BULAWAYO, Zimbabwe, sett 2018 (IPS) – Nyalen Kuong e le sue figlie sono fuggite per salvarsi la vita dopo un attacco contro il loro villaggio nel Sud Sudan, nel quale il marito e i due figli di Kuong sono rimasti uccisi e il loro bestiame disperso.

Kuong, le figlie e le altre famiglie del loro villaggio sono scappate verso isole circondate da terre paludose. Qui, il cibo scarseggiava e presto Kuong ha cominciato a soffrire di diarrea, causata da malnutrizione acuta. Alla fine, è stata portata in un ospedale da campo dove è stata curata grazie ad una alimentazione per via endovenosa.

Questa è la storia di Kuong raccontata dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Quando si è ripresa, la FAO le ha fornito un’attrezzatura da pesca, che adesso utilizza per procurarsi il cibo da sola.

Il Sud Sudan è il più giovane Stato dell’Africa, ma dal dicembre 2013 è intrappolato in conflitti civili. Circa 2,8 milioni di persone, la maggior parte delle quali dipendono dal bestiame per il proprio sostentamento, devono affrontare una grave insicurezza alimentare e nutrizionale, sostiene la FAO.

La natura debilitante del conflitto

Esperienze analoghe a quella di Kuong continuano a ripetersi nelle zone di conflitto in tutto il mondo. I conflitti minacciano i mezzi di sussistenza e provocano fame e malnutrizione, alcune delle sfide più pressanti dello sviluppo oggi.

Nel maggio 2018, il Consiglio di sicurezza ha adottato la risoluzione 2417 (2018), riconoscendo esplicitamente il legame tra conflitto e fame e invitando tutti i partner a proteggere i civili e i loro mezzi di produzione di accesso al cibo.

La fame è in aumento da tre anni consecutivi, secondo un nuovo rapporto ONU pubblicato a settembre. L’organismo mondiale afferma che 821 milioni di persone oggi soffrono la fame e oltre 150 milioni di bambini hanno un ritardo nello sviluppo, mettendo a rischio l’obiettivo di eliminazione della fame nel mondo.

Il mandato della FAO di porre fine alla fame e alla malnutrizione e coltivare la pace ha l’obiettivo di raggiungere la sicurezza alimentare e nutrizionale, come parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) e dell’Agenda 2030.

“L’Agenda 2030 associa chiaramente lo sviluppo sostenibile e la pace e chiede una migliore collaborazione per la prevenzione, la mitigazione, la risoluzione dei conflitti e la ripresa post-conflitto”, ha detto all’IPS Enrique Yeves, direttore dell’ufficio comunicazione della FAO. “Sostenere la pace prevede attività volte a prevenire l’insorgenza e la recrudescenza dei conflitti”.

Yeves ha sottolineato che gli interventi a sostegno della sicurezza alimentare, della nutrizione e dei mezzi di sussistenza agricoli per la prevenzione dei conflitti e il mantenimento della pace sono di fondamentale importanza in quanto affrontano non solo i sintomi ma anche le cause profonde del conflitto.

Nella Giornata internazionale della pace venerdì 21 settembre, sottolineare l’impatto dei conflitti sull’umanità è un invito a costruire un mondo pacifico. L’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 16 sottolinea l’importanza di promuovere società pacifiche e inclusive per lo sviluppo sostenibile, consentendo l’accesso alla giustizia per tutti e costruendo istituzioni efficaci, affidabili e inclusive a tutti i livelli.

“È tempo che tutte le nazioni e tutti i popoli rispettino le parole della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, che riconosce la dignità intrinseca e i diritti uguali e inalienabili di tutti i componenti della collettività umana”, ha dichiarato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in occasione della Giornata internazionale della pace. Quest’anno ricorre il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Per molte popolazioni colpite dal conflitto, l’agricoltura è l’unico mezzo di sopravvivenza, sostiene la FAO.

Secondo l’organismo delle Nazioni Unite, l’agricoltura rappresenta due terzi dell’occupazione e un terzo del PIL nei paesi in crisi prolungata. Dal 2000, il 48 per cento dei conflitti civili avvengono in Africa, dove l’accesso alle aree rurali è per molti alla base dei loro mezzi di sussistenza. In 27 dei 30 conflitti tra Stati in Africa, le questioni relative alla terra hanno un ruolo considerevole.

Secondo la FAO, la promozione della sicurezza alimentare e dei mezzi di sostentamento può contribuire a fronteggiare alcune delle cause di conflitto.

“Nelle situazioni di conflitto e post-conflitto, i programmi umanitari diventano determinanti negli Stati che hanno mancato gli obiettivi, incluso per questioni relative al welfare, come il cibo, ma anche in certa misura le funzioni di sicurezza nei campi profughi. Perciò, le forze trainanti in questi contesti diventeranno globali piuttosto che locali, con tutti i problemi che questo comporta”, ha detto all’IPS David Moore, ricercatore ed economista politico all’Università di Johannesburg.

I conflitti, osserva Moore, sono talmente complessi che non sono risolvibili semplicemente “offrendo un aiuto”. Ma dove ci sono attori locali che influenzano e operano insieme alle agenzie globali, come la FAO, alcune questioni possono essere affrontate e forse alleviate.

Un maggiore impegno del governo e del settore privato per il cibo e la pace

Riconoscendo che la sicurezza alimentare può sostenere la costruzione della pace, il direttore generale della FAO Jose Graziano da Silva ha istituito una Alleanza FAO-Premi Nobel per la Pace per la Sicurezza Alimentare e la Pace, di cui al momento fanno parte 10 Premi Nobel per la pace, ha detto Yeves.

L’obiettivo dell’Alleanza, ha aggiunto, non è solo quello di sensibilizzare e difendere il legame tra sicurezza alimentare e costruzione della pace, ma anche sottolineare la leadership della FAO nelle politiche di sicurezza alimentare e agricola e nelle iniziative per la promozione della pace, dello sviluppo rurale e della sicurezza alimentare.

Tra i membri dell’Alleanza vi sono Muhammad Yunus, Oscar Arias Sánchez, Tawakkol Karman, Betty Williams, Juan Manuel Santos, Frederik Willem de Klerk, Adolfo Perez Esquivel, Jose Ramos-Horta e Mairead Maguire.

Quest’anno, il 24 settembre, l’Alleanza ha inserito un nuovo membro africano durante il Nelson Mandela Peace Summit, una plenaria di alto livello dell’Assemblea Generale ONU sulla pace globale.

Graça Machel, attivista umanitaria e vedova dell’ex presidente sudafricano Mandela, sarà nominata membro onorario dell’Alleanza questo mese in riconoscimento della lotta di Nelson Mandela per la libertà e la pace.

(Traduzione e editing a cura di Francesca Buffo)

 

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