SVILUPPO-ASIA: Le disparità nella crescita gravano sull’infanzia

SIEM REAP, Cambogia, 29 marzo 2005 (IPS) – Malgrado la continua crescita economica senza precedenti di alcuni paesi di Asia e Pacifico, le ultime statistiche, che mostrano un netto calo nella salute e nell’alimentazione infantili, sono allarmanti. Perciò, i ministri dei governi si sono riuniti in questa città storica – sede dei famosi templi Angkor – per parlare dei temi che riguardano i giovani e adottare strategie per migliorare il loro futuro.

Ospitata dal governo della Cambogia e patrocinata dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), la VII consultazione ministeriale di Asia orientale e Pacifico sull’infanzia (23-25 marzo), si è occupata di disparità, sopravvivenza di adolescenti e bambini.

Il Mincon, com’è stato denominato, è l’unico incontro di alto livello dedicato esclusivamente ai bambini, e viene celebrato ogni due anni sin dal 1991, un anno dopo il Vertice mondiale sull’infanzia.

Secondo la direttrice esecutiva dell’Unicef, Carol Bellamy, la “disparità” nella regione è un tema sempre più pressante. Benché in molti paesi siano migliorate le condizioni dei bambini – ha affermato – “i frutti della crescita non sono stati distribuiti in modo equo”.

Bellamy ha sollecitato i paesi dell’Asia orientale e della regione del Pacifico ad adottare “un’azione uniforme affinché le disparità non diventino un flagello che può minare i risultati duramente conquistati e alimentare divisioni e conflitti”.

La crescita economica in Asia orientale e Pacifico è stata la più rapida nel mondo dal 1990 al 2003, con una tasso di crescita annuale del 6,2 per cento (dati Unicef); e nel 2004, i tassi di crescita regionale hanno raggiunto il sette per cento.

“Come era prevedibile – dichiara un rapporto Unicef -, la crescita è stata accompagnata da una forte riduzione della povertà, calcolata in base al numero di persone che vivono con non più di due dollari al giorno. Si stima che oltre 300 milioni di persone nella regione siano sfuggite alla povertà dopo la crisi finanziaria (1997-1998)”.

Ma non tutti i paesi hanno condiviso a pieno i frutti di questo scenario roseo.

“Rispetto ai più vasti paesi dell’Asia orientale e sudorientale, la sub-regione delle isole del Pacifico ha vissuto una debole crescita economica negli ultimi anni”, aggiunge il rapporto. “Questi stati devono affrontare sfide difficili per sostenere lo sviluppo sociale ed economico. Molti bambini qui, anche nelle regioni più ricche, continuano a vivere nella povertà”.

L’interconnessione nella regione, attraverso scambi commerciali, investimenti e trasporti, mostra che i governi hanno capito di dover lavorare insieme e stanno usando la consultazione ministeriale per condividere idee e strategie, ha detto Bellamy in un’intervista. Stanno anche esaminando i progressi compiuti dopo l’ultimo meeting a Bali, Indonesia, due anni fa.

All’incontro di Bali, i governi hanno adottato obiettivi specifici da raggiungere, tra cui: l’“eliminazione sostenibile” della carenza di iodio; aumentare le iscrizioni alla scuola primaria, o analoghi programmi di istruzione, di almeno il 90 per cento entro il 2010; eliminare le disparità di genere nell’educazione primaria e secondaria; ridurre del 20 per cento il numero dei bambini affetti da Hiv; elaborare metodi per assicurare che ogni bambino venga registrato alla nascita o subito dopo; aumentare la consapevolezza dell’illegalità e degli effetti negativi nel lasciare che i bambini subiscano violenza, abuso e sfruttamento.

Quest’ultimo obiettivo è stato preso particolarmente in esame nell’incontro appena conclusosi, visto che la Cambogia e altri paesi nella regione hanno il problema del turismo sessuale, che spesso prende di mira i bambini.

Ma la mancanza di dati affidabili rimane un grosso ostacolo all’attuazione di misure efficaci e ben mirate per fermare lo sfruttamento sessuale commerciale dei bambini. Le scarse opportunità nella regione e l’influenza negativa dei media contribuiscono a tale vulnerabilità.

Nelle Isole del Pacifico, gli attuali studi stanno rivelando un aggravarsi del problema dello sfruttamento sessuale a scopi commerciali. Nelle Isole Solomon, ad esempio, le ragazze sono costrette a matrimoni precoci e si è visto un aumento di violenza, in particolare di abusi sui piccoli, anche costretti alla prostituzione per sopravvivere. Il matrimonio tra bambini è un altro problema importante in Papua Nuova Guinea, ed è una delle ragioni che muovono il traffico interno di bambini.

“È un grosso business, purtroppo, ma almeno siamo riusciti a far emergere il problema, e persino a far sì che le agenzie viaggi adottassero dei codici di auto-controllo”, ha detto Bellamy.

Il “Codice di condotta per la protezione dell’infanzia dallo sfruttamento sessuale nel viaggio e nel turismo”, più semplicemente chiamato “il codice”, è entrato in vigore lo scorso aprile, soprattutto grazie agli sforzi di Unicef, Organizzazione mondiale del turismo ed Ecpat-Usa, un’organizzazione non governativa da tempo in prima linea nell’azione contro i crimini sessuali sui bambini. È stato ben accolto anche dalle agenzie viaggi occidentali.

Una decina di giorni fa, anche le compagnie di viaggio giapponesi hanno ratificato il codice, inteso a creare un’industria del turismo più responsabile, più attenta allo sfruttamento infantile.

Il codice richiede alle agenzie viaggi di avere personale qualificato nei paesi che soffrono di questo problema; dare informazioni ai passeggeri su questo tema; ripudiare esplicitamente lo sfruttamento sessuale dei bambini in ogni contratto con i fornitori locali; elaborare politiche d’impresa etiche; presentare rapporti annuali sulla questione.

Usando pubblicità sponsorizzate dall’Unicef, la “guida turistica” della Cambogia – offerta in omaggio ai visitatori -, afferma in lettere maiuscole: “Il sesso con i bambini è un crimine”.

Ma Bellamy si dice ottimista delle prospettive future per i minori nella regione. Nei dieci anni in cui ha guidato l’Unicef sono stati fatti enormi progressi, ma molto resta ancora da fare.

Nella sua carriera professionale, Carol Bellamy è stata avvocato, banchiere e politico, e il suo mandato presso l’Unicef scadrà alla fine di aprile.