DIRITTI-AFRICA: Il Consiglio di Sicurezza deve garantire la protezione dei civili

NAZIONI UNITE, 30 maggio 2008 (IPS) – Mentre i diplomatici si preparano a partire per l’Africa, dove la prossima settimana si riunirà il Consiglio di Sicurezza dell'Onu, crescono gli appelli degli attivisti per una risposta della comunità internazionale all’inasprimento della situazione sui diritti umani in molte parti del continente.

”Anche in questo momento, avvengono omicidi, stupri, rapimenti, sgomberi”, ha detto Georgette Gagnon, direttrice per l’Africa di Human Rights Watch, gruppo Usa contro le violazioni dei diritti nel mondo.

Malgrado abbiano apprezzato gli sforzi dell’Onu per la costruzione della pace, Gagnon e altri attivisti che lavorano vicino per l'ente mondiale credono fermamente che nelle zone di guerra dell’Africa nessuna iniziativa di pace possa produrre risultati duraturi a meno che il Consiglio di Sicurezza non intervenga nella protezione dei civili.

”L’itinerario del Consiglio di Sicurezza prevede una tappa in cinque nazioni dove milioni di persone subiscono le conseguenze dei conflitti armati”. In una dichiarazione, Gagnon ha aggiunto: “Il Consiglio dovrebbe affrontare direttamente questi problemi”.

Il Consiglio con i suoi 15 membri visiterà Sudan, Ciad, Costa d'Avorio, Repubblica Democratica del Congo, e Kenya dal primo al 10 giugno. Durante il viaggio in Africa, i membri del Consiglio dovranno discutere diverse questioni cruciali per il continente, relative a pace, sicurezza, e sviluppo.

Mercoledì un funzionario Onu ha definito il viaggio del Consiglio in Africa “particolarmente significativo”, dichiarando all’IPS che in Sudan vi sono nuove ostilità tra nord e sud, e che nella regione del Darfur lo spiegamento delle forze di pace Onu continua a incontrare diversi ostacoli.

”In Costa d’Avorio le elezioni sono imminenti, ma il processo di disarmo non è completo”, ha detto Yves Sorokobi, portavoce del Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-moon. “La Somalia deve dimostrare il suo impegno nel processo di riconciliazione”.

Riguardo la situazione nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), il portavoce ha aggiunto che il Consiglio vorrebbe accertarsi del rispetto dei recenti accordi tra governo e gruppi armati.

Ma soprattutto, ha aggiunto, il Consiglio è preoccupato per la tragedia dei milioni di rifugiati e profughi interni, vittime dei continui conflitti armati nei diversi paesi.

Malgrado gli attivisti riconoscano i progressi per la pace fatti negli ultimi otto mesi nel Congo orientale, ritengono ancora gravi gli abusi dei diritti umani perpetrati nella RDC.

In una lettera aperta pubblicata mercoledì, HRW chiedeva al Consiglio di Sicurezza un’“azione concreta” per fermare la crisi umanitaria e dei diritti umani nel Congo orientale, invitando tutte le parti dell’accordo di Goma a mantenere i propri impegni per il rispetto dei diritti umani.

L’organismo per i diritti ha inoltre chiesto al Consiglio di condannare i presunti attacchi da parte dell’esercito sudanese e delle sue milizie alleate contro civili innocenti nel Darfur occidentale, registrati circa tre mesi fa, oltre ai “continui attacchi indiscriminati e deliberati” sui civili in altre aree.

Secondo HRW, il Consiglio dovrebbe insistere perché il governo riveli l’ubicazione delle 100 persone trattenute dopo un attacco di ribelli nella capitale Khartoum, il 10 maggio. Il gruppo ha chiesto anche la restituzione dei due sospetti ricercati da oltre un anno dal Tribunale penale internazionale dell’Aia.

”Il Consiglio dovrebbe insistere sulla responsabilità per i crimini commessi durante la campagna della ‘terra bruciata’ a Khartoum”, ha detto Richard Dicker, direttore del Programma internazionale di giustizia di HRW.

Riguardo la situazione in Costa d’Avorio, HRW ha avvertito che le imminenti elezioni potrebbero oscurare la questione dell’impunità per le violazioni dei diritti, e ha domandato l’immediata apertura di un rapporto presentato al Consiglio di Sicurezza dall’Alto Commissariato per i diritti umani circa tre anni e mezzo fa, nel dicembre 2004.

”La giustizia non può essere messa da parte”, ha detto Dicker. “Porre fine all’impunità è fondamentale per i progetti di pace e stabilità”.

Nell’esprimere i loro timori circa l’uso continuato di bambini soldato, gli attivisti hanno chiesto al governo del Ciad di vietarne l’utilizzo, e di perseguire chi commette crimini contro l’infanzia.

In Somalia, altra zona rovente, i gruppi per i diritti hanno suggerito che il Consiglio prenda delle misure per fermare gli attacchi agli operatori umanitari, e ha chiesto che sia istituita una commissione internazionale che indaghi sugli abusi dei diritti umani.

”La situazione in Somalia è tra le più drammatiche del mondo, ed è una tra le tragedie più ignorate”, ha detto Gagnon. “La risposta della comunità internazionale è a dir poco miope. Per il Consiglio dovrebbe essere l’occasione giusta per rivederla”.

Gagnon sembra ugualmente turbato dalla parte del rapporto che riguarda un’altra ondata di violenza da parte dell’Esercito di resistenza del Signore (LRA, Lord's Resistance Army), un gruppo di ribelli in guerra con il governo dell’Uganda negli ultimi 16 anni.

Durante il conflitto, l’LRA è diventato noto per il sequestro dei bambini utilizzati come soldati o per i trasporti. L’organizzazione militante dichiara di combattere per i diritti del gruppo etnico degli Acholi, ma è stata ampiamente accusata dai gruppi per i diritti umani di uccidere civili innocenti, stuprare le donne, saccheggiare negozi, e bruciare le scuole.

Il gruppo, secondo Refugees International, organizzazione umanitaria con sede negli Usa, avrebbe sequestrato oltre 30 mila bambini dal 1986. Alcuni dei suoi leader stanno oggi rispondendo di crimini contro l’umanità di fronte al Tribunale penale internazionale. Gagnon e altri attivisti per i diritti chiedono al Consiglio un’indagine accurata sugli attacchi dell’LRA ai civili nella Repubblica dell’Africa Centrale e nel Sudan meridionale.