GLENEAGLES, Scotland, 12 luglio 2005 (IPS) – I leader del G8 hanno offerto con una mano qualcosa all’Africa, ma nascondendo le loro intenzioni di riprendersi molto di più – e con tante mani.
Le cifre diffuse dovevano accontentare rock-star trasformatesi in attivisti anti-povertà. Il primo giorno del vertice, Bono, voce degli U2, ha dichiarato: “Arriveremo a 50”. In effetti, aggiungendo altri 25 miliardi agli attuali 25 miliardi di dollari in aiuti dichiarati, si arriva alla magica cifra di 50.
Tuttavia, in Africa quelle cifre non appaiono così magiche. I leader hanno fatto sapere che “gli impegni dei paesi del G8 e degli altri donatori porteranno gli aiuti ufficiali per l’Africa a 25 miliardi di dollari all’anno entro il 2010, più del doppio rispetto al 2004”. Dunque, soltanto “impegni” – entro il 2010.
”È sicuramente un progresso, ma inferiore a quello che era stato propagandato”, ha detto all’IPS Claire Melamed, di Christian Aid. “La maggior parte delle promesse sono state fatte prima”.
Di certo, era qualcosa da esibire sul campo da golf di Gleneagles, dopo che la Gran Bretagna – in qualità di ospite – aveva stabilito che l’Africa sarebbe stata (insieme al cambiamento climatico) una delle due priorità al vertice dei capi di governo delle otto potenze più industrializzate del mondo (Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Russia e Gran Bretagna).
Ma le donazioni rimandate, o addirittura parzialmente negate, non sono il vero problema dell’Africa. Nel suo comunicato, il G8 ha mandato avanti con forza il principio delle privatizzazioni, malgrado una serie di studi, molti dei quali approvati anche dalla Banca Mondiale, sostenga che una privatizzazione rapida e senza vincoli abbia distrutto le economie di nazioni forti e determinate.
”L’impresa privata è un motore primario di crescita e sviluppo”, assicurano i leader nel comunicato conclusivo del vertice. “I paesi africani hanno bisogno di costruire un clima più affidabile per gli investimenti: noi continueremo ad aiutarli in questo senso. La partnership ’Within Africa’ tra il settore pubblico e privato è di importanza cruciale”.
Il G8 ha offerto aiuto per costruire “capacità di commercio materiali, umane e istituzionali, includendo misure di facilitazione per lo scambio”. Eppure, neanche una parola a proposito dei sussidi agricoli a Unione Europea e Stati Uniti, che rendono la competizione tanto dura da penalizzare gli agricoltori africani e la loro produzione. A chi andranno i maggiori vantaggi della privatizzazione in Africa, se non alle compagnie di Stati Uniti e Unione Europea? “L’approccio degli Otto al commercio sembra essere 'Non chiedere cosa possiamo fare per i poveri, ma cosa i poveri possono fare per noi’”, ha dichiarato Peter Hardstaff del Movimento mondiale per lo sviluppo (WDM, World Development Movement), organizzazione non governativa indipendente.
”Qui la questione principale è il commercio, è questo che deve cambiare”, ha detto Melamed. Alcune espressioni, ha proseguito, devono essere “decodificate”. “Quando si parla di un’ambiziosa Doha a proposito delle trattative commerciali, pensiamo che si intendano lotti di liberalizzazione, e quando si parla di equilibrio, immaginiamo che pretendano la liberalizzazione in tutti i paesi, anche in quelli poveri”. La cosiddetta Agenda di sviluppo di Doha era stata decisa nel 2001 nella capitale del Qatar, durante l’incontro ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC), ma diverse questioni, compresi i sussidi agricoli e l’accesso al mercato, sono stati di intralcio.
I leader del G8 hanno dichiarato che faranno appello alle istituzioni finanziarie internazionali per discutere “ulteriori aiuti ai paesi allo scopo di svilupparne la capacità di scambio e facilitare un riassetto nelle loro economie”. L’ombra degli infami programmi di ”aggiustamento strutturale”, che hanno spinto i paesi a liberalizzare le loro economie a un ritmo insostenibile, non si è ancora del tutto diradata.
Il G8 ha offerto di sostenere iniziative come l’Assistenza avanzata al settore privato (Enhanced Private Sector Assistance), insieme alla Banca africana di sviluppo (AFDB), e di “incoraggiare le operazioni più efficaci di investimento responsabile attraverso la rete del settore privato africano“.
Gli Otto “hanno mandato un chiaro messaggio secondo il quale agiranno solamente se, in cambio, i paesi poveri metteranno in pratica il libero mercato”, riporta una dichiarazione del WDM. “La spinta da parte del G8 ai paesi poveri si è allargata al punto da proporre incentivi per l’”aiuto al commercio” – offrendo denaro extra in cambio della liberalizzazione”.
Nel comunicato, si intravede un segnale di speranza quando si afferma che “tocca ai paesi in via di sviluppo e ai loro governi assumere il controllo della propria crescita”, aggiungendo che “i paesi devono decidere, pianificare e mettere a punto le loro politiche economiche per adattarle alle rispettive strategie di sviluppo, per le quali dovrebbero essere responsabili di fronte alla popolazione”.
Ma quella nota è fortemente contraddittoria, dati gli svariati riferimenti alla privatizzazione presenti nel documento, a riprova della fretta con la quale il comunicato del vertice è stato infine concordato. Secondo Christian Aid, si trattava semplicemente di una “briciola di buon senso” all’interno del comunicato. “Con altri milioni di attivisti da tutto il mondo, siamo stati portati in cima a una montagna, ci hanno mostrato il panorama e adesso veniamo nuovamente spinti verso il basso”.
La WDM ha dichiarato che il comunicato è disastroso per i poveri del mondo. “Siamo furiosi, ma non sorpresi”, ha detto Hardstaff. Le piccole somme offerte sotto forma di maggiori aiuti “non sono nulla di più che un cerotto sulle profonde ferite inflitte dal G8, che costringono l’Africa a politiche economiche fallimentari, come la privatizzazione, il libero mercato e la deregolamentazione congiunta.”
Il G8 ha di fatto rafforzato la sua posizione in tema di commercio, ha denunciato John Hilary, del gruppo War on Want, “obbligando più paesi ad aprire i loro mercati, e minacciando milioni di persone con lo spettro della povertà. Quando è arrivato il momento di agire, gli Otto hanno voltato le spalle ai poveri del mondo”.
Il comunicato ha disposto impegni specifici sugli aiuti all’istruzione in Africa, progetto sostenuto con forza dal presidente Bush. I leader del G8 si sono accordati per appoggiare un’agenda di “istruzione-per-tutti”.
I capi delle otto potenze si sono inoltre impegnati per garantire nel continente africano una generazione libera dall’Aids e “un accesso alla cura entro il 2010 che sia il più possibile universale per tutti coloro che ne hanno bisogno”. Tuttavia, come per il cambiamento climatico, le Ong vedono nell’Africa un’occasione mancata del G8 di Gleneagles. Sul poco che è stato garantito, “monitoreremo gli sviluppi molto da vicino per controllare che le promesse vengano davvero messe in pratica”, ha assicurato Melamed.

