkov dalla Bulgaria, sarà caratterizzato da mostre, festival cinematografici e conferenze.

“Questo anno offre un’opportunità unica di alzare la voce, aumentare la consapevolezza e condividere le lezioni apprese”, ha detto il vice rappresentante permanente per l’Italia dell’Onu.

Stoichkov intende anche usare i mondiali di calcio 2006 in Germania per pubblicizzare il problema. “Il deserto non è un male; il male è la desertificazione”, ha detto.