NAIROBI, 23 gennaio 2008 (IPS) – Durante il Forum sociale mondiale (FSM) tenutosi in Kenya a gennaio 2007, tra i principali temi al centro dei dibattiti, la democrazia e le elezioni generali previste per dicembre in questo paese dell’Africa orientale.
I relatori della società civile avevano avvertito i partecipanti del possibile rischio di violenze in caso di elezioni non libere, poiché la popolazione avrebbe chiesto giustizia anche con mezzi non ortodossi. Esattamente un anno dopo, questa previsione è diventata realtà.
Poco dopo l’annuncio della vittoria di Mwai Kibaki alle elezioni del 27 dicembre, le violenze sono esplose in diverse parti del paese, per protestare contro il candidato eletto.
Da allora, il paese è stato percorso da interminabili proteste di piazza, danni alle proprietà, persino barricate su strade e ferrovie. Oltre 600 persone sono morte, e circa 500mila sono state sfollate.
Il FSM aveva avanzato proposte concrete per evitare tale eventualità fornendo risorse alla popolazione a questo scopo. Ma questo suggerimento – così come altre proposte lanciate agli incontri del FSM – non è mai stato preso in considerazione dal governo.
Impassibile di fronte all’atteggiamento del governo, il Forum sociale del Kenya (FSK) ha fissato la propria agenda per il 2008 alla fine dell’anno scorso – visto che il processo del FSM di quest’anno doveva essere “retrospettive e prospettive, poiché non ci sarà nessun incontro mondiale”, ha detto all’IPS a Nairobi Peninah Odhiambo, addetto stampa del FSK. “Ogni paese avrà dei forum sociali localizzati”, ha spiegato Odhiambo.
”La nostra agenda per il 2008 è una campagna per la pace in Kenya, con speciale attenzione alle dispute post-elettorali”, ha detto Odhiambo. “Tra le altre attività in agenda, un dialogo sulla democrazia”.
In vista delle elezioni dello scorso dicembre, sono stati riportati casi di violenza in alcune parti del paese durante le campagne.
Questi incidenti hanno spinto il FSK ad aprire le vie del dialogo con lo slogan: “Un altro Kenya è possibile”, a dicembre. Da allora, il FSK si è spostato verso due delle aree più colpite dalle violenze pre-elezioni.
“Siamo andati a Molo e a Kuresoi [entrambe zone ad ovest della capitale Nairobi], e abbiamo organizzato un concerto di pace per le vittime degli scontri”, ha segnalato Odhiambo.
Attraverso il concerto, sono state poste all’intera nazione questioni come governance, insicurezza, disoccupazione, povertà, terra, pace e Hiv/Aids. Gli organizzatori hanno anche affrontato questi temi attraverso dibattiti aperti e brevi documentari.
“Sono temi che sembra siano stati ignorati”, ha detto Odhiambo. “Abbiamo creato un canale perché i keniani potessero parlarne. Tra le questioni più rilevanti, la buona governance e la pace in Kenya”.
Governance e pace sono diventate le principali sfide del 2008 qui in Kenya, dopo le controverse elezioni presidenziali.
Come previsto, il lavoro del FSK per il 2008 è stato tutto orientato verso questi temi già prima dell’inizio del nuovo anno.
Secondo Philip Thigo, coordinatore nazionale del FSK, il “progetto del FSK per il 2008 nasce dall’urgente preoccupazione di dover affrontare i costi umani delle violenze post-elettorali in Kenya, e le loro cause alla radice”.
Il progetto individua inoltre diversi modi per ripristinare e rafforzare lo spazio della società civile per una resistenza costruttiva e non violenta.
Lo scorso anno, il FSM ha ospitato circa 800mila partecipanti a Nairobi, dal 20 al 25 gennaio – la prima volta in cui l’Africa è stata scelta come sede del Forum, il settimo di una serie di incontri annuali sin dalla sua nascita nel 2001 a Porto Alegre, Brasile.
Il FSM è uno spazio di incontro aperto, dove i movimenti sociali e della società civile si oppongono a qualsiasi forma di imperialismo e si riuniscono per discutere idee e condividere liberamente le proprie esperienze.
Il FSM dell’anno scorso ha definito un piano d’azione su 21 punti, che i movimenti sociali avrebbero potuto utilizzare nella loro battaglia per il miglioramento della società. Il piano comprende temi che riguardano le popolazioni povere del pianeta, che vanno dalla lotta contro la povertà e lo sfruttamento dei poveri da parte del mondo industriale, a questioni come la parità di genere, la salute materna e il degrado ambientale.

