Milano, 21 ottobre 2005 (IPS) – Il ventunesimo secolo potrà diventare il secolo dell America Latina, come sognato dal presidente brasiliano Luiz Inàcio Lula da Silva, se riuscira a completare il processo di integrazione continentale, costruendo un modello di sviluppo sostenibile che garantisca coesione sociale e governabilita delle istituzioni.
E quanto è emerso dalla Seconda Conferenza nazionale sull’America Latina, svoltasi a Milano, che proprio alle questioni del consolidamento della democrazia e della disgregazione delle società ha dedicato lo spazio centrale.
L’evento milanese é parte di una settimana di intense relazioni tra Italia e il continente sudamericano, che ha visto la presenza nel paese dei presidenti di Venezuela, Brasile, Cile e Uruguay, e rappresentanze di quasi tutti i governi, giunti a Roma per le celebrazioni del 60. anniversario dalla creazione della Food and Agricultural Organization (FAO).
L´incontro milanese ha cercato di analizzare il perdurare di una instabilitá istituzionale di molti paesi dell´area, strettamente connessa allo stato di disagio economico diffuso. 224 milioni di persone sono povere, pari al 40 per cento della popolazione, percentuale che sale al 70 per cento in alcuni paesi. E ancora 96 milioni vivono con meno di un dollaro al giorno. E questo nonostante il 2004 sia stato l’anno di maggiore crescita del prodotto interno lordo dell’intero continente.
Le riforme strutturali, che hanno imposto una politica economica liberista unita alla riduzione della presenza dello stato, hanno prodotto una sensazione di peggioramento e incertezza che si riflette sulla fiducia nella democrazia.
“La gente crede ancora nella democrazia come la migliore forma di governo, ma non é soddisfatta della sua forma attuale” ha spiegato José Miguel Insulza, Segretario generale dell´Organizzazione degli Stati Americani (OSA).
Il fenomeno nuovo che questo ha prodotto é quello che alcuni studiosi definiscono come il “golpe civile”, la ribellione di parti consistenti di popolazione che, formando movimenti, impongono le dimissioni di presidenti eletti in consultazioni politiche regolari.
A cadere, però, oggi non sono i regimi democratici, ma “i governi incapaci di risolvere i problemi reali”, come povertá, disoccupazione, delinquenza, servizi sociali, come ha dichiarato Insulza, che cita anche il caso esemplare del Cile, unico paese dell´America Latina ad avere raggiunto, con dieci anni di anticipo, quasi tutti gli Obiettivi di sviluppo del Millennio (MDG, Millennium Development Goals).
“Questi risultati sono prodotti della politica. Senza una qualitá di governo non si ottiene consenso, non solo della maggioranza ma anche dell’opposizione”, ha proseguito il segretario dell’OSA, ricordando che la partecipazione produce anche il senso di responsabilitá dei cittadini, che devono essere garanti della governabilitá dello stato.
“L’America Latina deve innanzitutto trovare se stessa”, ha detto Hugo Chavez, presidente ‘bolivariano’ del Venezuela, che ha parlato del progetto di integrazione del continente sudamericano e dei Caraibi portato avanti da Brasile, Argentina, Uruguay e Venezuela, ammessa di recente a far parte del Mercosur.
Ricordando il fallimento dell´accordo per l´area di libero commercio americana (ALCA), che avrebbe dovuto decollare a gennaio 2005, ha insistito sulla necessitá di creare un asse forte come condizione essenziale per l´indipendenza politica ed economica del continente, in vista della Conferenza delle Americhe, che si terrá a Mar del Plata il prossimo novembre.
Chavez ha parlato anche del processo di trasformazione del modello politico in corso in Venezuela, dove é stato introdotto il referendum revocatorio di iniziativa popolare, che consente di chiedere una consultazione per cacciare i funzionari pubblici. “La democrazia rappresentativa é necessaria ma non sufficiente. Stiamo costruendo una vera democrazia partecipativa”, ha detto.
Anche il presidente brasiliano Lula da Silva, intervenuto in videoconferenza all’incontro, ha insistito sulla centralitá del processo d´integrazione del continente, che pemetterá di dare sostenibilitá al modello di sviluppo latinoamericano e soprattutto realizzare una politica sociale forte e allargare la rete delle relazioni con il resto del mondo.
“Il ventunesimo secolo – ha concluso – sarà il secolo dell’America latina se i suoi dirigenti sapranno dare sostenibilità al modello di sviluppo e, soprattutto, realizzare una politica sociale forte per dar voce ai cittadini meno abbienti”.

