AMBIENTE: Le contraddizioni della Banca Mondiale

BUENOS AIRES, 27 dicembre 2004 (IPS) – La Banca Mondiale dice di incoraggiare la crescita economica “ecologicamente responsabile” nei paesi in via di sviluppo, ma gli attivisti si chiedono perché negli ultimi dodici anni abbia sostenuto 332 progetti sui combustibili fossili.

Secondo uno studio della Sustainable Energy and Economy Network (SEEN), un progetto dell’Institute for Policy Studies di Washington e del Transnational Institute di Amsterdam, da quando la Banca nel 1992 si è impegnata a finanziare progetti per l’energia sostenibile nei paesi poveri, solo uno su 17 di questi programmi riguarda le energie rinnovabili.

Nadia Martinez, coordinatrice della SEEN per l’America Latina, ha confermato all’IPS i dati contenuti nel rapporto ”A Wrong Turn from Rio”, anche alla luce dell’ultima pubblicazione della Banca Mondiale presentata alla COP-10, la decima Conferenza sul cambiamento climatico tenutasi a Buenos Aires a dicembre.

Al lancio del rapporto annuale della Banca Mondiale, “Environment Matters” – che quest’anno ha per tema la crescita sostenibile nel Sud in via di sviluppo – Warren Evans, direttore del dipartimento per l’ambiente della Banca, ha confermato che l’istituto di credito internazionale sostiene progetti sui combustibili fossili.

Ma afferma che questo sostegno è necessario per soddisfare i bisogni della popolazione povera.

Un miliardo e seicento milioni di persone nel mondo in via di sviluppo non hanno l’elettricità, e un numero ancora più alto dipende dai combustibili fossili per cucinare e riscaldarsi, ha detto Evans. Ma – ha aggiunto – la Banca sostiene un numero sempre maggiore di progetti sulle energie rinnovabili.

La SEEN sottolinea tuttavia l’incoerenza della Banca, che mentre da un lato incoraggia la crescita sostenibile, dall’altro investe su progetti che aumentano le emissioni di gas serra, che intrappolando il calore nell’atmosfera terrestre sono responsabili del cambiamento climatico.

Il rapporto della Banca calcola che entro il 2050 il PIL mondiale sarà quadruplicato e che la crescita sarà particolarmente forte nei paesi ora in ritardo. “Tuttavia, ciò che conta è come cresceremo”, continua il documento.

“Chiaramente, un modello di sviluppo prudente deve basarsi sull’integrazione tra crescita economica, responsabilità ambientale ed equità sociale”, si legge in uno degli articoli dello studio.

Evans ha affermato che lo scopo è diffondere la consapevolezza che la crescita può essere sostenibile solo integrando pienamente le questioni ambientali. Inoltre, ha denunciato lo stato critico dell’ambiente a livello globale e la “allarmante lentezza” dei progressi verso il raggiungimento degli obiettivi ambientali globali.

Nel rapporto vi sono anche articoli di Alberto Cárdenas, segretario messicano per l’ambiente e le risorse naturali; Xie Zhenhua, ministro cinese per la tutela ambientale e Prodipto Ghosh, segretario indiano per l’ambiente e le foreste.

Secondo Cárdenas, il degrado ambientale costa al Messico l’equivalente del 10-11 per cento del PIL, circa 64 miliardi di dollari l’anno.

Dal canto suo, Fernando Tudela, sottosegretario all’ambiente, dichiara che in America Latina molti pensano che investire nell’ambiente potrebbe danneggiare la competitività. Invece – replica Tudela – è esattamente il contrario: se il paese non riuscirà a fronteggiare le sfide ambientali, si farà sfuggire delle buone opportunità.

Ghosh afferma che il suo paese ha “superato bene il declino della qualità ambientale e l’aumento del reddito pro-capite molto prima di altri paesi in via di sviluppo”.

Ma insiste sulla necessità di alleviare la povertà, poiché i poveri sono le vittime principali del degrado delle risorse naturali.

Zhenhua sostiene che entro il 2020, il PIL della Cina sarà quadruplicato rispetto al 2000, ma che entro questa data le energie rinnovabili dovrebbero coprire il 12 per cento del consumo energetico nazionale, rispetto a meno dell’1 per cento attuale.

Il rapporto della Banca ha così fornito uno quadro generale delle sfide che il mondo in via di sviluppo deve affrontare: in primo luogo incentivare una crescita economica fondata su un modello di sviluppo più sostenibile di quello attuale, che si basa principalmente sul consumo di fonti energetiche inquinanti responsabili del surriscaldamento della Terra.

Ma la SEEN ha ricordato che non è stato mantenuto l’impegno assunto nel summit del 1992 di Rio de Janeiro, di investire in progetti sulle energie rinnovabili, e che invece la maggior parte dei programmi della Banca Mondiale hanno favorito l’uso dei combustibili fossili.

La SEEN stima che negli ultimi 12 anni la Banca ha investito più di 28 miliardi di dollari in progetti sui combustibili fossili, con programmi di “estrazione, centrali elettriche e riforme del settore”.

“Dal 1992 al 2004, 332 progetti sostenuti dall’Istituto rilasceranno nell’atmosfera 43,4 miliardi di tonnellate di gas serra”, ha commentato Martinez all’IPS.

E non è giusto, ha aggiunto l’attivista, che la Banca Mondiale – che dovrebbe essere la prima a finanziare progetti per l’energia pulita nei paesi poveri – continui a favorire le emissioni di gas serra partecipando alle “opportunità commerciali” create proprio per ridurre le emissioni.

Martinez si riferisce al sostegno della Banca ai “meccanismi di flessibilità” stabiliti dal Protocollo di Kyoto, che permettono ai paesi industrializzati di ridurre le emissioni globali di gas serra finanziando progetti nei paesi in via di sviluppo.

I 30 paesi firmatari del Protocollo – che entrerà in vigore il 16 febbraio 2005 – si sono impegnati a ridurre le loro emissioni del 5,2 per cento rispetto ai livelli del 1990, con diverse scadenze tra il 2008 e il 2012.

Uno dei meccanismi di flessibilità, quello per lo “sviluppo pulito”, garantisce incentivi alle ditte private che finanziano progetti per la riduzione delle emissioni di gas serra nel mondo in via di sviluppo, in cambio di crediti significativi per il raggiungimento degli obiettivi stabiliti.