GINEVRA, 28 settembre 2005 (IPS) – Il Vertice mondiale sulla società dell’informazione (WSIS, World Summit on the Information Society), è riuscito a evitare lo scandalo per l’esclusione di un gruppo di attivisti cinesi, ma è difficile che uscirà indenne dalle discussioni sulle denunce di violazione dei diritti umani a Tunisi, sede della sua seconda fase.
Organizzazioni internazionali per la difesa dei diritti umani e istituzioni tunisine specializzate in questo tema hanno intensificato le critiche contro gli abusi delle autorità tunisine, nella prima settimana del comitato preparatorio del WSIS, a Ginevra (19-30 settembre).
Il comitato si sta occupando dei temi da portare alla seconda fase del vertice (Tunisi, 16-18 novembre), come la riduzione del divario digitale mediante un accesso più equo alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, e la questione più scottante del controllo di Internet, argomenti centrali anche della prima fase della conferenza, tenutasi a dicembre 2003 in questa stessa città svizzera.
Nonostante l’entità della posta in gioco, date le implicazioni commerciali e politiche del controllo di un mercato di un miliardo di utenti Internet, le discussioni tra i rappresentanti delle tre parti coinvolte nel processo – governi, settore privato e società civile – si sono svolte finora senza grossi problemi.
Un solo episodio ha alterato il clima dell’incontro: la controversia sull’esame della richiesta di ammissione dell’organizzazione non governativa Diritti umani in Cina, nota per la sua sigla inglese, HRIC.
L’istituzione, con sede a New York e fondata nel 1989 da scienziati e accademici di origine cinese, dichiara che il suo obiettivo è la promozione e la difesa dei diritti umani nel gigantesco paese asiatico.
Il comitato preparatorio del WSIS ha stabilito di non discutere una mozione presentata dagli Stati Uniti (Usa), per cui l’organismo accetterebbe l’accreditamento di HRIC nell’attuale fase del vertice. La rappresentanza cinese aveva infatti presentato ricorso per bloccare l’ammissione di qualsiasi organizzazione non già compresa nella lista approvata alla fine da un voto a maggioranza tra i partecipanti alla Terza Conferenza Preparatoria (PrepCom).
Sidiki Kaba, presidente della Federazione internazionale dei diritti umani, ha deplorato che, nel caso di HRIC, il comitato abbia fallito nell’applicazione dei principi di libertà di espressione contenuti nella Dichiarazione universale dei diritti umani.
Anne-Laurence Lacroix, vicedirettrice dell’Organizzazione mondiale contro la tortura (OMCT), ha detto all’IPS che “motivi inconfessabili e discriminatori” hanno spinto la risoluzione, infine adottata con 52 voti a favore e 35 contrari. Sui 194 paesi accreditati, solo 122 hanno partecipato alla Terza PrepCom e 35 si sono astenuti.
Sharon K. Hom, direttrice esecutiva di HRIC, ha segnalato che il Consiglio economico e sociale (Ecosoc) dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), che concede lo status consultivo agli enti non governativi, dispone di un procedimento per replicare alle obiezioni contro le domande di accreditamento, un meccanismo che manca invece nel WSIS, anch’esso dipendente dall’Onu.
Hom ha giudicato una crudele ironia che la sua organizzazione sia stata accreditata per partecipare nel 2003 alla conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC/WTO), tenutasi nella città messicana di Cancún, mentre si batte invano per ottenere l’accesso al WSIS, dove si discutono temi più affini alla sua missione.
Charles Geiger, direttore esecutivo della segreteria del WSIS, ha definito il caso di HRIC un “tema molto delicato” che si trascina dal 2002, quando presentò la prima domanda d’iscrizione per partecipare al vertice.
Da un esame attento della domanda del gruppo, come anche dei rapporti annuali dell’agenzia umanitaria e del bilancio finanziario, è emerso che, tra le fonti dei suoi fondi, HRIC indicava alcuni donatori, ma anche, senza specificazioni, la presenza di “altri donatori generosi”.
Geiger ha ricordato che nelle domande di iscrizione al Vertice mondiale dell’Onu contro il razzismo, svoltosi nel 2001 nella città sudafricana di Durban, HRIC ammise di aver ricevuto fondi da governi, il che è considerata una discussa fonte di finanziamento diretta alle Ong.
Tuttavia, un rapporto di alcuni ispettori dichiara che l’anno scorso HRIC non avrebbe ottenuto nessuna risorsa da governi. “Credo che ricevano contributi di cui non possono rivelare l’origine”, ha osservato Geiger.
Renate Bloem, presidentessa del Coordinamento delle organizzazioni non governative con status consultivo davanti all’Onu (Congo), ha ammesso di essere consapevole della “politicizzazione” dei processi di accreditamento.
Ma l’altro caso relativo ai diritti umani che minaccia di irrompere con ancora più forza nelle sessioni del comitato preparatorio e nella seconda fase del WSIS, riguarda le denunce presentate da diverse organizzazioni umanitarie circa presunte violazioni commesse a Tunisi.
Nicholas Howen, segretario generale della Commissione internazionale dei giuristi (ICJ) ha protestato per “la mancanza di volontà del governo tunisino di rispettare il diritto alla libertà di espressione e di opinione”.
Il funzionario della ICJ ha citato “la detenzione e la sentenza arbitrarie” imposte all’avvocato tunisino Mohammed Abbou per aver esercitato quel diritto.
Secondo Eric Sottas, direttore della OMCT, il caso dell’avvocato Abbou è diventato un simbolo delle violazioni gravi e ripetute del diritto al giusto processo e alla libertà di espressione che vengono commesse sotto il regime del presidente tunisino Zine El Abidine Ben Ali.
Ma gli episodi che hanno fatto precipitare le proteste degli attivisti dei diritti umani nelle ultime settimane sono legate alla controversia sorta per il controllo della Lega tunisina per i diritti umani (LTDH) tra due fazioni opposte, a quanto pare, per la loro posizione verso il governo di Ben Ali.
Un gruppo di organizzazioni umanitarie tunisine e internazionali hanno accusato le autorità tunisine di ostacolare lo svolgimento del sesto congresso della LTDH.
“Queste politiche provocatrici non preannunciano un vertice positivo”, hanno dichiarato le organizzazioni riguardo alla conferenza del prossimo novembre, dove capi di Stato e di governo adotteranno i documenti della fase conclusiva del WSIS.

