Nazioni Unite, genn 2019 (IPS) – I paesi in via di sviluppo, che rappresentano più dei due terzi dei 193 stati membri delle Nazioni Unite, lamentano di non essere rappresentati adeguatamente nei più alti ranghi dell’organismo internazionale, nonostante la presenza di candidati competenti, con ottimi titoli accademici e professionali.

Il Gruppo dei 77, costituito da 134 membri e principale coalizione dei paesi in via di sviluppo, afferma che “le persistenti disparità nella rappresentanza geografica nel Segretariato delle Nazioni Unite sono motivo di grande preoccupazione”.

Nonostante l’ONU sia stato elogiato per la sua capacità di garantire la rappresentanza equa delle donne negli ultimi anni, è ancora accusato di ignorare membri qualificati dei paesi in via di sviluppo, come Asia, Medio Oriente, Africa, America Latina e Caraibi.

Gli incarichi di alto livello vanno in gran parte a rappresentanti dei paesi occidentali, dei grandi donatori o dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (P-5), quali USA, Regno Unito, Francia, Russia e Cina.

“Ogni Segretario generale, senza alcuna eccezione, cede alle richieste delle grandi potenze”, ha detto un diplomatico asiatico all’IPS. “Questi paesi credono che le cariche di alto livello delle Nazioni Unite siano un loro diritto politico”, ha aggiunto.

Rivolgendosi alla Commissione amministrazione e bilancio delle Nazioni Unite (Quinta Commissione) a nome del G77 e della Cina, l’egiziano Karim Ismail ha detto ai delegati lo scorso novembre che una rappresentanza geografica equa è la chiave per mantenere il carattere internazionale dell’organizzazione e dei suoi Stati Membri.

Esortando il Segretariato ad accelerare gli sforzi in questa direzione, inclusa la rappresentanza di paesi che inviano truppe e agenti di polizia (TCCs/PCCs la sigla in inglese), il diplomatico ha chiesto più trasparenza nei criteri di valutazione e nella scelta della rappresentanza geografica.

“L’Assemblea ha bisogno di informazioni più complete e comprensibili su come parità di genere e rappresentanza geografica si riflettono nelle 38.000 cariche del Segretariato”, ha detto.

Le più alte cariche sono quelle dei sottosegretari generali (USGs in inglese), vicesegretari generali (ASGs), direttori (classificati in D1 e D2), capi delle missioni di pace d’oltremare delle Nazioni Unite, principalmente in Africa, e inviati speciali del Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres.

Sulla base di un sistema di equilibrio geografico, quando il Segretario generale viene da un paese occidentale, il vicesegretario generale deve essere di un paese in via di sviluppo, e viceversa. Attualmente, la nigeriana Amina Mohammed ricopre la seconda carica più prestigiosa dell’istituzione internazionale, prossima nella linea di comando a Guterres, ex primo ministro del Portogallo.

Ian Richards, presidente del Comitato di coordinamento dei sindacati e associazioni del personale delle Nazioni Unite (CCISUA in inglese), costituito da 60.000 membri, ha detto all’IPS: “La situazione attuale in cui lo staff dei paesi in via di sviluppo ha meno probabilità di arrivare in alto è inaccettabile e sfortunatamente riflette l’influenza politica e finanziaria nel sistema”.

Un’organizzazione non può dire di mettere le performance al centro della gestione e la selezione delle risorse umane, se la nazionalità continua ad essere un criterio fondamentale per l’assegnazione degli incarichi più prestigiosi, ha precisato.

In aggiunta, ha detto, c’è anche un continuo movimento di personale tra l’Assemblea Generale e gli incarichi di alto livello, che non prevede periodi di pausa, e che danneggia l’indipendenza delle Nazioni Unite.

“Guterres dovrebbe aprire un dialogo franco su questo tema”, ha dichiarato Richards. Altrimenti, ha avvertito, le tanto decantate riforme delle Nazioni Unite si riveleranno inutili e non avranno alcun significato.

I principali donatori del bilancio ordinario delle Nazioni Unite, che rivendicano le più alte cariche, sono: Stati Uniti, Cina, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Russia. Tra i paesi asiatici, Cina (membro del G77) e Giappone (che seppure asiatico ma non membro del G77 ha ancora un potere economico come principale donatore), sono entrambi favoriti per gli incarichi prestigiosi delle Nazioni Unite.

Ma l’Asia non è soltanto la Cina, il Giappone o l’India, una delle nazioni più popolose del pianeta.

Jayantha Dhanapala, ex sottosegretario generale per gli affari del disarmo, ha spiegato all’IPS che è ampiamente risaputo che l’ONU ha una politica proattiva nell’assunzione di giapponesi, inviando in Giappone delle squadre alla ricerca di talenti come riconoscimento dell’importante contributo finanziario del paese nipponico.

“È un’operazione che va fatta anche con altri paesi, per poter individuare i talenti. Ci sono forti disparità nelle assunzioni delle risorse umane all’interno dell’ONU, dove l’Occidente ottiene i posti più ambiti, nonostante i progressi realizzati nell’assunzione delle donne, che hanno riequilibrato le disparità del passato”, ha aggiunto.

Alla domanda su chi fosse responsabile del problema persistente della scarsa rappresentanza – se Guterres o gli Stati membri, l’ex vicesegretario generale Ramesh Thakur, professore emerito nell’università nazionale australiana Crawford School of Public Policy, ha detto all’IPS: “sono responsabili entrambi, ma principalmente gli Stati membri”.

I paesi asiatici, ha aggiunto, devono fare due cose: (1) Esercitare pressioni per sostenere i loro rappresentanti e (2) esercitare pressioni per il gruppo asiatico nel suo insieme.

