MARRAKECH, dic 2018 (IPS) – La parola “dignità” è stata molto utilizzata nella conferenza del Patto Mondiale per una Migrazione sicura, ordinata e regolare tenutasi a Marrakech il 10 e 11 dicembre, e come tutte le parole abusate, il rischio è che perda significato. Ma per le strade del Marocco questa parola vuol dire moltissimo, soprattutto per i migranti in cerca di lavoro.

E quando i migranti trovano dignità e lavoro, la loro situazione cambia radicalmente.

“Nonostante le difficoltà che ho avuto all’inizio, perché ero irregolare, adesso lavoro per una azienda di comunicazione, grazie a un’iniziativa delle autorità marocchine per concedere permessi di residenza a decine di migliaia di immigrati che erano nel paese illegalmente”, racconta Ahmadou, un migrante nigeriano che vive in Marocco da cinque anni.

All’inizio, era convinto di raggiungere il presunto El Dorado, che per molti migranti rappresentava l’Europa. Ma adesso la situazione è cambiata: per Ahmadou, è fondamentale l’integrazione professionale. Se non hai un lavoro, spiega, l’ambizione di arrivare in Europa non svanirà mai.

“Posso pagarmi ciò di cui ho bisogno per vivere, prima di tutto una casa”, ha detto Ahmadou. “Certo, ci sono immigrati che soffrono perché non hanno la formazione necessaria, o perché alcune imprese danno priorità ai cittadini (di questo paese)”, ha spiegato.

Tra le crescenti dispute internazionali, dove sempre più paesi non volevano aderire al patto sulle migrazioni, alla fine 164 paesi hanno firmato il Global Compact per una “migrazione sicura, ordinata e regolare”.

Il patto mira a assicurare che i diritti dei migranti siano garantiti, nell’ottica di una gestione congiunta delle migrazioni tra paesi d’origine, di transito e di arrivo. Mantenere la dignità sostiene l’impegno, tanto per i migranti quanto per i paesi coinvolti, che stabilisce una serie di principi per promuovere l’integrazione dei migranti nella società, rispettando al tempo stesso la piena sovranità degli Stati nella applicazione delle politiche nazionali sulla migrazione.

Il patto non è di fatto vincolante, ma invita i paesi a “sviluppare un obiettivo nazionale di breve, medio e lungo periodo per l’inclusione dei migranti nella società, attraverso l’integrazione nel mercato del lavoro, le riunificazioni familiari, l’educazione, la non discriminazione e la salute, e la possibilità di promuovere alleanze con gli attori interessati”, si segnala.

Il processo di integrazione si è rivelato arduo in molti paesi, con l’esempio lampante della Germania per le frizioni generate dopo aver accolto centinaia di migliaia di migranti e rifugiati di paesi colpiti da conflitti armati, soprattutto quando si parla di occupazione per i migranti.

E anche quando si trova lavoro in Europa, è più probabile che si tratti di contratti temporanei. Col tempo, il divario sul mercato del lavoro tra migranti e nativi si è ridotto in molti paesi, ed è addirittura scomparso in un terzo dei casi, secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).

Il Marocco è in una posizione simile a quella dei paesi europei, essendo passato da paese d’origine e transito, a paese anche di destinazione per i migranti.

Le autorità marocchine hanno quindi lanciato un programma attraverso la loro Agenzia nazionale di promozione dell’impiego e le competenze (Anapec, in francese), col fine di facilitare l’accesso all’assistenza nella ricerca di lavoro, e promuovere l’equità sul lavoro nelle imprese.

Il loro obiettivo è assicurare una vita rispettabile e dignitosa per i migranti regolarizzati, garantendo un accesso equo al mercato del lavoro. Ma il numero di migranti e rifugiati che sono riusciti a inserirsi resta limitato.

È frequente vedere giovani di diversi paesi dell’Africa occidentale in giro per le strade della zona della iconica piazza Jemaa el-Fnaa e del mercato del quartiere di Medina, ostentando i loro telefoni cellulari, orologi, occhiali da sole e magliette variopinte.

Per questo aumentano le richieste di migliorare i servizi di Anapec e i benefici disponibili per i migranti, di mobilitare e stimolare il microcredito per finanziare attività generatrici di reddito, e migliorare le comunicazioni per incentivare il settore privato ad assumere migranti.

“Parlez-vous Français? (Parla francese?)”, chiede un migrante, seduto su un tappeto dove espone gli oggetti in vendita, sperando di attirare possibili clienti. In risposta, solo uno scuotere la testa e le scuse in francese di un bambino. Il migrante sorride e continua ad aspettare un altro potenziale cliente.

“Continuare a migliorare le condizioni di accesso ai servizi pubblici e dei diritti dei migranti, come il diritto a un lavoro decente, porterà molti migranti a realizzare i loro sogni qui, senza bisogno di sfidare le onde della morte attraverso il Mediterraneo”, dice fiducioso Ahmadou.

 

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