MILANO, 17 ott (IPS) – Almeno 110.000 uccelli esotici, provenienti soprattutto dall'America Latina, rallegrano con i loro canti e colori le case delle famiglie italiane. Sono i sopravvissuti al crudele e lucrativo traffico d'animali selvatici.
Qui, come nel resto d'Europa, abbondano rettili, tartarughe e piccole scimmie usate per mascotte, e artigianato fatto con gusci di tartaruga, fanoni, piume d'uccelli multicolore.
Le foreste di Bolivia, Ecuador, Colombia e Brasile, come altri ecosistemi di America Centrale, Messico, Argentina e Paraguay, sono diventate la principale fonte dei traffici di diverse specie viventi verso l'Unione Europea, primo importatore mondiale di pelli di rettili, pappagalli, boa e pitoni, e secondo per i primati.
Sebbene il commercio legale di animali e piante sia regolato dalla Convenzione Internazionale sul Commercio di specie di fauna e flora selvatiche a rischio (CITES), si calcola che resti illegale un terzo delle vendite mondiali, per 25 miliardi di dollari l'anno: un giro d'affari inferiore solo al traffico di armi e droga.
Massimiliano Rocco, direttore per l'Italia di Traffic International, ha dichiarato a Tierramérica (TA): “In Europa c'è una fortissima domanda di animali selvatici. Il mercato varia secondo la moda e le abitudini di ciascun paese. L'Italia ama e alleva gli uccelli ed è sempre stata interessata al loro commercio, così come la Spagna, l'Olanda e il Belgio”.
In Italia arrivano 35.000 esemplari l'anno, tra cui tucani, pappagalli, iguane, coccodrilli, piccole scimmie, ragni e caimani. Uno su tre è di contrabbando, secondo alcune organizzazioni ambientaliste, che assicurano: il giro d'affari genera un profitto di 5 miliardi di dollari l'anno.
In Spagna, la passione per le specie esotiche è tale che i collezionisti arrivano persino a pagare tra 500 e un milione di dollari per un guacamayo (ara dell'America meridionale).
Miguel Angel Valladares, portavoce del Fondo Mondiale per l'ambiente (WWF-Adena) in Spagna, ha assicurato a TA che “il traffico illegale d' animali provenienti da tutta l'America Latina ha il suo accesso principale in Spagna, che poi li riesporta nel resto del continente”.
In Brasile vengono catturati più di 38 milioni di esemplari l'anno, secondo la Rete nazionale di lotta al traffico di animali selvatici (RENCTAS). Ma il 90% di essi muore durante la caccia o il trasporto.
Dei sopravvissuti, il 40% viene esportato (1,52 milioni), cioè “le specie più rare e minacciate d'estinzione”, ha spiegato a TA Dener Giovanini, coordinatore di RENCTAS.
I cacciatori locali guadagnano molto poco. Un uccello merlo (Gnorimopsar chopi) si trova a 27 dollari nei mercati rionali del sud del Brasile ed è quotato 2500 dollari in Europa. Il guacamayo rosado (Ara macao) costa 15 dollari nelle foreste brasiliane e fino a duemila dollari in Italia.
Tutto sta ad indicare che si tratta di un affare in auge. Tra il 1997 e il 2000, la polizia italiana ha effettuato migliaia di controlli, sequestrando 150.000 esemplari, vivi o morti, arrivati da America Latina, Africa ed Europa orientale.
Nel 2002, in Messico sono state sequestrate oltre 206.828 specie di piante e animali; una quantità 110 volte superiore a quella registrata nel 2001, secondo la Procura Federale di protezione dell'ambiente.
I trafficanti usano le stesse strade degli importatori per trasportare gli animali dall'America Latina all'Europa: voli diretti e navi transatlantiche. Falsificano certificati, fanno triangolazioni e mascherano la mercanzia, confondendola tra i carichi regolari per confondere le autorità o spedendola in casse a doppiofondo.
Ciro Troiano, della Lega Antivivisezione italiana (LAV), ha segnalato che “tra i canali del commercio legale ed illegale, il confine è fragile. In una stessa gabbia possono esserci specie con i certificati ed altre senza. Si trasportano, per esempio, le tartarughe insieme ai serpenti velenosi e alla dogana nessuno osa verificare il contenuto”.
I viaggi da un continente all'altro sono un calvario. Ogni quattro animali, tre non arrivano mai a destinazione.
Tucani camuffati, con i becchi legati da nastro adesivo, pappagalli avvolti nei calzini, con un piccolo buco appena per respirare, uccelli narcotizzati o con gli occhi perforati perché non cantino, non vedendo la luce del sole, sono solo alcuni passeggeri di questi voli della morte.
Giovanni Guadagna, anch'esso del LAV, ha sostenuto che “le compagnie aeree non rispettano le norme. Durante il trasporto muore tra il 30 e il 60% delle specie”.
Il panorama si complica, dal momento che le mafie internazionali del contrabbando e del narcotraffico di America Latina, Asia ed Europa sono coinvolte nella vendita delle specie esotiche.
Lo scorso agosto, la polizia italiana ha scoperto a Palermo, culla del crimine organizzato, un allevamento clandestino di cavalli da corsa, cani da combattimento, maiali di razza e 300 tartarughe d'origine latinoamericana.
In Brasile, una commissione parlamentare ha documentato il legame fra il traffico d'animali, quello di droga e di pietre preziose, ha assicurato Giovanini, della RENCTAS.
In Messico, diversi capi della droga sono rimasti coinvolti nel traffico delle specie. Diversi giardini zoologi proteggono ancora alcune delle 70 specie sequestrate nel 1993 dalla tenuta del narcotrafficante Joaquín “El Chapo” Guzmán.
Nella maggior parte dei paesi, il traffico delle specie viene giudicato un delitto. Le sanzioni variano da sei mesi a sei anni di reclusione in Messico, cinque anni in Spagna o due anni, che possono diventare dodici per associazione mafiosa, in Italia.
In Brasile, secondo gli ambientalisti, la legislazione è blanda e non viene applicata. “Se qualcuno viene arrestato, paga una multa di 100 dollari ed esce. Le condanne sono pene alternative in un lavoro comunitario”, ha spiegato Giovanini.
Nel 2002, in Messico sono state processate 17 persone e sono state pagate multe per 580.000 dollari.
Oscar Moctezuma, direttore dell'Ong Naturalia, ha dichiarato a TA che “il traffico di specie è relativamente tollerato dalla società, e questo spiega perché il commercio illegale non sia perseguito quanto il narcotraffico o la vendita illegali d'armi”.
* Con contributi di Mario Osava (Brasile) e Diego Cevallos (Messico). Pubblicato per la prima volta il 30 agosto dalla rete latinoamericana di quotidiani dell'America Latina.

