SVILUPPO: Da Helsinki una speranza per l’Africa

PRETORIA, 2 novembre 2004 (IPS) – Una giornata tipica comincia alle cinque del mattino. Con una
pentola sulla testa, e a volte un neonato in spalla, le donne delle
zone rurali africane camminano 12 chilometri al giorno per
procurarsi l’acqua

Quando tornano dal fiume devono rassettare le capanne, per poi andare a lavorare nei campi. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’agricoltura e l’alimentazione (FAO), in molti paesi africani le donne producono l’80 per cento degli alimenti.

In Sudan, il 30 per cento delle donne lavora nell’agricoltura, e nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) l’80 per cento, secondo la FAO.

Dopo aver terminato lo spossante lavoro nei campi, le donne tornano alle loro case e devono cucinare per i figli e i mariti, prima di andare a letto esauste. Il giorno dopo, le aspettano gli stessi compiti: una trappola della povertà senza apparenti vie d’uscita.

Tuttavia, il processo di Helsinki esprime il rifiuto di soccombere al pessimismo cui inducono queste e molte altre situazioni del Sud in via di sviluppo.

L’iniziativa lanciata due anni fa dai governi di Finlandia e Tanzania è intesa a combattere l’ineguaglianza con l’obiettivo di rendere il mondo un luogo più sicuro.

“La premessa del Processo di Helsinki è che l’attuale strategia per risolvere problemi mondiali non dà risultati e che le istituzioni che hanno il potere di migliorare le cose sono inefficienti, ingiuste e antidemocratiche”, ha dichiarato Flora Musonda, membro della segreteria del Processo di Helsinki in Tanzania.

“Il processo promuove allora il cambiamento, e crediamo che ciò sia possibile se vengono formulate le giuste domande, se si coinvolgono le giuste istituzioni e si cercano soluzioni innovatrici”, ha detto Musonda in una riunione convocata dagli organizzatori dell’iniziativa a Pretoria, capitale sudafricana.

La ricerca di queste soluzioni è guidata dal Gruppo di Helsinki, copresieduto dai cancellieri di Finlandia e Tanzania, rispettivamente Erkki Tuomioja e Jakaya Kikwete.

Ilari Rantakari, rappresentante del Processo di Helsinki nel Ministero degli Esteri finlandese, ha detto all’incontro di Pretoria che il processo tende a promuovere nuove associazioni tra il Nord e il Sud, come anche tra i governi, le società civili e il settore privato.

Rantakari spera che il processo faccia in modo che la comunità internazionale “sia più responsabile nel determinare le politiche mondiali e più rispettosa delle politiche concordate a livello globale, come quelle relative ai diritti umani e agli Obiettivi di sviluppo del millennio”.

Gli Obiettivi di sviluppo del millennio, concordati dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2000, prevedono di ridurre della metà la povertà, l’accesso universale all’educazione primaria e la riduzione di due terzi della mortalità infantile tra il 1990 e il 2015.

Altri obiettivi si riferiscono alla diminuzione della mortalità materna, la lotta contro l’Hiv/Aids e la sostenibilità ambientale.

Di tutti questi traguardi, l’unico che sembra in via di realizzazione è la riduzione della povertà, ha affermato il presidente della Banca mondiale James Wolfensohn, nella Giornata internazionale per lo sradicamento della povertà, lo scorso 17 ottobre.

Questo obiettivo mondiale verrebbe raggiunto “grazie agli sforzi della Cina e dell’India”, i paesi più popolati del pianeta, ma “in alcune zone dell’Asia meridionale, il panorama è meno incoraggiante, e nell’Africa subsahariana si prevede che il numero di persone che vivono nella povertà estrema aumenterà”, ha avvertito Wolfensohn.

Il 26 settembre, la Gran Bretagna ha annunciato un’iniziativa per aiutare a pagare il 10 per cento del debito che i 32 paesi più poveri del mondo hanno con creditori internazionali.

La proposta è stata tuttavia respinta dagli altri membri del Gruppo dei Sette (G-7) paesi più ricchi del mondo in una riunione tenutasi a Washington il 2 ottobre scorso.

Fantu Cheru, docente di sviluppo internazionale dell’Università americana di Washington, ha detto all’incontro di Pretoria che il tempo per aiutare i poveri del mondo va esaurendosi.

Cheru ha proposto che 5 miliardi di dollari di una proposta di vendita delle riserve di oro del Fondo monetario internazionale (FMI) vengano messi da parte per aiutare i paesi in via di sviluppo a far fronte alle fluttuazioni delle monete e dei prezzi dei prodotti basilari, uno degli altri mali dell’economia mondiale.

Oltre alle deliberazioni del Gruppo di Helsinki, il Processo di Helsinki comprendeva dibattiti su “un’agenda economica mondiale” e “sicurezza umana”.

In base ai risultati di questi colloqui, il Gruppo di Helsinki pronuncerà delle raccomandazioni rivolte a governi e istituzioni, che verranno pubblicate in un rapporto finale a maggio del prossimo anno.

Nonostante il Processo sia guidato da Tanzania e Finlandia, entro breve potrebbero unirsi al dibattito Sud Africa, Algeria, Brasile, Messico, Malaysia, India, Canada e altri paesi, ha annunciato Rantakari.