DOHA, 3 dicembre 2008 (IPS) – “Bene, ma non è abbastanza!”, “Un’opportunità sprecata!”, “L’incontro ha mancato alle sue promesse!”. Sono alcune delle reazioni della società civile alla chiusura dei colloqui delle Nazioni Unite sui finanziamenti per lo sviluppo (Ffd) di Doha, Qatar, terminati martedì.

Nazioni Unite
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Le profonde divisioni su come riesaminare l’architettura finanziaria mondiale, che hanno quasi messo a repentaglio i negoziati, sono state eclissate dalla proposta dei governi di una nuova conferenza dell’Onu su come affrontare l’attuale crisi finanziaria e il suo impatto sullo sviluppo.
“Il mondo ha un urgente bisogno di decisioni concrete e di processi di monitoraggio che siano inclusivi e decisivi. Invece di piani d’azione, (hanno) perso quattro giorni facendo giochi di parole, senza parlare della crisi di cibo, energia, genere, clima, e morale”, ha osservato Syvia Borren della Global Call to Action against Poverty (GCAP).
Secondo Borren, “la cosa più deludente è che non hanno previsto nessun piano di salvataggio per i gruppi vulnerabili, e invece programmi mastodontici per salvare banche e istituzioni finanziarie”.
La conferenza di revisione, comunque, ha ribadito gli obiettivi di Monterrey. Si è registrato anche qualche passo avanti in alcuni settori importanti, in particolare sull’uguaglianza di genere. Il documento si impegna a promuovere la parità di genere e l’empowerment economico delle donne come condizione fondamentale per raggiungere uno sviluppo equo ed effettivo.
“Ma non è abbastanza”, afferma il Women’s Working Group on Financing for Development, una rete di nove coalizioni tra cui Rete africana per lo sviluppo femminile (FEMNET), Associazione per i diritti delle donne nello sviluppo (Awid) e Rete internazionale Genere e Commercio (IGTN).
“Nel documento, gli impegni per l’uguaglianza di genere avranno davvero un senso solo se verranno affrontate in modo decisivo le cause sistemiche alla base della povertà”, affermano gli attivisti in rappresentanza di 250 gruppi e reti della società civile che hanno partecipato al forum di due giorni di Doha (27-28 nov) a margine dell’incontro ufficiale.
La conferenza di Doha è stata indetta dalle Nazioni Unite non come un incontro di donatori, ma per riesaminare i progressi compiuti a Monterrey, Messico, nel 2002, sugli impegni per i nuovi aiuti allo sviluppo da parte dei paesi ricchi, ma anche sugli accordi per alleviare il debito, lotta alla corruzione, partnership pubblico-privato e aiuti pubblici allo sviluppo (APS).
“Abbiamo ribadito gli impegni sugli APS fatti a Monterrey”, ha detto alla stampa il ministro tedesco per lo sviluppo Heidemarie Wieczorek-Zeul a Doha. “In tutte le crisi precedenti, ci sono stati tagli agli aiuti allo sviluppo, ma va contro i nostri interessi continuare a tagliare, sia per i paesi sviluppati che per quelli in via di sviluppo”, ha detto.
La società civile è stata molto chiara nell’esprimere il proprio disappunto. L’incontro “ha fatto appena qualche passo rispetto ai precedenti impegni internazionali per far fronte alla povertà globale. Anche prima della crisi alimentare, climatica e finanziaria, gli impegni presi dovevano già essere urgentemente rivisti”, spiega Ariane Arpa di Oxfam International.
“La conferenza ha fondamentalmente messo da parte gli altri accordi internazionali presi quest’anno ad Accra e a New York, invece di prenderli come punto di partenza”, ha lamentato Action for Global Health. “La crisi, finanziaria, alimentare e climatica, non avrebbe dovuto offuscare gli enormi sforzi che erano già necessari per raggiungere gli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG)”.
È stata poi completamente ignorata la proposta concertata dalla società civile di rafforzare la cooperazione internazionale sulle questioni fiscali trasformando la U.N. Committee on Tax (Commissione Onu per le imposte) in un ente intergovernativo.
“La conferenza non è arrivata a tanto”, ammette il coordinatore della Ffd, Oscar de Rojas. “Ciò che si è fatto è stato concordare che la cooperazione in materia di questioni fiscali dovrà essere rafforzata”, ha spiegato.
“La conferenza poteva essere l’occasione per risolvere il problema delle regole di un sistema che ci ha portato al peggiore crollo degli ultimi decenni, ma i governi ricchi non lo hanno fatto”, denuncia Nuria Molina di Eurodad in un comunicato. “I 100 miliardi di dollari annuali di aiuti ai paesi poveri sono stati oscurati dai 500-800 miliardi di dollari in flussi illeciti dal Sud al Nord, di cui la maggior parte frutto dell’evasione fiscale delle multinazionali”.
Ma a Doha c’è stato qualche altro progresso rispetto a Monterrey, sul lavoro “dignitoso” e su nuovi possibili meccanismi finanziari, tra cui le rimesse.
Aver preso in considerazione l’obiettivo caldeggiato a livello mondiale della “piena occupazione e il lavoro dignitoso per tutti” è stato accolto dalla società civile come un “chiaro riconoscimento della sua centralità nelle strategie per lo sviluppo e del lavoro invisibile svolto soprattutto dalle donne”, secondo quanto dichiarato.
Per la prima volta è stato incluso un paragrafo specifico sulle rimesse, i trasferimenti privati di miliardi di dollari inviati ogni anno dai singoli individui alle loro famiglie. “Ciò che bisognava fare per agevolare i trasferimenti, renderli più economici e più accessibili alle persone, è stato aggiunto in un paragrafo a parte”, segnala de Rojas.
Adesso, la società civile vuole vedere realizzate queste raccomandazioni. “Ricordiamo a delegati e funzionari che le persone più colpite in ogni parte del mondo si aspettano azioni concrete che invertano la caduta nella povertà…“, si sottolinea nella dichiarazione.
Certamente le sfide sono enormi. “Abbiamo appena avuto cinque anni positivi, ma ci sono stati pochi progressi negli MDG”, lamenta Borren. “Adesso arrivano tempi difficili (a causa della crisi globale). Secondo Social Watch (rete internazionale di vigilanza), Raggiungere gli MDG sarà praticamente impossibile!”.

