DIRITTI UMANI: Argentina, per non dimenticare

BUENOS AIRES, 29 marzo 2004 (IPS) – In questi giorni un gruppo di associazioni per i diritti umani deve decidere le sorti dell’ESMA, il più importante centro di tortura della dittatura militare Argentina negli anni tra il 1976 e il 1983

“Mentre andava a lavoro, è stata prelevata e portata negli scantinati dell’ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada) dove si trovavano la stanza delle torture e l’infermeria”, si legge nei racconti di due dei pochi sopravvissuti al centro clandestino di detenzione.

La storia di Maria Carmen Moyano, una delle tante prigioniere politiche ad aver partorito durante la detenzione all’ESMA, è raccontata in “Nunca Más”, il rapporto scritto nel 1984 dalla Commissione nazionale per le persone scomparse(Conedep).

La testimonianza è di Sara Solarz de Osatinsky e di Ana María Marti, entrambe recluse all’ESMA insieme a Maria Moyano, madre di una bambina rapita subito dopo il parto da un sottufficiale; madre e figlia risultano ancora oggi “desaparecidas” (scomparse).

Oggi, la Marina militare sta lasciando la sede dell’ESMA, che le organizzazioni per i diritti umani trasformeranno in un museo per tenere viva la memoria della “sporca guerra” contro i veri o sospetti dissidenti.

L’ESMA, con il suo Centro ufficiali, si trova nel centro di Buenos Aires ed è uno dei principali simboli della repressione. E' il silenzioso testimone delle torture inflitte a circa 5000 prigionieri politici passati per la scuola della Marina, molti dei quali ‘desaparecidos’.

Le testimonianze dei pochi sopravvissuti sono state raccolte nel rapporto “Nunca Más”.

Le pressioni delle organizzazioni per i diritti umani hanno costretto il governo a sfrattare la Marina dall’ESMA e da quei 19 ettari di terreno su cui sorgono 15 edifici. Parte del complesso sarà trasformato in un museo della memoria, ma le associazioni devono ancora decidere cosa fare con il resto degli edifici.

L’immensa area apparteneva alla città di Buenos Aires ma fu ceduta alla Marina nel 1924 per la costruzione di una scuola militare. Il complesso, secondo gli accordi, sarebbe tornato alla città una volta esaurita la sua funzione.

Nel 1998, l’allora presidente Carlos Menem (1989-1999) ha firmato un decreto per la demolizione degli edifici e la creazione di un grande parco, con un monumento dedicato alla “riconciliazione” del popolo argentino.

Ma i gruppi per i diritti umani si sono opposti alla demolizione ottenendo una ingiunzione che ha bloccato l’attuazione del decreto, anche se la Marina ha continuato a occupare gli immobili.

Oggi il governo di centro sinistra di Néstor Kirchner ha ordinato la restituzione del complesso al comune che da tempo è schierato con le associazioni per la creazione del museo della memoria.

Il passaggio ufficiale della proprietà è avvenuto mercoledì 24 marzo, giorno del ventottesimo anniversario del colpo di stato che ha dato vita a una delle dittature più sanguinarie dell’America Latina.

Secondo i dati ufficiali, le persone ‘scomparse’ per mano delle forze di sicurezza sarebbero 9000, mentre per le associazioni la cifra reale è di 30.000 ‘desaparecidos’.

Kirchner ha promesso ai sopravvissuti e ai familiari delle vittime che l’ESMA “diverrà un luogo della memoria” gestito dalle associazioni per i diritti umani.

L’unica decisione presa dalle organizzazioni è di creare un museo della memoria. Il resto è ancora tutto da decidere.

“Il museo dell’Olocausto di Washington D.C. è stato inaugurato dopo cinque anni di dibattiti e discussioni. Non è realistico pensare di realizzarlo in quindici giorni”, ha detto all’IPS Mabel Gutierrez.

L’associazione familiari dei detenuti e desaparecidos politici, di cui fa parte Gutierrez, fa parte di Memoria Abierta, una sigla che riunisce altre otto associazioni.

Memoria Abierta, creata per conservare la memoria del terrorismo di stato, ha lavorato su diversi progetti dal 1999. Tra questi, la raccolta di testimonianze orali, documenti scritti e fotografie, e un programma di “topografia della memoria”.

I progetti hanno lo scopo di rendere visibili gli oltre 300 centri di detenzione illegale, dove la dittatura ha imprigionato e torturato i prigionieri politici.

Per realizzare il museo dell’ESMA che fa parte del progetto “topografia della memoria”, i familiari dei ‘desaparecidos’ hanno messo a disposizione documenti, foto e oggetti personali.

