LA PAZ, 20 luglio 2007 (IPS) – Rumore del traffico, clacson di automobili, manifestazioni e slogan, fuochi d’artificio ed esplosioni dinamitarde, iniziano a soffocare il centro urbano di La Paz, sede del governo della Bolivia, costringendo a qualche considerazione su soluzioni a medio termine.

LA PAZ
La Paz, fondata il 20 ottobre 1548, è una città unica. Vista dall’alto, si presenta geograficamente come un enorme canyon costellato di casette che sembrano scivolare giù dalle montagne, immerse nelle strette vallate, che attraversano un bacino da nord a sud e si perdono nelle colline.
Ad un’altitudine di 3.850 metri sul livello del mare nel suo punto più alto, e 3.400 nel punto più basso, in questa città vive circa un milione di persone, per la maggior parte indigeni Aymara, o meticci, che discendono da indigeni e antenati coloniali spagnoli.
Con la pelle scura e i capelli neri, sono uomini combattivi in tempi di fermento politico e grandi lavoratori in tempi di pace.
La migrazione dalle aree rurali ha creato l’insediamento attiguo di El Alto, grande area rurale sull’Altiplano, a 4.000 metri di altitudine, con circa 800.000 abitanti.
Migliaia di persone viaggiano da El Alto al centro di La Paz per lavorare nella burocrazia dell’enorme apparato statale, o per operare nel settore privato fatto di negozi e mercati di strada, sovraffollando una città disegnata secondo le leggi di una geografia impervia.
Strette strade di pietra, appena sufficienti per un veicolo alla volta, con marciapiedi dove i pedoni devono camminare in fila indiana, con escursioni termiche in alto o in basso fino ai 45 gradi, elementi che lasciano poco spazio ad una pianificazione urbana innovativa, che creano un’atmosfera estremamente intima, ma inadatta ad una città del XXI secolo.
La presenza del braccio esecutivo e legislativo del governo, rendono La Paz il luogo deputato a dimostrazioni per questioni sociali e di occupazione, con l’obiettivo di modificare le decisioni del governo. La concentrazione di istituzioni che hanno potere sul futuro della popolazione ha portato una sensazione di asfissia tra i residenti.
”La città è sull’orlo del collasso”, ha detto all’IPS Waldo Yanaguaya, esperto dell’Istituto per i trasporti e le autostrade presso la Universidad Mayor de San Andrés.
Yanaguaya ha citato uno studio fatto a mezzogiorno intorno alla Plaza del Estudiante, in pieno centro, in una giornata di traffico lento e congestionato, che rileva il consumo di 680 litri di carburante all’ora per 2.000 veicoli.
Le macchine si muovevano ad una velocità media di sette chilometri all’ora, ricordando che i pedoni camminano a circa cinque chilometri all’ora.
È abbastanza usuale che il traffico venga bloccato dai dimostranti nella strada centrale Mariscal Santa Cruz. A seconda del numero di dimostranti, le macchine possono impiegare anche un’ora per fare tre chilometri nel centro di La Paz – o di più se la strada è interrotta da blocchi stradali, metodo frequente per esercitare pressione tra i settori sociali organizzati.
Ci sono perdite per i negozianti a causa delle proteste, perdite per le compagnie di trasporto a causa degli ingorghi, e altre conseguenze non quantificabili, ma che rappresentano motivo di preoccupazione per la comunità commerciale.
Víctor, giovane lustrascarpe che lavora di fronte all’edificio principale del governo municipale di La Paz, dice che nei giorni di protesta riesce a lustrare appena 15 paia di scarpe, mentre nelle giornate normali arriva fino a 30 clienti e guadagna circa due dollari.
Secondo Yanaguaya, serve una decisione politica per risolvere il problema della congestione stradale, a nome dell’86 per cento della popolazione che utilizza i servizi di trasporto pubblico, contro la minoranza sindacalizzata dei proprietari di veicoli privati.
