PARIGI, 19 aprile 2010 (IPS) – “Si ricordi che sappiamo in quale scuola va suo figlio”.

Città di Bayeux Città di Bayeux

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Città di Bayeux

Queste parole, pronunciate al telefono con tono pacato, sono solo uno degli ultimi tentativi per evitare che il direttore di un giornale del sud Europa rendesse pubblica una determinata storia, secondo alcune fonti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco).

Oltre a questo genere di minacce più o meno velate, in molti paesi del mondo i giornalisti rischiano di essere vittime di molestie, detenzione, arresto, aggressione e anche omicidio. Questo è quanto denuncia l’organismo con sede a Parigi che auspica un maggiore impegno da parte dei governi per affrontare questa situazione.

In vista dell’annuale convegno per la Giornata mondiale per la libertà di stampa del prossimo 3 maggio, l’Unesco chiede si suoi Stati membri di “riaffermare e mettere in atto i loro impegni internazionali al fine di garantire e promuovere la libertà di informazione”.

“Sono troppi i giornalisti che esercitano la loro professione in un ambiente in cui le restrizioni sull’informazione sono la regola e dove si ha a che fare quotidianamente con pressioni, molestie, intimidazioni o addirittura aggressioni fisiche”, commenta Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco.

“Io invito i governi, la società civile, i mezzi di informazione e tutte le persone comuni a unire le loro forze con l’Unesco per promuovere in tutto il mondo la libertà di informazione”, ha affermato in una dichiarazione.

Tuttavia, questo appello rischia di diventare un’imposizione in quei paesi dove arrestare un giornalista è prassi o dove ci si volta dall’altra parte se un reporter viene aggredito mentre svolge il suo lavoro.

Stando ai rapporti ufficiali, il 2009 con i suoi circa 77 giornalisti uccisi, si è guadagnato il triste primato di anno più pericoloso per i mezzi di informazione. Secondo la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), nei primi quattro mesi di quest’anno sono stati uccisi 22 tra giornalisti e lavoratori del settore (inclusi cameraman, negoziatori e autisti).

Ernest Sagaga, funzionario dell’IFJ per i diritti umani e l’informazione, ha affermato che questo “si sta rivelando un altro anno sanguinoso per i professionisti dell’informazione”.

L’Unesco sostiene che uno dei maggiori problemi per l’incolumità dei giornalisti è l’impunità che in alcuni Stati si assicura ai loro assassini.

Mogens Schmidt, vicedirettore generale per la comunicazione e l’informazione dell’agenzia, ha dichiarato all’IPS che “più del 70 percento dei colpevoli” non è stato neanche sottoposto a processo.

“Il giornalismo è la linfa vitale della democrazia”, ha aggiunto. “Come si possono garantire le libertà fondamentali se i giornalisti non possono praticare liberamente la loro professione?”.

Nel 2008, l’Unesco ha richiesto a 28 diversi paesi le informazioni relative ai procedimenti giudiziari riguardanti gli omicidi dei giornalisti avvenuti nel 2006-2007, e solo 13 paesi hanno presentato informazioni dettagliate. Quasi tutte le indagini venivano definite “in corso”. Due le condanne emesse.

“Gli Stati membri devono… adottare una posizione risoluta per prevenire gli omicidi dei giornalisti e per assicurarsi che, chi commette crimini e atti di violenza contro i professionisti dell’informazione e tutti coloro che con essi collaborano, vengano puntualmente perseguiti secondo i termini di legge”, si legge nel rapporto dell'agenzia.

Il tema del convegno per la giornata mondiale della libertà di stampa dell’Unesco, che quest’anno si terrà a Brisbane, Australia, il 2 e 3 maggio, sarà: “Libertà di informazione, diritto di sapere”. Durante il convegno si parlerà, tra le altre cose, degli effetti dell’accesso all’informazione sulla democrazia e si esamineranno le esperienze dei giornalisti che, svolgendo il proprio lavoro, si trovano a dover affrontare la repressione ufficiale.

Repressione che può presentarsi sotto la forma di raid contro gli uffici dei mezzi di informazione, ripetuti arresti, interrogatori, cancellazione dei segnali di trasmissione, palesi sanzioni o insabbiamento degli omicidi.

Molti dei paesi che perpetuano questo tipo di atteggiamento sono membri dell’Unesco e firmatari della Dichiarazione di Medellin del 2007, per cui “la libertà di stampa è possibile solo quando i professionisti del settore non sono soggetti a intimidazione, pressione e coercizione”.

Il vicepresidente Schmidt riconosce che esiste una certa difficoltà nel parlare di libertà di informazione con determinati governi, ma afferma che l’Unesco stava ottenendo risultati positivi grazie alla “capacity building” e alla diplomazia silenziosa.

“La nostra funzione di intermediario potrebbe essere un modo per dare più spazio ai media indipendenti”, ha detto, aggiungendo che “tutto il lavoro che mira ad aumentare la consapevolezza è solo una parte della questione. L’altra parte consiste nel lavorare con gli Stati membri”.

L’Unesco si definisce l’unico organismo delle Nazioni Unite ad avere il mandato per difendere la libertà di stampa e di espressione insito nella sua costituzione.

“Facendo riconoscere ai governi, ai parlamentari e agli altri soggetti decisionali la necessità di garantire la libertà di espressione, l’Unesco promuove la libertà di espressione e la libertà di stampa come diritto umano fondamentale”, afferma l’organizzazione.

Per dare rilievo a questo diritto, l’organismo ha istituito il Premio per la libertà di stampa che viene assegnato ogni anno dal 1997. Quest’anno il premio è stato vinto dalla giornalista cilena Mónica González Mujica, definita dall’Unesco una “eroina nella battaglia contro il regime dittatoriale del suo paese”.

Mónica González è stata imprigionata e torturata in seguito ai suoi articoli investigativi, ma ha continuato a lavorare come giornalista. È direttrice del Centro di giornalismo e di investigazione di Santiago.

Come premio, le verranno assegnati da Irina Bokova 25mila dollari americani durante il convegno australiano per la Giornata mondiale della libertà di stampa.

L’Unesco sta inoltre invitando tutte le redazioni del mondo a osservare proprio quel giorno un minuto di silenzio per ricordare i giornalisti che vengono uccisi ogni anno. © IPS