CONAKRY, mar 2019 (IPS) – Elhadj Mohamed Diallo è stato prigioniero in Libia tra ottobre e novembre 2017, ma non era indifeso. Lontano dalla sua casa in Guinea, ha scoperto la forza di un’unione organizzata.

In Libia ha mobilitato gli altri detenuti per mantenere l’ordine nella prigione e per chiedere condizioni migliori durante la reclusione. E quando finalmente è rientrato a casa, in Africa occidentale, ha nuovamente utilizzato il potere della voce collettiva, questa volta per mettere in guardia dal ripetere la sua stessa esperienza in Libia.

Di ritorno in Guinea, Diallo è entrato a far parte della campagna peer-to-peer dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), che ha l’obiettivo di educare le persone sui pericoli reali della migrazione irregolare. Il progetto, noto come Migrants as Messengers (MAM), prepara i migranti rimpatriati a intervistare e registrare altri migranti di ritorno. Viene anche insegnato loro come raccontare pubblicamente le proprie storie.

Nell’ambito della campagna, i migranti di ritorno, che sono volontari, partecipano anche a eventi comunitari in cui parlano in pubblico delle loro storie ed esperienze di prima mano. L’obiettivo è quello di catturare e presentare storie autentiche sulle loro esperienze di migrazione e il loro reinserimento in patria. I video vengono poi diffusi sui social media e attraverso i media locali.

Diallo, che è stato incarcerato in Libia in quanto migrante irregolare, ha capito come un gruppo di persone con una causa comune può esercitare una forte influenza per il cambiamento. Ha quindi creato un’associazione con altri 50 giovani migranti rimpatriati, per mettere in guardia le persone contro l’immigrazione irregolare.

“Visto che siamo riusciti a mobilitare persone di molte nazionalità in una prigione, [ho pensato] perché non chiamare qui i migranti per creare un’associazione? Perciò ho contattato le persone con cui ero in prigione in Libia e poi l’OIM ci ha chiamati per il progetto MaM. Dopo la formazione siamo rimasti molto legati, e quindi abbiamo pensato di continuare così”, ha detto all’IPS.

“Gli obiettivi sono sensibilizzare i giovani ad abbandonare la migrazione irregolare, istituire progetti di reintegrazione per reintegrare prima i migranti rimpatriati e poi attrarre potenziali migranti a investire nei nostri progetti. [Lo scopo è di insegnare loro come] realizzarsi nel proprio paese”, ha detto Diallo.

L’associazione è ancora molto giovane, ma sta facendo progressi.

Mariama Bobo Sy, portavoce dell’OIM in Guinea, ha dichiarato all’IPS: “L’ufficio esecutivo dell’associazione, composto da sei persone, è stato istituito il 28 agosto 2018, dopo aver ottenuto il permesso e l’approvazione del governatorato della capitale Conakry. Mentre parliamo, questi volontari, dopo la formazione, sono diventati indipendenti e hanno preso parte a diversi progetti dell’OIM incentrati sulla migrazione in tutti i suoi aspetti”.

I membri dell’associazione sono molto motivati e condividono volentieri le loro esperienze nei quartieri e negli spazi pubblici. Hanno condotto campagne di sensibilizzazione nelle università, attraverso i media tradizionali e i social network e si sono incontrati con altri migranti di ritorno per aiutarli a raccontare le loro storie. Adesso hanno in programma di collaborare con aziende e datori di lavoro per promuovere il reinserimento professionale dei migranti rimpatriati.

L’OIM, da parte sua, ha accettato di pagare la quota per la sede dell’associazione. Lucas Chandelier, addetto alla comunicazione presso l’OIM in Guinea, ha dichiarato all’IPS: “Li stiamo aiutando ad avviare l’iniziativa, ma l’idea è che possano continuare e reperire da soli i propri finanziamenti. Il fatto di essere un’associazione consentirà loro di ottenere altre sovvenzioni, diverse da quelle dell’OIM”.

[Traduzione e editing a cura di Francesca Buffo]

 

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