Per esempio, ha proseguito, potrebbero chiedere che il rettore (con incarico di sottosegretario generale) dell’Università delle Nazioni Unite (UNU), unica struttura del sistema ONU ad avere il quartier generale in Asia, sia sempre un asiatico.

C’è stato in effetti un solo rettore asiatico e un solo latino-americano, nessun africano, e ben quattro del Gruppo di Stati dell’Europa occidentale e altri (gruppo WEOG, secondo la classificazione ONU).

Secondo Thakur, gli Stati membri dovrebbero richiedere al Comitato consultivo sulle questioni amministrative e di bilancio (ACABQ in inglese) di elaborare ogni due anni un rapporto sulla rappresentanza regionale per gli incarichi di USG, ASG e D2.

“Il fatto stesso di dover fornire questa documentazione renderà il Segretario generale e l’intero sistema dell’ONU molto più sensibili rispetto all’iniqua rappresentanza”, ha dichiarato.

Samir Sanbar, ex vicesegretario generale ed ex capo del Dipartimento dell’Informazione Pubblica, ha detto all’IPS che “la rappresentanza geografica equa da parte dei paesi membri in via di sviluppo – come richiesto dallo Statuto delle Nazioni Unite – è stata minata sistematicamente negli ultimi vent’anni, nonostante la disponibilità di candidati qualificati”.

Nell’attuale situazione di anomalia, ha chiarito, due cittadini britannici sono a capo di due Dipartimenti del Segretariato (Affari umanitari e Comunicazioni globali), mentre un neozelandese è a capo del Management, il Portogallo è a capo dell’ufficio affari legali, la Francia continua a dirigere il Dipartimento per il mantenimento della pace (dal 1996) e la Cina è a capo degli Affari economici/sociali. Gli Stati Uniti sono tradizionalmente a capo del Dipartimento degli Affari politici, e la Russia è a capo dell’ufficio delle Nazioni Unite a Vienna, dopo aver coordinato l’ufficio a Ginevra.

Le nomine di paesi chiave venivano fatte inizialmente in maniera selettiva dal Segretario Generale, in base al merito.

Sanbar ha poi fatto notare che vi sono stati in passato alcuni sottosegretari generali eminenti, scelti grazie alle loro eccellenti qualifiche, indipendentemente dalla nazionalità.

Per esempio, ha detto Sanbar, Brian Urquhart è stato il direttore più illustre del Dipartimento per il mantenimento della pace, a prescindere dalla sua cittadinanza britannica. Lo stesso si può dire del francese Bernard Miyet.

Ci sono stati anche altri capi di dipartimento provenienti da paesi in via di sviluppo, ha aggiunto Sanbar, come Sergio Vieira de Mello (Brasile), Jayantha Dhanapala (Sri Lanka) o Nitin Desai (India), che durante la sua carriera alle Nazioni Unite ha ricoperto incarichi per cinque diversi Segretari generali.

Lo stesso vale per lo stimatissimo capo di gabinetto di Guterres. “Il nostro apprezzato Dag Hammarskjold ha dichiarato che le Nazioni Unite hanno bisogno di grandi poteri per sopravvivere e di piccoli poteri per riuscire”, ha detto Sanbar.

Intanto il gruppo Asia-Pacifico, costituito da 53 membri, rappresenta il 27 per cento degli Stati membri dell’ONU e più della metà della popolazione mondiale, eppure soltanto il 17 per cento dello staff internazionale del Segretariato.

L’indiano Mahesh Kumar ha evidenziato queste discrepanze, facendo notare al Comitato amministrazione e bilancio che mentre lo statuto ONU pone la questione di un’equa rappresentanza geografica al centro della gestione risorse umane, restano ancora delle questioni da risolvere.

Su un totale di 38.000 dipendenti del Segretariato delle Nazioni Unite, ha detto Kumar, meno del 10 percento è coperto dal sistema delle categorie opportune. Anche per queste 3.600 cariche, 64 paesi sono nella lista dei paesi non rappresentati o scarsamente rappresentati e tra questi, 50 sono paesi in via di sviluppo.

Inoltre, il numero di Stati membri nella categoria di non rappresentati o poco rappresentati continua a crescere dal 2014.

In aggiunta, quasi 60 paesi in via di sviluppo sono vicini al livello più basso di categoria di rappresentanza opportuna e sono a rischio di scivolare nella categoria sottorappresentata, ha detto Kumar.

“Questi numeri mostrano uno scenario molto desolante dell’attuale iniqua rappresentanza”, ha aggiunto, lamentando che la disparità a livello regionale è molto netta specialmente per le cariche di alto livello, e che anche nelle cariche al Dipartimento per il mantenimento della pace la disparità è evidente.

Circa la metà dei comandanti dei contingenti militari – 6 su 14 – vengono dagli Stati dell’Europa occidentale e altri paesi, che comprendono appena il 14 percento del totale degli Stati membri.

Attualmente, i 5 paesi che inviano più truppe alle forze di pace d’oltremare delle Nazioni Unite, di 90.000 unità, includono: Etiopia (7.597 truppe), Bangladesh (6.624), Ruanda (6.528), India (6.445) e Nepal (6.098).

Al contrario, tra i 5 membri permanenti, la Cina è il decimo a fornire il maggior numero di truppe, circa 2.515, la Francia è al trentunesimo posto con 729 truppe, il Regno Unito si classifica trentaseiesimo con 618 truppe, la Russia sessantottesima con 85 truppe e gli Stati Uniti settantasettesimi, con 51 truppe.

(editing Francesca Buffo)

 

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