NAZIONI UNITE, 13 ottobre 2005 (IPS) – Con quasi metà della popolazione mondiale -di sei miliardi di persone- al di sotto dei 25 anni, le Nazioni Unite avvertono che la povertà e la mancanza di educazione stanno creando una nuova generazione di giovani emarginati.
Il vicesegretario generale delle Nazioni Unite (Onu) Louise Frechette ha segnalato che ci sono 200 milioni di giovani tra i 15 e i 24 anni che vivono in povertà; 130 milioni sono analfabeti; 88 milioni disoccupati e 10 milioni vivono con l’Hiv/Aids, il killer numero uno per questa fascia d’età.
Secondo i dati pubblicati dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) con sede a Ginevra, la disoccupazione giovanile globale è aumentata dall’11,7 per cento del 1993 a un record mai raggiunto del 14,4 per cento nel 2003.
Intervenendo all’incontro dell’Assemblea generale dell’Onu per commemorare il 10° anniversario del Programma mondiale d’azione dell’Onu per la gioventù, Frechette ha anche ricordato ai delegati che 11 milioni di bambini al di sotto di cinque anni muoiono ogni anno per malattie prevenibili e curabili, mentre 113 milioni di bambini oggi non frequentano la scuola.
“In occasione di questo 10° anniversario, dobbiamo riconoscere che i giovani costituiscono un’enorme risorsa a vantaggio della società”, ha osservato.
Oltre a queste statistiche già di per sé inquietanti, c’è il fatto che un quarto del totale dei bambini nel mondo in via di sviluppo sono malnutriti – o la metà dei bambini dell’Africa sub-sahariana e Asia meridionale.
“Siamo qui riuniti perché sappiamo che i giovani sono il nostro futuro. Loro erediteranno ciò che noi stiamo creando al giorno d’oggi, bello o brutto che sia”, ha detto Frechette.
I temi cruciali riguardanti i giovani di tutto il mondo sono stati al centro degli incontri presso il quartier generale dell’Onu di New York la scorsa settimana. Le attività legate a questo tema hanno coinciso con la revisione dopo 10 anni dalla storica adozione del Programma mondiale d’azione per i giovani nel 1995, il primo programma per efficaci politiche nazionali sui giovani.
Tra gli eventi principali, le due sessioni plenarie dell’Assemblea generale del 6 ottobre erano rivolte a una valutazione dei successi e dei fallimenti che colpiscono i giovani oggi. L’Assemblea dovrebbe adottare una risoluzione per riaffermare il Programma mondiale d’azione per i giovani e sottolineare l’importanza della sua attuazione.
Erano presenti giovani leader in rappresentanza di 30 paesi, tra cui Australia, Canada, Ghana, Malawi, Paesi Bassi, Spagna e Turchia, che hanno parlato ai delegati dell’Onu. “A nome dei giovani, abbiamo l’opportunità di far sentire la nostra voce. Dobbiamo prendere atto che oggi i giovani sono molto importanti”, ha detto Nguyen Hong Nhung, un giovane leader vietnamita.
“Il governo e le Nazioni Unite stanno dedicando molta attenzione ai giovani e adesso dobbiamo pensarci noi, darci da fare ed essere più attivi in ogni campo, non solo riguardo allo sviluppo dei giovani, ma anche allo sviluppo sociale”.
L’Onu ha poi lanciato il suo “Rapporto 2005 sulla gioventù globale, i giovani oggi e nel 2015”, basato su statistiche raccolte da agenzie dell’Onu, Banca mondiale e altri.
Il messaggio principale del rapporto è la necessità di aumentare gli investimenti sui giovani, per poter attuare il Programma mondiale d’azione per i giovani e per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio (Millennium Development Goals, MDG).
Gli MDG comprendono una riduzione del 50 per cento di fame e povertà; educazione universale di base; ridurre di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti quella materna; promuovere l’uguaglianza di genere; e fermare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie – tutto entro il 2015.
Il Gruppo di Lavoro Speciale per i Giovani e gli MDG evidenziano che costruire le capacità dei giovani, e creare un solido partenariato con i giovani, sono strategie cruciali per raggiungere gli MDG ma che non sono state pienamente riconosciute dalla comunità internazionale.
“Ci sono stati alcuni cambiamenti importanti dopo l’adozione del Programma mondiale d’azione per i giovani”, ha detto il sottosegretario dell’Onu José Antonio Ocampo. “I giovani, più di ogni altra fascia d’età, sono stati colpiti dagli sviluppi legati alla globalizzazione, l’invecchiamento della società, i rapidi progressi nella tecnologia dell’informazione e della comunicazione, l’epidemia di Hiv/Aids, e i conflitti armati”.
Al lancio del rapporto, Johan Schölvink, direttore della divisione politica sociale e sviluppo del dipartimento Onu per gli affari economici e sociali, ha dichiarato che “questa settimana i giovani occupano davvero il posto centrale all’Assemblea generale, ma ciò non deve essere considerato solo un anniversario del Programma mondiale d’azione per i giovani, bensì guardare avanti a ciò che avverrà nei prossimi anni”.
Il rapporto getta uno sguardo dettagliato su 15 ambiti prioritari riguardanti i giovani, precedentemente identificati dall’Assemblea generale, ed è centrato su tre tematiche relativamente trascurate nelle ricerche, ossia giovani e economia globale, giovani e società civile, e giovani a rischio.
Evidenzia poi che mentre la riduzione della povertà è un obiettivo di sviluppo vitale, il 18 per cento dei giovani nel mondo vivono ancora nella povertà estrema.
Le indagini su giovani e società civile esaminano il contributo vitale che i giovani possono dare nei processi decisionali, e cercano di ampliare la consapevolezza pubblica sull’attuazione di politiche per i giovani.
L’apertura e la disponibilità delle nuove tecnologie permette ai giovani di condividere le loro visioni e esperienze e di contribuire al loro stesso sviluppo culturale.
Il rapporto è poi centrato sui conflitti armati e le questioni della sanità, come Hiv/Aids, soprattutto in Africa e Asia, dove la diffusione del virus ha avuto un impatto devastante sulla salute sessuale e riproduttiva dei giovani. Il documento dice inoltre che negli ultimi decenni sono emersi molti nuovi conflitti, in cui i bambini sono sia persecutori che vittime.
“Le soluzioni devono prevedere l'informazione dei giovani e, ove possibile, essere guidate da loro, e costruite in base alle possibilità di cambiamento sociale che emergono dai conflitti”, conclude il rapporto. “Questi sforzi richiedono fondi sufficienti e un forte impegno a livello internazionale, regionale, nazionale e locale e devono essere integrati, coinvolgendo tutte le fasi settoriali del conflitto, di prevenzione, risposta, recupero e sviluppo”.

