ROMA, 19 febbraio 2005 (IPS) – “La povertà rurale diventa storia” è il tema centrale di un incontro internazionale tenutosi a Roma la scorsa settimana, che ha riunito i ministri di finanze, agricoltura e sviluppo rurale dei 163 stati membri del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (IFAD).
Si sono incontrati in occasione della XXVIII sessione del Consiglio Esecutivo, la massima autorità dell’IFAD, per il suo meeting annuale che viene usato come un forum per le decisioni amministrative, politiche e di budget. L’IFAD è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite, impegnata nello sradicamento della povertà rurale nei paesi in via di sviluppo.
I ministri hanno focalizzato l’attenzione sulla povertà rurale perché, mentre l’importanza della riduzione della povertà è prevalentemente nota, viene data scarsa attenzione alla riduzione della povertà nelle campagne. In realtà, sembra mancare una adeguata considerazione del contributo che i poveri rurali possono offrire per affrontare la nuova sfida dello sviluppo.
Circa 900 milioni di persone – il 75 per cento della popolazione mondiale estremamente povera (1,2 miliardi di persone) – vivono in aree rurali. È necessario quindi dare priorità a questa povertà, se si vogliono raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG), in particolare quello relativo alla povertà.
I poveri rurali raramente possono scegliere o controllare le condizioni che permettono loro di guadagnarsi da vivere. A molti coltivatori indigenti nel mondo in via di sviluppo viene negato l’accesso alla terra, all’acqua, al credito, ai mercati e ad altre risorse fondamentali necessarie per la sopravvivenza.
E non sono in grado di competere nella vendita dei loro prodotti sui mercati locali, sommersi da produzioni a basso costo di produttori sovvenzionati nei paesi più ricchi. A causa della povertà e della carenza di tecnologie appropriate, i poveri rurali sono spesso costretti a usare tecniche di coltivazione che in sostanza distruggono il terreno lavorato.
Tra le popolazioni povere delle campagne, assai diversificate, si distingue un gruppo significativo: le donne. La maggioranza delle donne rimane ancora economicamente e politicamente emarginata, sebbene vengano riconosciuti il loro contributo al recupero delle famiglie rurali e le loro potenzialità come agenti del cambiamento.
”Gli MDG possono essere realizzati solo se, nella guerra contro fame e povertà, viene data priorità a queste popolazioni rurali estremamente povere e senza sicurezza alimentare”, ha dichiarato il portavoce dell’IFAD, Farhana Haque Rahman. “Lo sviluppo agricolo e rurale deve essere in testa all’agenda di sviluppo per tutti i paesi che si battono per conseguire gli MDG”.
Lo sradicamento della povertà è stato al centro delle politiche governative dell’Uganda, favorendo gli sforzi per modernizzare l’agricoltura, ha dichiarato Haque Rahman. Oggi, l’Uganda è uno dei tre paesi africani che hanno sostenuto la crescita economica negli ultimi 15 anni. Il presidente dell’Uganda Yoweri Kaguta Museveni ha parlato dell’esperienza del suo paese nel discorso inaugurale del 16 febbraio.
Il Primo ministro belga, Guy Verhofstadt, ha tenuto il discorso di apertura, sottolineando che il Belgio e l’IFAD hanno costruito una forte alleanza. Nel 1994, il governo belga ha nominato l’IFAD a capo del Fondo belga per la sopravvivenza (BSF), creato per finanziare progetti di sviluppo in alcuni dei paesi più poveri del continente africano.
Questi progetti si rivolgono alle esigenze delle popolazioni africane minacciate dalla fame, la malnutrizione e la povertà. Quest’anno il BSF compirà il suo ventesimo anniversario nell’impegno per lo sradicamento della povertà mondiale.
Il presidente dell’IFAD, Lennart Båge, ha illustrato in apertura del meeting il lavoro svolto dall’IFAD e il suo ruolo cruciale nell’aiutare il mondo a raggiungere gli MDG.
