SVILUPPO: Vertice FAO, una dichiarazione inefficace

ROMA, 19 novembre 2009 (IPS) – Si riconferma il timore che il Vertice mondiale delle Nazioni Unite sulla Sicurezza alimentare non stabilisca misure efficaci per debellare la fame nel mondo. La preoccupazione era già stata espressa lunedì, dopo che leader e funzionari di governo avevano approvato una dichiarazione “debole”.

Paul Virgo Paul Virgo

Paul Virgo
Paul Virgo

Si è svolto a Roma (16-18 nov) il vertice di tre giorni dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), mentre per la prima volta quest’anno il numero di persone affamate nel mondo ha superato il miliardo: un record negativo che equivale a dire che quasi un sesto della popolazione mondiale non ha cibo a sufficienza.

Ciononostante, quasi tutti i leader delle maggiori potenze hanno snobbato l’evento, compreso il presidente americano Barack Obama. È fallito l’intento della FAO di fissare al 2025 il termine ultimo per sradicare la fame nel mondo e far impegnare i paesi ricchi a stanziare 44 miliardi di dollari all’anno in sussidi all’agricoltura.

“È un palloncino sgonfio”, ha dichiarato Sarah Gillam dell’organizzazione contro la povertà ActionAid. “Il linguaggio utilizzato per parlare del diritto al cibo, promozione dell’agricoltura sostenibile e del Comitato sulla Sicurezza alimentare è positivo” – ha aggiunto, con riferimento all’organo della FAO di cui è in corso una riforma per ampliare il numero di membri e rafforzare il ruolo nel coordinamento degli sforzi per combattere la fame. “Ma la dichiarazione è debole”.

Gli stati hanno ribadito il proprio impegno a rispettare l’Obiettivo di sviluppo del millennio previsto dall’ONU che consiste nel dimezzare il numero di persone affamate entro il 2015, e hanno promesso di “implementare azioni atte a sradicare la fame in maniera sostenibile quanto prima”.

Si sono anche impegnati a “aumentare considerevolmente la quota di Aiuti pubblici allo sviluppo (APS) destinati all’agricoltura e alla sicurezza alimentare”, ma non sono state stabilite cifre né date-limite di riferimento.

“Annullare il 2025 come anno entro cui eliminare totalmente la fame nel mondo e cancellare lo stanziamento necessario di 44 miliardi di dollari all’anno a sostegno dell’agricoltura …rende la dichiarazione un documento privo di strumenti concreti per rendere efficace la lotta alla fame”, ha detto Sergio Marelli, direttore del gruppo consultivo del forum parallelo indetto da Ong di tutto il mondo.

Il Direttore generale della FAO, Jacques Diouf, ha ribadito che l’approvazione della dichiarazione è un successo, perché le nazioni firmatarie hanno adottato una nuova strategia per combattere le fame, impegnandosi a far cessare la costante riduzione degli investimenti a sostegno dell’agricoltura, una delle cause principali dell’elevato tasso di denutrizione, e a concentrarsi sulle difficili condizioni dei piccoli agricoltori.

“La dichiarazione è stata approvata all’unanimità in conclusione del vertice. Un segnale positivo per la FAO” ha dichiarato Diouf in conferenza stampa. “Sono convinto che si tratti di un passo importante per il raggiungimento dello sradicamento definitivo della fame nel mondo nell’arco di una generazione”.

Diouf, tuttavia, non ha nascosto la delusione per la mancata volontà degli stati di assumersi obiettivi e impegni vincolanti.

“Sono soddisfatto perché abbiamo raggiunto un ampio consenso sulla dichiarazione e per lo slancio contenuto nella dichiarazione”, ha affermato Diouf. “Non lo sono, invece, per la mancata accettazione di alcune proposte concrete che avevo avanzato, basate sul fatto che se stabiliamo un obiettivo, dobbiamo anche quantificarlo, ponendo delle scadenze temporali. Durante i negoziati, invece, non è stata fissata una data-limite per lo sradicamento della fame… È mancato il consenso per farlo, e ciò mi rammarica. Lo stesso vale per gli aiuti all’agricoltura… Ma il documento non l’ho negoziato io”.

La richiesta di Diouf era di 44 miliardi di dollari all’anno in aiuti all’agricoltura, in primis per permettere l’auto-sussistenza dei piccoli agricoltori dei paesi in via di sviluppo, e per aiutare il pianeta a raggiungere l’obiettivo di aumentare del 70 per cento la produzione alimentare per soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita, che entro il 2050 dovrebbe raggiungere quota 9.1 miliardi.

Secondo la FAO, gran parte di questo denaro si potrebbe stanziare semplicemente aumentando la quota degli APS destinata all’agricoltura, che nel 2008 ammontava a 119.8 miliardi di dollari, portandola al 18-19 per cento, rispetto all’attuale 5 per cento circa.

Questo denaro è necessario per diffondere l’accesso degli agricoltori ai sistemi di irrigazione, macchinari moderni, sementi e fertilizzanti, per migliorare le condizioni delle infrastrutture rurali e delle reti stradali, consentendo ai produttori di portare i propri prodotti ai mercati locali.

Gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo hanno anche bisogno di aiuto per adeguare le proprie attività ai cambiamenti climatici, che ne riducono i raccolti ed estremizzano le condizioni meteorologiche, soprattutto nell’Africa sub sahariana e nell’Asia meridionale. “Al summit è stata annunciata una nuova strategia per la lotta alla fame, focalizzata sugli agricoltori più poveri – ma è una battaglia senza fondi, e irresponsabile”, ha detto Gawain Kriple di Oxfam. “Lodevole il sentimento che l’anima, ma da solo non basta a riempire un miliardo di piatti”.

Il premier italiano Silvio Berlusconi ha dichiarato che il summit ha dato corso ai progressi del G8 a L'Aquila dello scorso luglio, vertice in cui le maggiori potenze economiche hanno promesso di stanziare 20 miliardi di dollari in tre anni per aiutare gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo a coltivare e vendere i propri raccolti.

“Al G8 abbiamo definito i principi di un partenariato mondiale (per l’agricoltura, la sicurezza alimentare e la nutrizione), che riunisce tutte le forze pubbliche e private nel creare una strategia vincente per la sicurezza alimentare; un successo a cui tutti possono e dovrebbero contribuire” ha detto Berlusconi, l’unico leader del G8 che ha partecipato al vertice FAO.

“Una consapevolezza che si sta già ..traducendo in realtà. Ora c’è la volontà concreta di ognuno di realizzare con tenacia e con i giusti strumenti l’obiettivo di garantire a centinaia di milioni di persone la dignità, la libertà e la speranza, nonché la nutrizione”.

I paesi in via di sviluppo temevano che a parole magniloquenti non seguissero i fatti, e che la loro sovranità alimentare fosse in pericolo.

“Siamo lieti che questa conferenza si sia focalizzata su un problema così importante”, ci ha detto il ministro per l’agricoltura ecuadoriano Ramon Espinel. “Tuttavia, riteniamo che le dichiarazioni non siano sufficienti, anche se alcuni interventi vanno nella giusta direzione, come i 20 miliardi promessi nel vertice de L'Aquila.

“Non ci sembra sufficiente perché la dichiarazione potrebbe rimanere sulla carta. Se seguiamo la stessa strada che in passato, questi soldi potrebbero tradursi in aiuti alimentari, che non sono ciò di cui i nostri paesi hanno bisogno”.

“Ci servono aiuti al reddito agricolo per metterci in condizione di produrre il cibo; finanziamenti gestiti direttamente dai paesi che li ricevono, con politiche ad hoc. Non vogliamo programmi creati e diretti dall’esterno. Ecco cosa manca, a nostro parere “.

Secondo alcune testimonianze, meno di un quarto del denaro promesso al G8 proverrà da nuovi finanziamenti. ActionAid ritiene che la mancata creazione di un meccanismo di controllo sull’effettivo adempimento di tali impegni è un’ulteriore delusione.

“Serve trasparenza. Nessuno sa quanto denaro viene dato né a quanto ammontano i nuovi finanziamenti” ha detto Gillam. “La gente potrà avere fiducia in questo processo solo se sarà gestito con responsabilità”.

Il rifiuto dei paesi ricchi a impegnarsi per debellare la fame entro il 2025 forse è attribuibile anche al fatto che una simile promessa suona vuota, considerato che l’obiettivo fissato al Summit sull’alimentazione di Roma nel 1996 di dimezzare la popolazione affamata del mondo entro il 2015 (quando le persone affamate erano circa 825 milioni), è tuttora fuori portata.

Anzi, il mondo si è mosso in direzione opposta, e solo nel 2009 si sono aggiunti altri 100 milioni di persone ai milioni di affamati, a causa della crisi finanziaria e dei costi del cibo, che rimangono elevati dopo l’impennata nei prezzi del 2007-08 di alimenti base come frumento e riso.

Fra gli interventi più attesi al vertice FAO, quello di papa Benedetto XVI, che ha denunciato la speculazione sui prodotti alimentari, causa di ulteriore aumento dei prezzi, e che ha detto che la fame si può debellare soltanto lottando contro la povertà e l’ingiustizia sociale.

“Vi è una costante disparità nel livello di sviluppo tra le nazioni e al loro stesso interno, che in molte parti del mondo conduce ad instabilità, accentuando il contrasto tra povertà e ricchezza”, ha detto il pontefice.

“Se l’obiettivo è sradicare la fame, serve un intervento internazionale non solo per promuovere una crescita economica sostenibile ed equilibrata, e la stabilità politica, ma anche per definire nuovi parametri – soprattutto etici, ma anche giuridici ed economici – atti ad ispirare il grado di cooperazione necessaria a costruire relazioni paritarie fra nazioni con diversi livelli di sviluppo.

“La fame è il tratto più crudele e concreto della povertà. L’opulenza e gli scarti non sono più accettabili, quando la tragedia della fame raggiunge simili proporzioni”. ©IPS