PORTO ALEGRE, Brasile, 22 aprile 2009 (IPS) – (IPS/IFEJ ) Con il materiale di apparecchi ormai inutilizzabili, gli allievi del Centro di recupero computer (CRC) della città del Brasile meridionale di Porto Alegre hanno messo in moto 1.700 macchine in tre anni di lavoro.

Keith Garcia Reges in azione. Clarinha Glock/IPS

Keith Garcia Reges in azione.
Clarinha Glock/IPS

Entro la fine del 2009 si prevede una produzione di 2.500 computer, che verranno distribuiti a scuole, asili, organizzazioni non governative e centri informatici, per avvicinare la tecnologia alla gente ancora lontana dall’informatica in questa città di 1,5 milioni di abitanti, capitale dello stato di Rio Grande do Sul.

La materia prima del CRC è la spazzatura elettronica gettata via dal governo federale, banche, imprese e utenti privati, che si disfano dei propri computer per altri più moderni o perché non riescono a ripararli.

Prima, computer, stampanti e accessori venivano buttati nelle discariche sanitarie o depositati in qualche mucchio indistinto che finiva per mescolarsi con calcinacci e altri rifiuti. Oggi, recuperano un nuovo tempo di vita utile, o vengono riciclati come materia prima per diverse forme di espressione artistica.

Il progetto fa parte del “Programma brasiliano di inclusione digitale”, ed è il risultato di una collaborazione tra Ministero della pianificazione e Rete marista di educazione e solidarietà, parte della congregazione cattolica dei Fratelli maristi.

Centri come quello di Porto Alegre sono nati negli stati di Minas Gerais e San Paolo, nel sud-est e sud del paese, e nel distretto federale di Brasilia.

Come gli altri centri, anche il CRC di Porto Alegre si trova in un quartiere periferico. Qui, 88 giovani di famiglie vulnerabili ricevono una borsa di studio grazie alla quale possono imparare a smontare, riparare, adattare e montare apparecchi, installare software liberi, programmare e configurare computer.

Ma soprattutto, scoprono il valore di ogni parte ed elemento, non solo delle macchine, ma di se stessi, come cittadini. “Il corso è importante per il suo aspetto professionale e per la convivenza tra le persone, perché qui la gente interagisce”, spiega Keith Garcia Reges, di 16 anni.

Nell’’era del monouso’, lei e i suoi compagni costituiscono un’eccezione. “Smettiamo di gettare via molte cose, e impariamo ad utilizzare di più ciò che abbiamo in casa”, dice. Sono poche le persone che possono permettersi il lusso di mettere le mani in un computer senza timore, perché se si “rompe”, poi si “ripara”, osserva.

Reges ripara computer, caricabatterie di telefoni cellulari, altoparlanti, ventilatori. E moltiplica le sue conoscenze. Ha invitato due colleghi a presentare un lavoro sui residui elettronici in una mostra didattica che verrà realizzata nella sua scuola.

Nel padiglione installato nella sede del Centro sociale marista (Cesmar) della città, Rafael de Vasconcelos, di 17 anni e appassionato di robotica, è arrivato lontano. Ha cominciato come volontario a 15 anni, è stato istruttore, poi assunto come apprendista, e oggi è educatore. Con la borsa di studio si paga gli studi nella Facoltà di ingegneria elettrica e elettronica, dove si è iscritto da poco.

”Quando sono in classe, sono felice di vedere che imparo a mettere insieme delle cose con l’obiettivo di migliorare il mondo”, afferma.

Gli occhi di Vasconcelos percepiscono appena i vantaggi della velocità e dell’efficienza delle apparecchiature che ha riattivato. Lui riconosce, ad esempio, che la fabbricazione di un computer ha più costi per l’ambiente di quanto i consumatori pensino.

Tutto ciò che arriva al CRC viene utilizzato. I pezzi che non possono essere riparati vengono smontati e studiati nella aule di robotica, territorio di Vasconcelos.

Chiunque veda la montagna di carcasse di macchine mangiasoldi nel patio del Cesmar non immagina la quantità di prodotti che vengono creati a partire da questi apparecchi illegali, sequestrati dall’autorità federale e donati ad una condizione: riutilizzarne il materiale.

Orgoglioso, Vasconcelos racconta come ha trasformato un vecchio schermo in un cartellone pubblicitario luminescente. “Ci sono voluti due mesi per ‘mappare’ la parte elettronica, poi abbiamo ‘pluggato’ (inserito la spina) la porta parallela del computer ed elaborato un programma per stampare parole e lettere”, spiega nel suo linguaggio contagiato dal gergo informatico.

La conoscenza acquisita viene trasmessa ai nuovi studenti. Anche il legno delle macchine mangiasoldi verrà utilizzato per costruire banchi, decorazioni e tavoli, in un nuovo progetto che partirà quest’anno per produrre nuove occupazioni e nuove entrate.

Nei magazzini del CRC, i residui elettronici che non possono essere recuperati si trasformano in arte. L’imballaggio di un antico ed enorme computer IBM serve come base per dipingere graffiti con motivi pasquali, per decorare il Cesmar durante la Settimana santa.

Quando era nuovo, circa 12 anni fa, questo computer costava 27mila dollari, osserva Tarcísio Postingher, coordinatore tecnico del Centro. “La tecnologia si è evoluta a tal punto che non può più funzionare con i modelli attuali”, spiega.

Dopo averlo smontato, la macchina si è trasformata in quadri che esprimono la creatività e il talento dei giovani. Dalle parti metalliche sono nate piccole figure di giocatori di calcio, dipinte e messe su una base, e utilizzati come trofei.

Quando i materiali non possono essere riciclati, lo stesso CRC cerca di trovare un’altra sistemazione appropriata. Anche se alle prime armi, in Brasile si sta sviluppando un mercato di imprese che raccolgono spazzatura elettronica, che si compone soprattutto di pezzi per l’informatica, la telefonia e l’elettronica”.

Una di queste imprese è Lorene. “Processiamo circa 200 tonnellate di ‘spazzatura elettronica’ al mese”, segnala il gestore di produzione Eduardo Manuel Ribeiro de Almeida.

Dal processo di purificazione nascono metalli nobili, come oro, argento, platino, palladio e rame, che rientrano nel ciclo produttivo, riducendo così la domanda e l’estrazione di minerali dalla natura, spiega l’ingegnere Almeida.

Il coordinatore del CRC Postingher, di formazione teologica e laureato in informatica, parla delle sfide future: “Nel 2008, in questo paese si sono venduti 12 milioni di computer, e questo significa che fra due, tre anni bisognerà trovargli una diversa destinazione”, spiega.

Oltre ad adattarsi alle nuove tecnologie, bisogna formare professionisti che abbiano una visione globale.

Attento ai dibattiti sulle tecnologie verdi dell’informazione, Postinger ricorda che uno dei problemi principali di centri e industrie informatiche è risparmiare elettricità.

Una possibilità è contare su un unico server virtuale che gestisca 10 servizi allo stesso tempo, riducendo la quantità necessaria di computer e di energia, osserva. In questo modo, si recano meno danni all’ambiente. “È difficile cambiare mentalità, visto che tutti vogliono consumare. Bisogna preparare le persone, e questo richiede un processo educativo”, ha sostenuto.

(*Articolo della serie prodotta da IPS e IFEJ (Federazione internazionale giornalisti ambientali) per l’Alleanza di comunicatori per lo sviluppo sostenibile. Pubblicato sulla rete di quotidiani latinoamericani di Tierramérica).