MONROVIA, 6 ott (IPS) – Deciso a trasformare la Liberia da Stato fallimentare in subbuglio a Nazione in pace, un alto inviato dell'Onu ha rivelato i piani per sfuggire ad una crisi che ha destabilizzato la regione centroafricana. Jacques Paul Klein, rappresentante speciale per la Liberia del segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, crede che la pace nel paese sia la chiave per la stabilità di tutta l'Africa occidentale.
Il conflitto liberiano ha generato un traffico di armi leggere attraverso le frontiere della regione, portando instabilità anche nelle vicine Sierra Leone, Guinea e Costa d'Avorio.
Klein, dopo essersi consultato con diversi leader africani, ha dichiarato ai giornalisti: “Nei miei incontri con i presidenti di Sierra Leone, Guinea e Costa d'Avorio, tutti hanno sottolineato l'importanza di contenere i belligeranti entro i confini della Liberia, per dare stabilità alla regione”.
Klein ha ricordato l'importanza del capitolo 7 dell'alto mandato dell'Onu (che prevede l'invio di 15mila caschi blu, 200 osservatori militari e 1.100 gendarmi internazionali, la più grande operazione Onu nel mondo per il mantenimento della pace) per smobilitare 40mila combattenti e risolvere l'enorme crisi umanitaria e politica del paese.
Dopo essersi recato a Bruxelles il 1° ottobre per raccogliere fondi e sostegno logistico, Klein è tornato a Monrovia, la capitale liberiana, per assumere l'incarico della missione di pace con un reparto di 3.500 soldati africani.
Lo scorso luglio, i soldati africani sono stati inviati a Monrovia per stabilizzare la città, preparare l'uscita di Charles Taylor – l'uomo ritenuto l'architetto del caos nella regione – e permettere all'Onu di mobilitare una forza per il mantenimento della pace. Taylor, ora in esilio nella città nigeriana di Calabar, è il primo leader africano accusato di crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
I 15mila uomini dell'Onu e le altre forze d'appoggio arriveranno nel paese solo tra 3 mesi. Il tenente generale Daniel Spande, comandante keniota delle forze Onu, ha dichiarato all'IPS: “Dispiegheremo gli uomini progressivamente per riportare la pace e la sicurezza nel paese”.
Tra le nazioni che hanno contribuito alla costituzione delle truppe vi sono Cina, Pakistan, Bangladesh, Giordania, Etiopia, Sud Africa e Namibia. Kein ha chiarito che queste verranno dispiegate in un paese diviso in quattro quadranti, con la presenza, in ognuno di essi, di un contingente e il supporto di una squadra tecnica e un ospedale.
L'inviato dell'Onu sfida i ribelli ad affrontare un tale esercito (sostenuto tra l'altro da una squadra di elicotteri da combattimento), dichiarando: “Useremo tutto il necessario per implementare il mandato del Consiglio di Sicurezza”.
Klein ha intimato ai sovversivi che il loro tempo è scaduto, assicurando che verranno perseguiti per la violazione dell'accordo di pace che avevano firmato con il governo, e affermando di aver discusso con i pubblici ministeri a New York sulla necessità di estendere il mandato del tribunale speciale della Sierra Leone per trasferirvi le persone sospettate di crimini di guerra dalla Liberia. “Questo perché – ha osservato – comporta costi eccessivi istituire adesso un tribunale per i crimini di guerra qui da noi”.
Il protrarsi del conflitto in Liberia, con l'instabilità nella regione, ha portato molti a mettere in discussione la posizione del paese nella comunità delle nazioni. Klein afferma che il Consiglio di Sicurezza concorda sul fatto che la Liberia sia “uno Stato fallimentare, in cui l'85% della popolazione (3,5 milioni di persone) è disoccupata, il 70% dei belligeranti sono bambini, i beni del governo sono stati depredati dai criminali e adesso dobbiamo ricostruire il paese”.
Ha poi affermato che le Nazioni Unite cercheranno un “accordo con il governo liberiano ad interim, e non un'amministrazione fiduciaria, che significherebbe che la popolazione non è in grado di farcela”. Con un budget di 280 milioni di dollari americani, sostiene Klein, “abbiamo messo insieme una buona proposta per ricostruire il paese”.
I combattimenti dello scorso luglio-agosto in Monrovia hanno distrutto gran parte delle infrastrutture sociali. Sembra che l'Onu considererà la ricostruzione di “tutti i settori della Liberia: le linee telefoniche, l'elettricità, il porto, la salute e l'educazione”.
Secondo gli analisti, il compito è molto arduo. Molti liberiani pensano che la comunità internazionale stia affrontando tantissime sfide, e perciò vogliono che il mondo adotti misure forti per disarmare e smobilitare i ribelli”. Thompson Adebayo, sostenitore della campagna per i diritti umani, afferma: “Creeranno un ambiente sicuro per il ritorno dei rifugiati, riporteranno la legge e l'ordine”.
Decine di migliaia di combattenti liberiani – molti dei quali mercenari dei paesi vicini – non conoscono alternative agli omicidi, lo stupro e il saccheggio.
Klein ha affermato che una volta assicurata la stabilità nel paese, si dovrà affrontare la forte crisi umanitaria che ha subito. I portatori degli aiuti hanno dichiarato che 60.000 persone che cercano rifugio nei diversi accampamenti dislocati in Monrovia e altrove vivono in condizioni spaventose.
Sono fuggiti con l'insorgere dei ribelli, e hanno paura di tornare perché le loro case sono sotto il controllo dei rivoltosi. “Non abbiamo ricevuto provvigioni per diverse settimane. A causa dell'instabilità, adesso non possiamo tornare ai nostri villaggi”, ha affermato la settantatreenne Barbara Lormia.
Barbara si sta occupando di 17 bambini e di altre persone rifugiatesi nello stadio principale di football della città.
“Il disarmo che dovrebbe permettere alle persone di circolare liberamente rimane un'illusione. Devono garantirci che quando torneremo ai nostri villaggi non saremo molestati o addirittura uccisi”, ha lamentato un insegnante sfollato.
Klein ritiene che la principale sfida sia di “smobilitare tutti i belligeranti – molti dei quali senza educazione, traumatizzati e costretti a combattere con la forza – per trovare loro un'occupazione e reintegrarli nella società.
Quanto al ruolo dei 1.100 funzionari di polizia internazionale, ha proseguito Klein, essi “recluteranno, addestreranno e ricostituiranno la forza di polizia liberiana, perché sia consapevole della sua funzione in una società democratica, per proteggere i cittadini”.
Ha affermato che le forze dell'Onu si occuperanno in seguito di ricostruire una piccola forza dell'esercito liberiano – che sia il riflesso di ogni gruppo etnico e diversa struttura del paese – e renderla professionale.
(*) Abdullah Dukuly è stato recentemente dimesso dall'ospedale dopo essere stato ferito ad una gamba dai frammenti di un razzo atterrato vicino casa sua nel sobborgo occidentale della capitale, Monrovia, il 21 luglio scorso. Il suo computer è tra i diversi oggetti personali saccheggiati durante i combattimenti di luglio-agosto in Monrovia.

