PERUGIA, 18 ott (IPS) – Ahmed Khamas, codirettrice dell’Ong “Occupation Watch Center” (OWC), ha riferito che alcune compagnie Usa avrebbero commesso “reati economici” in Iraq, nell’impedire alle imprese locali di sfruttare le opportunità commerciali della ricostruzione.
“L’occupazione statunitense impedisce alle compagnie irachene di partecipare al processo di ricostruzione del paese, e ciò sta creando problemi economici”, ha dichiarato Khamas, parlando a nome della società civile europea riunita nella V Assemblea dei Popoli delle Nazioni Unite a Perugia.
L’attivista, che è anche giornalista, ha spiegato che “costruire un ponte costerebbe ad un’impresa irachena 300.000 dollari, ma il contratto viene assegnato a società Usa per 50 milioni di dollari”.
L’Iraq Occupation Center funziona con il sostegno dell’alleanza “United for Peace and Justice”, una coalizione di cui fanno parte oltre 600 organizzazioni contro la guerra e a cui partecipano anche alcune istituzioni internazionali.
Come conseguenza della chiusura in Iraq di diverse istituzioni educative e sociali per mano delle forze d’occupazione statunitensi, molti avvocati ed educatori, come anche altri professionisti, ora sono disoccupati; tra questi, più di 2000 professori universitari, ha aggiunto la Kahmas.
Molti di questi insegnanti vengono trattati come delinquenti poiché sono registrati come seguaci di Saddam Hussein, ha affermato la codirettrice dell’OWC.
L’organizzazione statunitense indipendente “Iraq Body Count” ha calcolato che a seguito dell’operazione militare realizzata tra il 20 marzo e il 1 maggio, sono morti tra i 7.377 e i 9.180 civili iracheni, e ne sono stati feriti circa 20.000.
Ma da allora, c’è stata una recrudescenza di morti violente. A luglio 2002, a Baghdad sono morte solo 10 persone per cause non naturali, mentre nello stesso mese di quest’anno ne sono morte ben 720, e 470 a seguito di spari.
Abdalaslam Daood Soidan, professore alla Scuola di Diritto “La Samnite”, a Baghdad, ha dichiarato a Perugia che “ci sono anche molte persone scomparse. Sembra che molti siano stati portati agli accampamenti, crediamo circa 10.000”.
Il governo designato dalle autorità d’occupazione Usa non ha credibilità tra la cittadinanza, ha sostenuto Soidan. “Accettando di essere nominati, hanno dato legittimità all’occupazione”, ha spiegato.
“Questo costituisce un precedente pericoloso per il mondo. Adesso si preoccupano che l’occupazione prosegua, poiché i loro incarichi dipendono da questo”, ha proseguito l’esperto.
Al Consiglio di governo, però, è vietato persino pronunciare qualsiasi dichiarazione. Secondo Soidan, “molti dei suoi membri sono brave persone, ma hanno scelto il cammino facile verso il governo”. “Se fossero stati eletti dal popolo iracheno, la gente se li sarebbe portati in spalla”.
Un altro problema per gli iracheni sono i 70.000 senzatetto, poiché le famiglie non possono permettersi un affitto, ha affermato la Khamas, che ha aggiunto: “Dobbiamo essere risarciti. Negli ultimi 10 anni, l’Iraq ha subito il regime di sanzioni internazionali e non può pagare i suoi debiti. Il popolo iracheno dovrebbe essere risarcito, invece che dover pagare per le politiche di Saddam Hussein. Siamo noi che abbiamo perso la casa e il lavoro”.
Le forze d'occupazione pagano 2500 dollari a ogni famiglia che subisce una morte accidentale per mano delle truppe Usa, “ma esiste un fondo di 10 milioni di dollari per i familiari di statunitensi morti sotto il fuoco amico”, ha riferito la Khamas, che ha aggiunto: “Una vita statunitense vale forse più di una irachena'”.
D’altra parte, un religioso della principale comunità musulmana sciita ha dichiarato che si avverte un qualche miglioramento della situazione. “Non eravamo liberi. Adesso abbiamo una certa libertà, ma non è quella che vogliamo. Non può esserci libertà sotto l’occupazione statunitense”, ha dichiarato Safai Abd-Alrahaman Ansari, della Scuola Al Hawza.
“Avevamo paura, mentre adesso non ne abbiamo”, ha aggiunto Jamil Nisan, parroco della Chiesa dell’Ascensione del credo cattolico-caldeo a Baghdad, sottolineando che durante il regime di Saddam Hussein sarebbe stato impossibile un incontro tra leader religiosi sciiti, sunniti e cristiani.
Abd-Alrahaman Ansari, tuttavia, non crede che la situazione cambierà presto, né che l’aiuto europeo sia utile. “I governi dell’Europa non possono fare nulla, ma li ringraziamo per i bei discorsi che abbiamo ascoltato in questa conferenza”, ha concluso.

