DIRITTI: Al via la campagna contro il traffico di bambini

BELGRADO, 21 ott (IPS) – La scorsa settimana è stata lanciata in Serbia una campagna contro il traffico di bambini, proprio mentre i dati testimoniano un'allarmante
crescita del fenomeno

Obiettivo della campagna è informare la popolazione dei pericoli che corrono i bambini, attraverso manifesti per le strade e spot sui principali canali televisivi. A guidarla, “Save the Children UK”, insieme a diverse organizzazioni locali.

“Negli ultimi anni, il traffico di bambini è diventato il più orrendo dei crimini”, ha dichiarato Marko Sinadinovic, di “Save the Children UK”-Belgrado, durante un seminario tenutosi lo scorso lunedì.

“I dati ufficiali da più parti del mondo parlano di 700.000/1.200.000 bambini coinvolti ogni anno in questo traffico, che è diventato il terzo crimine più redditizio dopo il traffico di droga e quello di uomini”, ha riferito Jasmina Milutinovic di “Astra”, ong di Belgrado che aiuta i bambini vittime di violenza.

Secondo il rapporto pubblicato dall'UNICEF (Fondo delle Nazioni Unite per i bambini e l'educazione) lo scorso giugno, ogni anno 1.200.000 bambini sono vittime del traffico internazionale.

Il documento dell'UNICEF afferma che il fenomeno “è in spaventosa crescita, in particolare tra i bambini provenienti dagli ex paesi comunisti dell'Europa orientale e centrale; non si hanno dati certi sul loro numero, che sembra si aggiri intorno alle decine di migliaia ogni anno”.

Il Patto di stabilità per il sud-est europeo (SPSEE), ente locale dell'Ue, ha presentato all'inizio del mese un rapporto sul traffico di esseri umani, sottolineando come il commercio di bambini sia diventato il fenomeno più rilevante.

Il rapporto riguarda Albania, Bosnia, Bulgaria, Kosovo, Macedonia, Moldavia, Serbia-Montenegro e Romania. La Croazia non è stata inclusa, perché le autorità non hanno ancora elaborato un metodo per identificare ed assistere le vittime: dal 2000, ne sono state individuate solo cinque, ma in realtà il numero sarebbe di gran lunga superiore.

Il rapporto del SPSEE afferma che nella regione sono state identificate e assistite 5000 persone tra gennaio 2000 e giugno 2003 e pur non specificando il numero di bambini, ammette che il fenomeno è “in considerevole crescita”.

In Bulgaria – afferma il documento – metà delle vittime sono minori (di 18 anni), mentre in Albania la cifra sale al 65%. I bambini diventano oggetto di questo traffico per diversi scopi: elemosina, furto, violenza sessuale e mercato della pornografia.

Vlastimir Vulkic, capo del dipartimento per il crimine minorile del Ministero degli Interni serbo, ha dichiarato all'IPS che “mentre un tempo il traffico di bambini riguardava i paesi africani ed asiatici, oggi le vittime provengono soprattutto dagli ex paesi comunisti dell'Europa orientale per essere vendute in occidente, dove diventano criminali o schiavi del mercato del sesso”.

Secondo Vulkic, il commercio di bambini è il prodotto dell'estrema povertà: “Le vittime provengono da strati sociali deboli da ogni punto di vista, economico, emotivo, culturale. Attratte dalla promessa di una vita migliore all'estero, fatta di poco lavoro e facili profitti, i bambini ascoltano i genitori e pensano di poter raggiungere l'obiettivo”.

Il mediatore che convince i genitori a far partire i loro figli, prosegue Vulkic, è di solito una persona vicina alla famiglia: “Un amico, un vicino di casa; genitori e figli si fidano di lui e credono al mondo immaginario che lui racconta. La cosa più triste è che il bambino è trattato come un oggetto dai genitori, dal mediatore e da tutti gli altri”.

La Serbia è considerata il paese di transito per la maggior parte delle vittime del traffico di bambini provenienti dai paesi dell'Europa dell'Est: “Dopo averla attraversata, i bambini finiscono in Albania o sulle coste montenegrine, dove è facile imbarcarli per l'Italia, da dove poi raggiungono l'Europa occidentale”.

Le autorità serbe si sono unite alla polizia delle altre regioni nella lotta contro questo crimine solo l'ultimo anno, ma in pochi casi di scomparsa è stata aperta un'indagine. Secondo le fonti governative, lo scorso anno in Serbia sono state 74 le vittime del traffico di bambini.

Lo scorso dicembre, all'aeroporto di Belgrado, la polizia ha scoperto una ragazza rom di 14 anni, accompagnata da una persona che non era il padre. I cognomi dei passaporti coincidevano, ma il suo era stato contraffatto. È poi emerso che la madre l'aveva venduta ad un mediatore per 300 dollari. In Albania, una coppia ha venduto il figlio di tre anni ad un mediatore in cambio di un televisore a colori. Il mediatore lo ha portato poi in Italia, dove sembra sia stato venduto ad una famiglia che voleva adottare un bambino.

La scorsa settimana, inchieste sui media italiani indicavano Pescara come un centro del traffico di bambini, di fronte ai porti di Albania e Montenegro. Gli investigatori locali hanno riportato che circa 30 bambini minori i 14 anni sarebbero stati nascosti a Pescara, dopo essere stati introdotti clandestinamente dall'Albania.

Il circuito del traffico è stato individuato a seguito dell'arresto del leader dell'organizzazione da parte delle autorità albanesi all'inizio di quest'anno.

Gli esperti hanno poche speranze per i bambini vittime del commercio. Lo psicologo Zarko Trebjesanin ha riferito all'IPS: “Le probabilità di recupero e reintegrazione sono molto scarse. È un processo che richiede molto tempo e sforzi, se mai è possibile”.