JOHANNESBURG, 18 giugno 2010 (IPS) – I mondiali di calcio in Sudafrica stanno scombussolando uno dei principali obiettivi di sviluppo del millennio. Da quando è cominciato il campionato, infatti, le scuole sudafricane sono deserte.

 Marshall Patsanza/IPS Marshall Patsanza/IPS

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Ovviamente è una situazione temporanea, ma le vacanze invernali sono state prolungate e le scuole resteranno chiuse per l’intera durata dei Mondiali.

Secondo le stime del Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite, nella sola Africa sub-sahariana 43 milioni di bambini non hanno la possibilità di andare a scuola, ossia oltre un terzo del totale mondiale dei minori non scolarizzati (115 milioni). Sono poi milioni quelli che lottano per ottenere un’istruzione in condizioni difficili, per esempio in edifici inadeguati o con insegnanti che lavorano in classi sovraffollate.

L’adozione di programmi per l’educazione universale ha portato a un incremento del numero di bambini africani scolarizzati, anche se permangono molte difficoltà.

In Kenia, il numero dei minori che frequentano la scuola è raddoppiato rispetto al 2003: attualmente l’80 percento dei bambini in età scolare ha accesso all’istruzione. Ma poiché il governo non ha i fondi necessari per pagare e formare nuovi insegnanti, le classi sono sovraffollate e la qualità dell’insegnamento sta peggiorando.

In Sierra Leone le autorità scolastiche, per far fronte all’aumento dei bambini nelle scuole, hanno reclutato, a loro discrezione, altri insegnanti. Ora però il dipartimento dell’istruzione si rifiuta di pagarli.

“Anche se i giovani possono accedere all’istruzione, come accade in Africa, la loro non è quasi mai un’educazione di qualità”, afferma Salim Vally, portavoce del gruppo Public Participation in Education Network (Partecipazione pubblica nella rete della formazione), un gruppo civico che combatte per consentire a tutti i sudafricani un’educazione di qualità.

Insieme ai sindacati e ad altre organizzazioni, il PPEN è uno dei circa 20 gruppi che aderiscono alla campagna 1GOAL. Lanciata nel 2009, il suo obiettivo è quello di usare lo scenario dei Mondiali di calcio 2010 per veicolare la pressione pubblica sui leader mondiali affinché tengano fede alle promesse fatte nell’ambito degli Obiettivi di sviluppo del millennio delle Nazioni Unite, che gli stati membri dell’Onu si sono impegnati a raggiungere entro il 2015.

Due degli obiettivi sottoscritti dagli stati africani riguardano proprio l’educazione, e in particolare assicurare a tutti i bambini il completamento del ciclo di istruzione primaria e offrire alle bambine la possibilità di accedere a tutti i livelli di studio.

“Stiamo unendo le nostre voci per assicurarci che l’educazione abbia la priorità su tutto”, ha affermato Alex Kent, a capo di 1GOAL Sudafrica. “Vogliamo assicurarci che le iniziative vengano effettivamente messe in atto, che vengano stanziati i fondi, che le ragazze abbiamo la possibilità di formarsi e che tutte queste cose vengano rese possibili grazie ai campionati mondiali di calcio”.

L’accesso all’istruzione è particolarmente iniquo in Sudafrica: “I ricchi possono avere un’istruzione di alta qualità. Ma la stragrande maggioranza dei bambini riceve un’educazione di basso profilo. Soltanto il 7 percento delle nostre scuole possiede una biblioteca. E l’educazione alla lettura è molto importante”, ha spiegato Vally all’IPS durante il corteo che si è svolto il 10 giugno nell’area della Constitution Hill a Johannesburg.

“Se possiamo ospitare un campionato di calcio che costa più di 60 miliardi di rand (7,8 miliardi di dollari – la stima dei costi più diffusa è di 4,5-5 miliardi di dollari), allora possiamo anche fornire alle nostre scuole le biblioteche, i libri necessari e i bravi insegnanti”.

Per Mthunzi Gcinumthetho, 18 anni, allievo della Albert Street School nel quartiere di Soveto a Johannesburg, “il governo continua a mentire agli studenti. Ci dice che sta proteggendo i diritti degli alunni, ma non è vero, perché le scuole che trovi nel distretto finanziario di Johannesburg non sono le stesse che trovi a Sandton”.

Alle scuole di Sandton, un’area benestante del comune di Greater Joburg, non manca nulla: biblioteche, computer, insegnanti. Ma in molte scuole di Soweto o del distretto finanziario, spesso 5 o 6 bambini devono condividere un solo libro di testo.

“Qui in Sudafrica abbiamo le migliori e le peggiori scuole del mondo”, ha detto Kent. “Vogliamo assicurarci che si mettano in atto delle soluzioni politiche per combattere le disuguaglianze. Vogliamo che da quel summit vengano fuori nuove linee politiche, nuovi impegni per l’istruzione. Vogliamo che tutti i paesi africani investano il 20 percento del loro bilancio nella formazione scolastica. Vogliamo che assumano e formino più insegnanti”.

Prima che finiscano le vacanze invernali e che riprendano le attività scolastiche, il presidente sudafricano Jacob Zuma ospiterà a Città del Capo altri leader politici in occasione del summit mondiale sull’istruzione. Un incontro previsto per il 7 luglio servirà a preparare un piano d’azione per dare la possibilità a tutti i bambini del mondo di andare a scuola entro la prossima edizione dei Mondiali che si giocherà in Brasile nel 2014. © IPS