Gli MDG sono stati approvati da tutti gli stati membri delle Nazioni Unite nel 2000. Un insieme di otto obiettivi misurabili e legati ad una scadenza, che delineano traguardi specifici di riduzione della povertà, i più ampiamente sostenuti, esaurienti e specifici mai stabiliti prima a livello mondiale. Essi sono divenuti parametro di riferimento comune per governi, organizzazioni internazionali di sviluppo, società civile e movimenti sociali.
A gennaio, un rapporto del Progetto del Millennio – ente indipendente di consulenza incaricato dal Segretario generale dell’Onu – ha avvertito che gli Obiettivi di sviluppo del millennio non saranno raggiunti da diversi paesi, a meno di una imponente svolta politica globale nel 2005.
”Abbiamo il tempo e le risorse per realizzare gli MDG in tutti i paesi, se agiamo velocemente”, afferma il rapporto. Esso riconosce anche il ruolo fondamentale dello sviluppo agricolo e rurale nel conseguimento degli MDG, e ammette chiaramente che la vera crisi è nelle aree rurali.
L’IFAD ritiene che gli MDG non potranno essere raggiunti se l’investimento non sarà indirizzato al sostegno delle comunità rurali per dirigere, gestire e controllare le loro stesse condizioni. Il punto non è semplicemente offrire maggiori risorse, ma consegnare direttamente risorse e opportunità nelle stesse mani delle popolazioni povere.
”La maggior parte delle raccomandazioni presenti nel rapporto si riferiscono chiaramente all’Africa”, ha dichiarato il Segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan. “Il contributo dell’Africa è essenziale per assicurare che il 2005 diventi il punto di svolta per il continente, le Nazioni Unite e il mondo”.
La devastazione dello tsunami ha dato un segnale mondiale urgente per adempiere ai propri impegni verso le comunità più povere della terra attraverso obblighi già racchiusi negli MDG.
”Inesorabilmente, quando i disastri naturali colpiscono, sono le popolazioni più povere a subire le maggiori avversità”, ha dichiarato Båge. “Queste comunità povere hanno perso tutto nello tsunami, ma la capacità di recupero dimostrata è straordinaria. Nella popolazione locale abbiamo riscontrato incredibile determinazione nell’affrontare la calamità. Ma per aiutarla a rialzarsi sulle proprie gambe, l’IFAD ritiene che il sostegno allo sviluppo non dovrebbe limitarsi al soccorso immediato, bensì aiutare a ricostruire le competenze della comunità e le risorse per il futuro”.
Far convergere i donatori sullo sradicamento della povertà nel mondo è “fondamentale, se vogliamo conservare qualche speranza di aiutare i popoli a far fronte alle catastrofi future come quella attuale in Asia”, ha dichiarato Båge.
Haque Rahman ha detto che le attività dell’IFAD sono governate dal “Quadro strategico IFAD 2002-2006: Abilitare i poveri rurali a vincere la propria povertà”. I tre obiettivi strategici della struttura sono: dare forza ai poveri rurali e alle loro organizzazioni; potenziare un accesso equo alle risorse naturali produttive e alle tecnologie; aumentare l’accesso dei poveri a servizi e mercati finanziari.
Tutte le decisioni dell’IFAD nel 2004 – su strategie regionali, nazionali e tematiche; strategie di riduzione della povertà; dialogo politico; partner di sviluppo – sono state prese in vista di questi obiettivi, ha dichiarato Haque Rahman.
La sessione del Consiglio Esecutivo di questa settimana ha eletto anche un nuovo presidente dell’IFAD. Sono stati nominati due candidati. L’attuale presidente Lennart Båge, di nazionalità svedese, è stato confermato per un secondo mandato. Båge aveva iniziato il suo attuale mandato di quattro anni nell’aprile del 2001. Prima del suo incarico all’IFAD, era stato a capo dell’agenzia svedese per la cooperazione allo sviluppo internazionale.
L’Indonesia aveva candidato Jannes Hutagalung. Hutagalung è un consulente del Ministero delle Finanze, Dipartimento Gestione, ed ex ministro rappresentante della Cooperazione economica internazionale dell’Indonesia.
*José Rampal è un giornalista specializzato in cooperazione allo sviluppo internazionale.

