INFANZIA: Un futuro minato

CITTA’ DEL MESSICO, 29 dicembre 2004 (IPS) – Una bambina è nata per strada questa settimana nella capitale messicana. Non ha ancora un nome. I genitori, due giovani indigenti, sono felici, ma non sanno come mantenerla. Questa situazione è la stessa per milioni di minori in America Latina, per i quali l’infanzia è una parola senza significato.

Tra il 56 e il 59 per cento di bambine, bambini e adolescenti in America Latina e Caraibi sono poveri, ha detto all’inizio di dicembre Nils Kastberg, direttore regionale del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), alla presentazione in Messico del capitolo latinoamericano del rapporto annuale sullo stato mondiale dell’infanzia 2005.

Il 21 per cento dei minori di 18 anni non ha un alloggio adeguato, il 16 per cento non ha neppure una latrina, il sette per cento non ha assistenza sanitaria, il cinque per cento è sottopeso e il tre per cento dei minori tra i sette e i 18 anni non è mai andato a scuola.

In molti posti, bambini e bambine si scontrano con povertà, violenza armata e la minaccia del virus di immunodeficienza acquisita (Hiv, causa dell’Aids).

Per loro – afferma l’Unicef – “l’infanzia è una parola priva di contenuto e una promessa spezzata”. Sebbene la situazione dell’infanzia e adolescenza registri progressi importanti, persistono problemi e ritardi, ha detto Kastberg.

Jesús Omar, il padre della neonata, conosce questi problemi. Vive per strada da quando aveva 10 anni. Ha visto e fatto “di tutto”, ha raccontato all’IPS.

I suoi primi anni sono stati segnati dalla violenza del padre, e il resto dell’infanzia da esperienze di droga, sesso precoce e problemi di sussistenza.

“Qui, ti dico, si vive di tutto e puoi diventare papà pure dopo un incontro con la tipa che ti piace”, dice Omar.

La casa che divide con la compagna Laura è in un parchetto vicino alla strada Reforma, una delle principali della città. È una tenda circondata di spazzatura, cani randagi e ratti che sbucano nella notte.

“Non so come faremo con la bambina, ma vogliamo tenerla e darle quello di cui ha bisogno”, afferma Omar, dichiarando di aver passato gli ultimi anni consumando droghe.

La bambina è nata all’improvviso e al parto hanno assistito alcuni studenti di medicina che passavano di là. Oggi Laura e la neonata, che pesa appena 2,2 chili, sono in un ospedale pubblico dove le hanno portate i paramedici.

L’Unicef ricorda un fatto noto: la mancanza delle entrate sufficienti in una famiglia, come quella che dovrà subire la figlia di Laura e Omar, “rappresenta una disuguaglianza di opportunità affinché bambini e bambine sopravvivano, crescano e si sviluppino”.

“In Brasile, ci sono tre volte più possibilità che bambini e bambine, le cui famiglie hanno redditi familiari pro-capite inferiori alla metà del salario minimo, muoiano prima del quinto compleanno; 21 volte più probabilità che siano analfabeti e 30 volte più possibilità che vivano in una casa senza un adeguato rifornimento di acqua”, sottolinea l’agenzia delle Nazioni Unite.

“Non so come farò, magari cercherò un lavoro per mantenere mia figlia, per darle quello di cui ha bisogno”, dice Omar riflettendo sul futuro immediato.

I paesi di America Latina e Caraibi occupano posizioni intermedie nella lista mondiale dell’Unicef di 192 nazioni sulla mortalità tra i minori di cinque anni, “indicatore fondamentale per calcolare il benessere dei figli”, spiega l’agenzia.

Cuba, con otto minori morti prima dei cinque anni ogni mille nati, occupa la posizione migliore nella regione, al 153° posto. Haiti, invece, occupa la peggiore, la 118, con 39 morti ogni mille.

L’Unicef riconosce che la regione ha compiuto, nella media, grandi passi in favore l’infanzia negli ultimi 43 anni. Tra il 1960 e il 2003, si è ridotta la mortalità tra i minori di cinque anni, da 153 al 32 per mille, e la mortalità infantile a un anno, da 102 a 27 casi su mille.

Nel mondo in via di sviluppo, l’America Latina occupa una buona posizione per raggiungere entro il 2015 l’abbattimento di due terzi della mortalità di bambini e bambine fino ai cinque anni d’età, calcola l’Unicef.

Questo è uno degli Obiettivi di sviluppo del millennio dell’Onu, definiti dalla comunità internazionale nel 2000 come una grande piattaforma per porre fine alla povertà e alle disuguaglianze.

La lista comprende obiettivi di riduzione della povertà estrema e della fame, di universalizzazione dell’educazione primaria, uguaglianza tra i generi, e miglioramenti nelle condizioni della salute materno-infantile, lotta all’Aids e accesso all’acqua e alla sicurezza sanitaria.

Il direttore regionale dell’Unicef ha esortato i governi e la società latinoamericani a considerare questi obiettivi “come un piano e non come un tetto”.

Ma Omar non va così lontano. Il suo proposito immediato è trovare un lavoro e un po’ di soldi per lasciare la strada, insieme a Laura e alla piccola neonata.(FINE/2004)