Durante la prigionia, ad alcune detenute che avevano partorito era stato permesso di crescere i loro figli per settimane o anche mesi, per poi essere uccise. I bambini, in seguito, sono stati ‘adottati’ dai loro carcerieri o affidati a famiglie vicine al regime.

“Il museo che vogliamo” era il titolo della prima conferenza organizzata cinque anni fa da Memoria Abierta per discutere il destino dell’ESMA con esperti di museologia e associazioni.

Gutierrez ha ammesso: “Pensavamo di dover aspettare 20 o 30 anni prima di vedere nascere il museo”.

Memoria Abierta ha già registrato il museo all’”International Coalition of Historic Site Museums of Conscience”, che riunisce una decina di siti in vari paesi del mondo, luoghi emblematici per ricordare genocidi, guerre, oppressioni e discriminazioni.

Le associazioni per i diritti umani non hanno ancora deciso se ripristinare gli edifici così com'erano quando il luogo di detenzione si trovava nel Centro ufficiali, e al momento non hanno trovato un accordo sull’allestimento e sul tipo di oggetti e fotografie da esporre ai visitatori.

Tutti concordano sul fatto che i terreni e gli edifici debbano essere ripristinati, e nessuno auspica la coesistenza con le forze militari.

I sopravvissuti raccontano di essere stati incatenati, ricordano gli elicotteri con i detenuti che atterravano nella piazza centrale del complesso e i corpi delle vittime inceneriti nei campi sportivi.

“Sono certo che troveremo un accordo” ha affermato Gutierrez, riferendosi alle opinioni discordanti sull’utilizzo degli edifici.

Due settimane fa l’ammiraglio Juan Godoy ha ammesso per la prima volta che l’ESMA era “il simbolo della barbarie”, dove avvenivano crimini aberranti.

Il presidente ha chiesto alla Marina militare di abbandonare gli edifici utilizzati come scuole di addestramento e di trasferirle in un’altra zona di Buenos Aires entro la fine dell’anno, come lo stesso ammiraglio Godoy ha affermato durante una cerimonia pubblica.

Il 19 marzo, Kirchner, che dopo la sua nomina a maggio del 2003 si è espresso più volte in difesa dei diritti umani, ha incontrato 30 sopravvissuti durante una visita all’ ESMA.

Mano nella mano, gli ex prigionieri politici, donne e uomini, hanno trattenuto a stento l’emozione rivedendo il luogo delle loro sofferenze.

Per molti è stata la prima volta dopo che furono liberati. “E’ stato come lasciarsi alle spalle una vicenda dolorosa” ha dichiarato Manuel Franco, che nel 1979 ha passato 46 giorni all’ESMA.

Secondo le associazioni per i diritti umani circa 100 sopravvissuti vivono in Argentina o all’estero. Il resto dei detenuti nelle scuole sono ‘desaparecidos’.

L’ultimo responsabile dell’ESMA, Emilio Massera, ex membro della giunta militare ed ex ammiraglio, è ora agli arresti domiciliari per il rapimento dei figli di prigionieri politici.

Nel 1995, l’ex capitano Adolfo Scilingo ha scioccato l’opinione pubblica mondiale rivelando che i prigionieri politici venivano gettati vivi in mare, come è scritto nel libro “The flight” del giornalista e attivista Horacio Verbitsky.

L’ESMA ospitava anche altre attività criminali che hanno accompagnato la dittatura, oltre ai rapimenti, le torture e gli omicidi dei dissidenti, la sottrazione dei beni dei prigionieri politici e la falsificazione dei documenti.

All’interno dell’area c’era un magazzino dove venivano raccolti i beni, trafugati dalle case dei prigionieri politici, che venivano venduti o divisi tra i militari.

E’ stato ritrovato il materiale che serviva per la falsificazione dei documenti. Vi era inoltre un vero e proprio ufficio “beni immobili”, adibito al trasferimento delle proprietà delle vittime a una compagnia di facciata creata da un gruppo di ufficiali della Marina militare.

Il 26 marzo, ventottesimo anniversario del colpo di stato, i familiari dei sopravvissuti hanno sfilato con le immagini dei “desaparecidos” intorno al recinto che circonda l’ESMA. Sono poi entrati per prendere parte alla cerimonia in cui Kirchner ha formalmente annunciato il nuovo utilizzo della struttura.

La cerimonia si è conclusa con un concerto dei cantautori argentini Leon Gieco e Victor Heredia e del cantautore spagnolo Joan Manuel Serrat.

L’evento è stato il primo passo verso la ricostruzione di un doloroso passato.