La città nata dall’apartheid diventa verde

ATLANTIS, Sudafrica, 17 dicembre 2011 (IPS) – Qualcosa di insolito sta accadendo ad Atlantis. Sorta negli anni ’70 per allontanare i sudafricani “di colore” da Città del Capo, questa cittadina è da sempre conosciuta come la città frutto dell’apartheid.

Lee Middleton/IPS Lee Middleton/IPS

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Lee Middleton/IPS

Ma in questa nuova era dominata dalla preoccupazione per i cambiamenti climatici, la pianificazione delle prime aree residenziali rispettose dell’ambiente, ad alta efficienza energetica e a basso costo potrebbe finalmente cancellare l’oscuro retaggio.

Avviato dalla municipalità di Cape Town, il progetto punta a costruire “eco-case” per le 2.400 famiglie di Witsands, il quartiere più povero di Atlantis, in cui vive la minoranza linguistica Xhosa. La città spera che il progetto possa diventare un modello nazionale di vita sostenibile in abitazioni low-cost.

Il progetto, realizzato in collaborazione con l’impresa PEER Africa, le università di Cape Town e Johannesburg, Eskom e diverse Ong, rientra nel Programma nazionale per lo sviluppo e la ricostruzione (RDB), che promette un alloggio per ogni sudafricano e, dal 2005, ha consegnato circa 800 eco-case.

Tutte costruite con le facciate rivolte a nord, le case ad alta efficienza energetica utilizzano il modello “Energy and Environmentally Cost Optimized (EECO™) Human Settlement Development Model™”, elaborato da PEER Africa.

In base al progetto, le unità hanno tutte ampie finestre esposte a nord, per sfruttare il calore del sole durante l’inverno, un tetto sporgente, che protegge dai forti raggi solari estivi, e materiale isolante, in particolare nel soffitto, che mantiene le temperature più calde o più fresche all’interno dell’abitazione.

Restituisci ciò che hai preso

“All'inizio le persone non capivano” ricorda Fundiswa Makeleni, 34 anni, appartenente alla comunità e ingaggiata da PEER Africa per spiegare ai cittadini questo nuovo stile di vita. “Ma non appena li ho portati a vedere con i loro occhi come funzionavano… le hanno subito amate”.

L’approvazione della comunità è stata fondamentale per il successo del progetto, che andava al di là dell’orientamento nord-sud e le ampie finestre: il pacchetto prevedeva infatti anche l’aggiunta di ulteriori elementi “verdi”, alberi e vegetazione, che però richiedevano una manutenzione costante.

“Dobbiamo restituire quello che abbiamo preso”, ha detto Beth Basset di Green Communities, la Ong che si occupa dei giardini per gli alloggi, orti e altri spazi verdi come parchi e campi da gioco.

Come molte aree residenziali di Capo Occidentale, Witsands è costruita su dune di sabbia. Forti venti e temperature estreme, inasprite da un ambiente brullo, sono la norma.

“Avevano eliminato un intero ecosistema per costruire gli alloggi, e se ne erano andati. Mancavano degli spazi adeguati intorno alle case. Quando si alzava il vento, spazzava via la sabbia, e le fondamenta rimanevano scoperte di un metro”, ha osservato Basset, riferendosi ad altri progetti residenziali del Programma RDB.

Di fronte a un fabbisogno nazionale di oltre due milioni di case RDB, l’impatto di un modello ad alta efficienza energetica che promuovesse una vita sostenibile poteva essere disastroso.

“Dal punto di vista dei cambiamenti climatici, si tratta di sostituire gli ecosistemi: consolidamento del terreno, conservazione e riciclo dell’acqua. Era necessario un modello ecologico”, ha dichiarato Basset.

Ernest Sonnenberg del comitato Sindacale di Cape Town per l’Insediamento umano, concorda: “Cape Town è un’area soggetta a forti venti che sollevano la sabbia, rendendo le strutture instabili. La vegetazione intorno alle case è un ottimo sistema per stabilizzare il terreno e prevenire l’erosione. Dà anche la possibilità di sperimentare uno stile di vita più sostenibile”.

