PERÙ: Gli Incas e la vigogna

LIMA, 13 aprile 2004 (IPS) – La vigogna, famosa per il suo manto pregiato, è un parente del lama che vive sulle Ande ad altitudini superiori a 4000 mt.. La specie non rischia più l’estinzione grazie alla decisione del governo peruviano di affidare alle comunità indigene dell’altipiano la cura di questi animali.

Nel 1965, la comunità internazionale era allarmata dalle stime che parlavano di soli 25.000 esemplari rimasti in Perù. La vicuña (Vicugna vicugna) venne quindi inserita nella lista degli animali a rischio di estinzione, a causa dell’attività dei bracconieri attratti dal valore della lana.

La lana della vigogna è una delle fibre più costose al mondo con prezzi che variano tra 437 e 650 dollari al chilo.

Il valore più basso “corrisponde alla cosiddetta lana sporca, la lana appena tosata”, mentre il prezzo più alto si riferisce alla lana lavata e trattata, ha spiegato a Tierramérica Rony Garibay, esperto del Consejo Nacional de Camélidos Sudamericanos (CONACS).

Nel 1975 la vigogna è stata inserita nella lista della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna minacciate di estinzione (CITES), che regola il commercio della lana e dei tessuti prodotti con questa.

Un altro passo è stato compiuto nel 1987, quando la vigogna è stata dichiarata patrimonio delle comunità indigene.

Oggi ci sono 149.000 esemplari di vigogna in Perù, 15.000 in Bolivia e la specie non rischia più l’estinzione. Gli attuali meccanismi di protezione hanno permesso una crescita dell’8 per cento annuo, e se continueranno ad essere applicati garantiranno la sopravvivenza della specie.

Il CONACS crede che così si raggiungeranno i 300.000 esemplari entro pochi anni, ha affermato Garibay.

Antonio Brack Egg, che per anni ha studiato le vigogne, parla di cifre ancora più ottimistiche: nelle Ande ci sono 10 milioni di ettari per il pascolo ed entro il 2021 potremmo avere un milione di esemplari in Perù.

“Non si tratta di una previsione eccessivamente ottimistica, se si pensa che ai tempi degli Incas esistevano circa 2 milioni di vigogne” anche se “chiaramente, l’impero Inca comprendeva territori che oggi appartengono a Perú, Ecuador, Argentina e Cile”, ha aggiunto Egg.

La lana di vigogna è spessa tra 10,8 e 11,4 micron (millesimo di millimetro), addirittura più sottile del cachemire (16 micron) ricavato dalla capra di una regione a nord-ovest dell’India.

Questo parente del lama e del cammello non si riproduce in cattività e vive in aree non adatte ad agricoltura e allevamento. Quindi, l’unico modo di proteggerlo è preservare l’habitat in cui vive.

Al tempo degli Incas era proibito sacrificare questi animali, proprietà esclusiva del re. Durante il periodo coloniale la loro sopravvivenza era garantita dal tradizionale rispetto delle comunità indigene.

Gli Incas catturavano le vigogne durante i ‘chacos’, cerimonie collettive in cui centinaia di persone formavano una catena umana e spingevano gli animali, senza ferirli, in recinti provvisori dove venivano tosati.

Questi delicati animali possono subire danni se presi al lazo, e poiché producono relativamente poca lana (200 gr. per animale) per raccoglierne quantità sufficienti è necessario tosare molti esemplari.

All’inizio del XX secolo, i maggiori stilisti francesi scoprirono le virtù della lana di vigogna; ne seguì una forte domanda e quindi la persecuzione indiscriminata della specie. Per facilitare la tosatura, i bracconieri inseguivano le vigogne su dei camioncini e dopo averle radunate in un recinto, le uccidevano.

Negli anni ’40 i primi provvedimenti del governo peruviano a favore della protezione della vigogna sono stati: dichiarare la specie patrimonio nazionale, proibirne la caccia e offrire piccole somme di denaro alle comunità indigene come indennità per il foraggio consumato nelle loro terre.

La protezione delle greggi era affidata alla polizia rurale che però non riusciva a controllare l’intera area e i nativi non venivano coinvolti direttamente nelle attività.

Nel 1987, con la decisione ufficiale di affidare le greggi alle comunità indigene, vennero istituite delle agenzie governative per la commercializzazione della lana di vigogna, operata da cooperative e aziende miste.

Sono circa 200 le comunità indigene che ora gestiscono le greggi di vigogne; gli animali non possono essere uccisi e devono essere tosati solo ogni due anni, sotto la supervisione del governo.

Garibay ha dichiarato: “Lavoriamo per far sì che un giorno le comunità possano esportare le fibre cardate e pettinate; ci vorrà del tempo, poiché i governi locali tendono a vendere la lana non trattata per ricavarne contante subito”.

La protezione delle greggi spetta alle comunità indigene che per spaventare i potenziali bracconieri dispongono anche di armi.

Una volta l’anno, dopo il ‘pagapaga’, la cerimonia individuale di ringraziamento a ‘pachamama’ (madre terra), tutti i villaggi prendono parte all’antica e gioiosa tradizione dei ‘chacos’.

Tra canti e percussioni, la catena umana guida le vigogne nei recinti dove vengono tosate sotto la supervisione dei rappresentanti del CONACS e spesso alla presenza di giornalisti e ambientalisti invitati per l’occasione.

(*Abraham Lama collabora con Tierramérica. L’articolo è stato pubblicato il 27 marzo dai giornali latinoamericani del circuito Tierramérica. Tierramérica è un servizio di stampa specializzata fornito da IPS con il supporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo [UNDP] e del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente [UNEP]).