”Il governo municipale non tiene conto dei poveri” quando pianifica lo sviluppo urbano, prosegue l’esperto, e chiede un sistema moderno sulla base di studi di consulenza finanziati dalla Banca interamericana di sviluppo (IDB, Inter-American Development Bank).
Secondo Yanaguaya, i sindacati del trasporto pubblico possono esercitare una pressione elevata e sono fortemente supportati da partiti di destra, e hanno allargato le loro attività al punto da avere in circolazione ogni giorno 17.000 veicoli, compresi autobus, minibus, taxi e “trufis” (taxi a rotta fissa).
Tuttavia, il numero crescente di pedoni, commercianti e veicoli di trasporto nel centro di La Paz ha alla sua radice una causa socioeconomica, rivela Marco Camacho, capo del Programma di rivitalizzazione urbana (PRU) del governo municipale.
Avendo rivisitato la storia delle grandi città dell’America Latina negli anni ’80 e ‘90, conclude che le riforme strutturali di quel periodo hanno incoraggiato commercianti informali ad “invadere” zone di elevata concentrazione demografica.
”Solo nel centro di La Paz, vi è una concentrazione di 270.000 persone”, ha detto all’PS. Questa folla rappresenta una clientela potenziale per ninnoli, abiti usati e cibo che le migliaia di ambulanti vendono su banchi improvvisati nei marciapiedi delle piccole vie della città.
Camacho ricorda che tra il 1985 e il 1989, il governo ha ridotto le categorie amministrative dell’apparato statale di 30.000 dipendenti, molti dei quali hanno intrapreso il commercio da strada, attività non tassata e senza costi di servizi quali acqua ed elettricità, che di solito i negozianti devono pagare.
Gli edifici privati che ospitavano aziende tessili di importazione, apparecchiature domestiche e altro, sono stati trasformati in negozi di artigianato locale, organizzati come dei piccoli centri commerciali. Il valore immobiliare di questi edifici è precipitato, prosegue il capo del PRU.
Oltre a questa situazione sociale, secondo Camacho il sistema di drenaggio dell’acqua piovana è insufficiente, ricordando la data fatale del 19 febbraio 2001, quando una tempesta provocò l’aumento dei livelli dell’acqua, e l’acqua si riversò sulla strada centrale della città con onde fino a tre metri di altezza, causando 42 vittime in mezz’ora.
Dal suo ufficio sopra El Prado, Camacho dirige un programma di 34 milioni di dollari avviato come piano di prevenzione del rischio, e che ha rimosso tonnellate di terra da sistemi di canali obsoleti. Ha temporaneamente bloccato le strade, ma sta cercando di ripristinare la sicurezza dei cittadini nella stagione delle piogge, da gennaio a marzo,.
Nel centro storico della città, circondato da edifici del periodo coloniale spagnolo e dei primi tempi della repubblica, Camacho ha disegnato un progetto ambizioso per creare moderni mercati al coperto, dove vorrebbe trasferire le centinaia di commercianti informali per liberare le strade e facilitare il passaggio delle persone e delle auto.
A dispetto dei disaccordi con le organizzazioni di architetti, il progetto inizia con la costruzione di un varco pedonale nella difficile Piazza Lucio Pérez Velasco, passaggio virtualmente obbligatorio per le macchine, e continuerà con l’ampliamento della storica piazza San Francisco, per garantire più spazio alle proteste sociali senza trascurare il patrimonio architettonico, ha illustrato Camacho. I lavori per l’edificio si concluderebbero con la costruzione di un Parco urbano centrale di 40 ettari tra il centro e il quartiere di Miraflores, sulla collina Laikakota, che domina con un imponente panorama la parte meridionale della città.
Camacho sostiene che questi lavori di rinnovamento urbano contribuiranno allo sviluppo economico e sociale, e porteranno un po’ di ordine al commercio da strada di La Paz.

