BRUXELLES, 5 dicembre 2008 (IPS) – L’Unione europea sta finanziando progetti ecologicamente e socialmente devastanti in Africa, secondo quanto emerso in una conferenza a Bruxelles.

La BEI finanzia la costruzione di un oleodotto fra Ciad e Camerun
BankWatch.org
Ufficialmente, la Banca europea per gli investimenti (BEI) con sede in Lussemburgo si è impegnata ad assegnare i 53 miliardi di euro (67 miliardi di dollari) che investe ogni anno, nel perseguimento di politiche per la tutela dell’ambiente e per combattere la povertà. Ma alcune prove raccolte sui progetti finanziati in Africa da questa istituzione di basso profilo dell'Ue indicano che questi prestiti starebbero producendo esattamente l’effetto opposto.
Tra i principali progetti, la costruzione di un oleodotto lungo 1.070 chilometri in Ciad e Camerun. Con uno stanziamento di 144 milioni di euro nel 2001, il progetto ha portato alla confisca su larga scala delle terre coltivate dai contadini.
Secondo gli attivisti per i diritti umani della regione, le comunità colpite non avrebbero ricevuto un risarcimento adeguato; le emissioni di petrolio dal progetto avrebbero inquinato diversi fiumi e corsi d’acqua; e il gas della ExxonMobil, una delle imprese associate, avrebbe provocato gravi danni respiratori e altri problemi di salute alla popolazione.
Thérèse Mekombe, presidente dell’Associazione delle donne avvocato del Ciad, sostiene che i ricavi del progetto sarebbero stati utilizzati dal presidente del suo paese Idriss Deby per aumentare la spesa militare. Deby è stato accusato di sostenere il Movimento per la giustizia e l’uguaglianza, uno dei gruppi coinvolti nelle violenze in Darfur, lungo il confine tra Ciad e Sudan, che ha provocato lo sradicamento di oltre 2,5 milioni di persone negli ultimi cinque anni. “L’11 agosto – giorno dell’indipendenza – il governo era così contento di mettere in mostra i suoi veicoli da guerra”, ha spiegato Mekombe in una conferenza sulle attività della BEI tenutasi al Senato belga il 2 dicembre. “Non è questo che la popolazione si aspettava dallo sfruttamento del petrolio. Volevano che il ricavato fosse investito in progetti di sviluppo, e per aiutare la popolazione del Ciad ad uscire dalla povertà estrema”. Un altro progetto finanziato dalla BEI riguarda un oleodotto in Africa occidentale, che si estende per oltre 680 chilometri dal Delta del Niger fino al Ghana, dove dovrebbe cominciare a produrre energia entro le prossime settimane. A dicembre 2006, la banca aveva concesso 75 milioni di euro al governo di Accra per lavorare sull’oleodotto, che riunisce imprese come Shell, Chevron, Texaco e la Nigerian National Petroleum.
Dodici comunità nigeriane, secondo cui il progetto causerà danni irreparabili all’ambiente da cui dipendono, nel 2006 hanno presentato una denuncia alla Banca mondiale, che ha contribuito al finanziamento del progetto. All’inizio di quest’anno, la Commissione di Controllo della Banca mondiale ha scoperto che le comunità non erano state adeguatamente consultate sull’impatto del progetto. I verdi sostengono che i programmi finanziari che si affidano ai combustibili fossili sono in contrasto con l’obiettivo dichiarato dall’Ue di combattere il cambiamento climatico.
Secondo Osayande Omokaro di Friends of the Earth Nigeria, le imprese dell’energia sono ansiose di aumentare i propri investimenti in Africa per competere con la Cina e ridurre la loro dipendenza dal Medio Oriente e dalla Russia per gas e petrolio. “Gli europei si vantano di essere i promotori dei diritti umani, della libertà e della buona governance”, ha aggiunto. “I cinesi non promuovono certo questi valori. Gli europei devono essere coerenti con ciò che praticano in casa propria, anche se questo significa perdere qualche punto rispetto ai cinesi. È meglio essere sicuri di mettere in pratica quello che si predica”.
Nel 2007, la BEI è stata il primo prestatore pubblico ad accettare di finanziare il progetto minerario Tenke Fungurume in Congo. Con un’estensione di oltre mille chilometri quadrati, estrarrà rame e cobalto, due materiali molto richiesti in tutto il mondo. I telefoni cellulari, per esempio, si affidano in gran parte al cobalto congolese.
Dopo aver ricevuto 100 milioni di euro dalla BEI, il progetto ha lasciato senza casa centinaia di famiglie, che sono state sfollate per fare spazio ai cantieri delle miniere.
Prince Albert Kumwamba N'Sapu, direttore dell’organizzazione Action Against Impunity for Human Rights, ha sostenuto che i lavoratori ingaggiati per il progetto non hanno un contratto d’assunzione. “Migliaia di persone non hanno nessun diritto, sopportano condizioni di lavoro terribili ed entrano nelle miniere senza nessuna protezione”, ha spiegato. “Non hanno assistenza sanitaria in caso di infortuni. E non possono costituire un sindacato”. L’attivista ha sollecitato la BEI ad accettare formalmente un’indagine indipendente sul modo in cui il suo denaro viene utilizzato. Il progetto sta davvero contribuendo ad alleviare la povertà?, ha chiesto. “È davvero un progetto di sviluppo? La banca dovrebbe dire se il progetto ha realmente un’utilità”.
Anne-Sophie Simpere di Friends of the Earth Francia ha dichiarato che i parlamenti nazionali, attraverso l’Europa, dovrebbero controllare le attività della banca. “La BEI non è molto conosciuta dalla gente in generale, ma fornisce moltissimi fondi ai paesi in via di sviluppo ed è il principale finanziatore pubblico delle industrie estrattive”, ha segnalato. “Oltre al loro impatto disastroso in Africa, questi investimenti contraddicono ampiamente gli sforzi dell’Ue di combattere il cambiamento climatico, e di ridurre la povertà e i conflitti”.