Una vita sostenibile

” Siamo i più poveri tra i poveri. Ma usiamo la natura per riscaldare o rinfrescare le nostre case. Abbiamo i pannelli e gli scalda acqua solari, così risparmiamo energia. Ogni famiglia non spende più di 50 Rand (circa 6 dollari) al mese per l’elettricità”, afferma Makeleni.

Nella seconda fase del progetto, avviata nel 2010 e che prevede la costruzione di 1.835 unità (di cui 350 sono già state consegnate), sono stati aggiunti gli scalda acqua solari, moduli fotovoltaici per l’illuminazione e la ricarica dei cellulari, e sistemi di recupero dell’acqua piovana.

Makeleni fa parte di un gruppo di donne che ha potuto toccare con mano il risparmio energetico e di carburante. “Ogni mese ci riuniamo, raccogliamo i nostri risparmi e li depositiamo in banca. Dopo un anno dividiamo il denaro e possiamo compare ciò di cui abbiamo bisogno”.

Makeleni vuole investire la sua parte in sementi per le serre introdotte con l’aiuto di Green Communities.

“I nostri antenati praticavano l’agricoltura, non dovevano andare al negozio tutti i giorni per comprare da mangiare. Vorrei tornare indietro. Abbiamo gli orti, l’energia solare. Possiamo vivere così, con o senza denaro. Anche se hai del denaro puoi vivere così. Anche se sei una madre single puoi farcela”.

Costruire case, costruire comunità

Nonostante gli evidenti vantaggi finanziari, le eco-case apportano benefici anche per altri aspetti della vita, come ad esempio una maggiore sicurezza delle case. Eliminando stufe e lampade a cherosene, si previene il rischio di incendi, le scariche di corrente causate da impianti fuori norma e i problemi di salute causati dalla combustione di altri materiali.

“Nelle capanne si usano stufe e cherosene. È pericoloso, la casa si sporca e si spendono più di 200 Rand al mese”, ha lamentato Vuyokazi Damane, 31 anni.

Per di più, tra gli spazi pubblici verdi e nei parchi si costruisce il senso della comunità. “Non si tratta solo di costruire case, ma di costruire una comunità”, ha commentato Beth Basset. “Abbiamo creato parchi e campi da gioco. Alcuni bambini hanno camminato per la prima volta sull’erba. Il verde migliora la salute delle persone e rappresenta un ottimo inizio. I bambini possono ritrovarsi al parco. Gli anziani vengono e si siedono sulle panchine. Si crea un senso di vicinato”.

Per il consigliere Sonnenberg, le persone sono orgogliose del loro quartiere e questo si traduce anche in un risparmio per la città.

“La partecipazione della comunità e il fatto che vada fiera del proprio quartiere riduce i costi. Ad esempio, se la zona è sabbiosa e la sabbia ricopre le strade, servono maggiori interventi di pulizia per impedire un’ostruzione in caso di piogge”.

Finora il costo della città è stato minimo. Una “normale” casa RDB costa circa 12mila dollari. Costruire un’unità in una eco-casa con pannelli solari comporta un costo aggiuntivo di circa 3mila dollari, una cifra significativa se si considera un’area residenziale di 400mila case solo a Capo Occidentale. Ma per adesso l’azienda pubblica di fornitura energetica Eskom ha accettato di pagare il conto.

“Vogliamo ridurre il nostro impatto ambientale, quindi servono metodi innovativi per costruire case ad alta efficienza energetica e a basso costo”, ha dichiarato il consigliere Sonnenberg.

“Dobbiamo ancora imparare molto dalla fase due di Witsands, ma siamo soddisfatti dei risultati raggiunti, perciò possiamo affermare senza ombra di dubbio che la città deve investire in progetti futuri di questa natura”. @ IPS