SALUTE: La vaccinazione universale è essenziale per gli obiettivi anti-povertà

NAZIONI UNITE, 5 ottobre 2005 (IPS) – Nonostante la sicurezza e l'efficacia dimostrate dai programmi di immunizzazione, secondo un recente rapporto dell’UNICEF -l’agenzia Onu per l’infanzia-, solo la metà dei bambini che vivono in Africa occidentale e centrale sono vaccinati contro le principali malattie infantili, e ciò contribuisce a 1,4 milioni di morti ogni anno invano.

Si tratta del terzo rapporto UNICEF della serie “Progress for Children”, che classifica i paesi in base alle percentuali annuali di aumento della copertura di immunizzazione a partire dal 1990.

Lo studio, intitolato “Progresso per i bambini: un rapporto sull’immunizzazione”, dimostra che 103 paesi hanno già vaccinato il 90 per cento dei loro bambini, e altri 16 fanno progressi continui. Tuttavia, in 74 paesi, i programmi di vaccinazione non sono stati all’altezza, o il progresso è troppo lento.

”La maggior parte dei paesi sviluppati hanno in teoria eliminato affezione e morte per malattie prevenibili con il vaccino attraverso una copertura di immunizzazione quasi totale”, ha dichiarato Ann Veneman, direttrice esecutiva dell’UNICEF.

”D’altro canto, in Africa occidentale e centrale, dove solo il 52 per cento dei bambini sono vaccinati, vi è ancora la più alta percentuale di malattia e morte per infezioni prevenibili con il vaccino”.

La principali affezioni causa di mortalità infantile, anche se prevenibili con il vaccino, sono morbillo, haemophilus influenzae di tipo b, pertosse e tetano neonatale.

Dal 1990, l’immunizzazione ha raggiunto più del 70 per cento dei bambini in tutto il mondo. Nel 2002, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è impegnata a vaccinare entro il 2010 almeno il 90 per cento dei bambini entro il primo anno di età.

Veneman ha sottolineato l’efficacia nei costi di interventi sanitari come la vaccinazione, che nel 2003 ha evitato circa due milioni di morti tra i bambini e che, con una copertura maggiore del 90 per cento, può ridurre di circa un quarto la mortalità infantile sotto i cinque anni.

”L’efficacia dell’immunizzazione è assolutamente dimostrata”, osserva il rapporto. “Contrariamente alla maggior parte di interventi sanitari e di sviluppo, l’immunizzazione non solo aumenta le possibilità per i bambini di combattere una malattia, ma in teoria ne garantisce la resistenza”.

Dr. Peter Salama, capo del programma di vaccinazione dell’UNICEF, ha parlato della campagna di immunizzazione globale contro la polio come di un grande successo, osservando che, contro i 50.000 casi di polio all’anno nel 1998, oggi la cifra è scesa a soli 1.300.

Secondo il funzionario, il rapporto dimostra “la nostra vulnerabilità collettiva globale di fronte alle malattie infettive”, soprattutto dagli anni ’90, quando le percentuali di vaccinazione si sono fermate.

”Ciò ha due conseguenze”, ha proseguito. “Ci rende vulnerabili a vecchie malattie come morbillo, polio, tetano, oramai quasi debellate nel mondo industrializzato, ma impedisce anche di rispondere a minacce nuove”. Il rapporto rivela che America Latina, Caraibi, Medio Oriente, Nord Africa, per certi versi l’Asia orientale, e la maggior parte del mondo industrializzato stanno agendo ragionevolmente nella vaccinazione delle loro popolazioni.

I problemi reali sono nati in Africa occidentale e centrale, testimoni di conflitti armati sempre più profondi, e in Asia meridionale, “che ospita la maggioranza dei bambini (del mondo)”.

Per esempio, in Nigeria, nonostante la ricchezza dovuta al petrolio, le vaccinazioni di routine coprono appena il 35 per cento dei bambini.

In ogni caso, il rapporto fa notare che situazioni così difficili possono essere rapidamente invertite. In Eritrea, dove dieci anni fa la percentuale di copertura era solo del 18 per cento, oggi più dell’80 per cento dei bambini sono vaccinati. Nello stesso periodo, il Niger è passato dal 25 al 64 per cento, e l’Uganda dal 52 all’82 per cento.

Le campagne di vaccinazione possono essere minacciate da una combinazione di fattori, prosegue il rapporto, compresa la grande scarsità di infrastrutture sanitarie, valutazioni errate sui vaccini, fattori culturali e mancanza di personale sanitario preparato.

”Dobbiamo ovviamente colmare il divario e arrivare il più rapidamente possibile ai bambini non ancora raggiunti da questi interventi fondamentali ed efficaci rispetto ai costi, anche nelle aree colpite dai conflitti”, ha dichiarato Salama.

Le iniziative future e le strategie per raggiungere il traguardo stabilito nel 2002 richiedono l’introduzione tempestiva di nuovi vaccini e tecnologie a un prezzo accessibile per i paesi in via di sviluppo. La necessità di sostenere la copertura in tutte le parti del mondo, compresi i paesi industrializzati, rimane una sfida attuale, con 130 milioni di bambini nati ogni anno che si aggiungono alle schiere di bambini da immunizzare.

”Molti paesi scivolano nuovamente perché iniziano a rilassarsi, dimenticando che l’ultimo 20 o 30 per cento [della popolazione] è sempre il più difficile da raggiungere “, ha detto Salama all’IPS.

Questi punti caldi, ha proseguito, si trovano spesso nei paesi colpiti da conflitti, o nelle regioni più remote che possiedono infrastrutture minime. Ne segue che “i governi nazionali con risorse limitate devono valutare tutte queste priorità concorrenti”.

Veneman ha inoltre evidenziato il legame tra la conquista degli obiettivi di immunizzazione e il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del millennio (MDG, Millennium Development Goals).

Gli otto MDG prevedono di ridurre povertà e fame del 50 per cento; assicurare l’istruzione primaria universale; abbassare di due terzi la mortalità infantile, e di tre quarti la mortalità materna; promuovere l’uguaglianza di genere; incoraggiare lo sviluppo sostenibile; fermare la diffusione di Hiv/Aids, malaria e altre malattie; creare una partnership globale tra ricchi e poveri per lo sviluppo.

All’inizio del mese scorso, circa 170 leader mondiali si sono incontrati alle Nazioni Unite per valutare i progressi sugli MDG e tracciare il percorso da seguire nei prossimi dieci anni.

”Sono molto soddisfatto del Vertice Mondiale per quanto riguarda le questioni che stiamo discutendo oggi, come l’immunizzazione”, ha detto Veneman all’IPS. “Gli MDG riguardano completamente o per la maggior parte i bambini”.

”Estendere questi strumenti in grado di salvare la vita di un maggior numero di bambini”, ha concluso la funzionaria, “ha un impatto diretto sugli sforzi legati all’Obiettivo numero quattro, ovvero la riduzione di due terzi della mortalità infantile entro il 2015”.