GAZA, 11 gennaio 2011 (IPS) – Nonostante il dramma persistente di vivere sotto assedio, esposti ai continui attacchi dell’esercito israeliano e alle conseguenze di una guerra sanguinosa cominciata diversi anni fa, i bambini di Gaza sognano ancora la felicità, e una vita normale.

Un bambino di Gaza disegna la speranza

Un bambino di Gaza disegna la speranza

Islam Mqa’t, 9 anni, del quartiere di Al Zarqa nella città di Gaza, insieme ad altri 150 familiari, amici e vicini, aveva trascorso settimane rannicchiata nell’appartamento della sua famiglia mentre l’edificio veniva bombardato dai jet israeliani e i loro razzi fischiavano senza tregua sopra le teste dei civili rimasti intrappolati.

Da dicembre 2008 a gennaio 2009, l’Operazione Piombo fuso delle Forze di Difesa israeliane ha causato 1.400 morti tra i palestinesi, la maggior parte civili, e tra questi più di 300 bambini.

Dalla sua finestra, Islam, e gli altri intrappolati con lei, vedevano la gente morire o trascinarsi in fin di vita nelle strade sotto casa. Nei bombardamenti aerei, centinaia di persone del quartiere di Al Zarqa sono rimaste uccise.

Islam ha ancora dei flashback. “Ho molta paura quando sento il suono dei jet. Ho paura che gli israeliani ricomincino a bombardarci, e di vedere di nuovo persone morte in strada”, ha raccontato Islam all’IPS.

Ma lei, come migliaia di altri bambini dell’enclave costiera, resiste, e osa ancora sognare un futuro migliore.

“Voglio diventare medico, per poter salvare la vita delle persone. Sogno la pace, e immagino una città di Gaza senza guerra, dove i bambini giocano e studiano liberamente. Immagino uno zoo, dei bei parchi e dei cinema”, dice Islam.

I sogni di Islam sono rimasti scolpiti nei suoi disegni. Insieme ad altri bambini di Gaza, Islam ha partecipato a un’esposizione, organizzata da Oxfam, in cui doveva disegnare il quartiere dei sogni e descrivere ciò che sognava. Dieci disegni selezionati verranno stampati su cartoline da inviare ai bambini e ai politici fuori dal paese.

Islam vive in uno dei quartieri più poveri e dimenticati di Gaza, insieme a sette fratelli e sorelle e ai genitori.

I servizi igienico-sanitari di Al Zarqa, praticamente inesistenti, rappresentano una minaccia costante per le famiglie palestinesi che vivono qua. In un sondaggio condotto da Oxfam, su circa 200 nuclei familiari il 57 per cento vive al di sotto della soglia di povertà, guadagnando meno di 1.000 shekel al mese (circa 300 dollari).

Il trentotto per cento dei capofamiglia sono disoccupati, il 61 per cento delle famiglie ha almeno un figlio con infezioni parassitarie; il 59 per cento ha malattie della pelle e il 51 per cento soffre di diarrea, secondo lo studio.

Nonostante le immagini di speranza dei disegni di Islam, i disegni degli altri bambini riflettono i tipici disturbi post-traumatici da stress che colpiscono molti bambini di Gaza.

“Molti bambini hanno disegnato cadaveri, soldati, aeroplani e sangue”, dice Karl Schembri, di Oxfam.

Durante la guerra, più della metà dei bambini di Gaza ha sperimentato eventi violenti, circa il 25 per cento ha perso una persona cara, e il 30 per cento è stato costretto a trasferirsi.

Il dottor Jameel Tahrawi, dell’Università islamica di Gaza, ha condotto uno studio, “Disegni di bambini palestinesi dopo la Guerra di Gaza”, in cui ha esaminato 445 bambini nel nord di Gaza.

“Lo studio mostra che oltre l’82 per cento dei bambini hanno disegnato la guerra ed eventi ad essa legati. Il cinquantasei per cento ha usato anche la scrittura per spiegare i disegni, perché pensava che questi fossero insufficienti a trasmettere il messaggio”, ha detto Tahrawi in una conferenza sul Programma di salute mentale della Comunità di Gaza intitolata “Venti mesi dopo la guerra israeliana su Gaza – l’impatto psicologico sui bambini palestinesi”, tenutasi di recente a Gaza.

Ma c’è ancora speranza. Tahrawi ha spiegato che la “terapia artistica” può essere usata come un ponte verso un futuro migliore, e che nonostante i contenuti raccapriccianti di alcuni dei disegni, questi ultimi possono aiutare i bambini a superare il loro dolore e ad andare avanti.

“I bambini possono alleviare lo stress esprimendo i loro sentimenti, invece di reprimerli. Sono rimasto molto sorpreso dai colori vivi e brillanti usati da alcuni bambini. Mi aspettavo che tutti utilizzassero colori cupi, come il nero e il marrone. Ma l’arcobaleno di colori è la prova della loro resistenza e capacità di ripresa”, ha detto Tahrawi.

“Se viene data loro la possibilità e le stesse opportunità che hanno altri bambini, possono superare la tragica storia di Gaza. Purtroppo non abbiamo sufficiente personale qualificato in terapia artistica a Gaza”, ha aggiunto.

Il dottor Suhail Diab dell’Università aperta di Al Quds concorda sul fatto che aiutare i bambini a capire le loro esperienze e coinvolgerli in attività positive come lo sport, la musica, la scrittura e l’arte può aiutarli a gestire le loro esperienze post-traumatiche.

Secondo uno studio realizzato su alcuni giovani pazienti, “La terapia artistica con i bambini”, di Cathy Malchiodi, “partecipare al lavoro creativo all’interno del contesto medico può aiutare a ricostruire il senso di speranza del giovane paziente, la sua autostima, autonomia e capacità, offrendo al tempo stesso l’opportunità di esprimere in modo sicuro i suoi sentimenti”.

Rahma Elesie, 9 anni, ha 14 fratelli e sorelle, e anche lei vive a Al Zarqa. Nel tempo libero gioca al computer con i suoi amici. Ma ama disegnare e dipingere.

“Quando dipingo mi sento felice e serena. Mi piace immaginare e disegnare famiglie allegre mentre fanno un pic-nic sulla spiaggia, e sogno di poter fare delle passeggiate e raccogliere dei bei fiori”, racconta Elesie. © IPS