NAZIONI UNITE, 16 maggio 2007 (IPS) – “28: Storie di Aids in Africa”, il libro appena pubblicato dalla giornalista Stephanie Nolen, racconta le storie di 28 persone malate di Aids in Africa – una per ogni milione di africani colpiti.
Nolen, corrispondente per l’Africa di Globe and Mail, con sede in Canada, vive a Johannesburg dal 2003, ed è fra i pochi giornalisti canadesi che vivono all’estero.
Alla presentazione del suo libro, alla Canadian Mission presso le Nazioni Unite, Nolen ha lamentato la scarsa copertura giornalistica sull’epidemia: “Due sole volte, in quattro anni di servizi sull’Africa, mi sono ritrovata con altri giornalisti occidentali”, ha detto Nolen all’IPS.
La giornalista descrive la storia dell’Aids in Africa come “la più grande storia del mondo”.
L’Onu stima che circa 28 milioni di persone siano colpite da Hiv/Aids nell’Africa sub-sahariana. Di queste, ogni giorno ne muoiono 5.500; 14 milioni di bambini sono orfani a causa dell’Aids; 700.000 bambini nascono infetti ogni anno, e il 90 per cento dei 2,6 milioni di bambini nel mondo con l’Hiv/Aids sono africani.
”Undici milioni di orfani vivono in Africa – cioè l’80 per cento di tutti gli orfani nel mondo”, ha detto Victor Mari Ortega, vicedirettore del Programma congiunto delle Nazioni Unite per l’Hiv/Aids.
Perché queste vittime vengono ignorate?, ha chiesto Nolen. “In larga misura, perché sono neri, e vengono da paesi economicamente e politicamente emarginati”, ha risposto.
“Volevo che queste vite venissero raccontate”, ha detto Nolen. “Combattono delle battaglie talmente incredibili, soprattutto le persone che non ricevono mai cure e muoiono, e tutto finisce così”.
”Nessuno si ferma mai a chiedere come si sentono queste persone”, ha proseguito Nolen, raccontando che le vittime sembrano felici, nonostante le loro incredibili perdite. “Sorridono e accolgono gli ospiti, ma nessuno in realtà gli chiede come si sentono”. In Africa ci sono moltissimi casi di traumi psicologici che passano inosservati”, ha lamentato.
I racconti di Nolen rivelano quanto la malattia sia riuscita a diffondersi, come funzionano i trattamenti, e come le persone che non possono ricevere cure combattono per restare in vita con “coraggio e dignità, nonostante le scarsissime probabilità che hanno”.
L’IPS ha incontrato Cynthia Leshomo, Miss Hiv Stigma-Free del Botswana; Andualem Ayalew, un soldato etiope, bandito dall’esercito dopo aver rivelato di essere positivo all’Hiv; Lefa Khoele, un bambino di 12 anni del Lesotho affetto dalla malattia e che tenta disperatamente di superare il terzo anno a scuola; e altri che combattono per avere un migliore accesso alle cure, e per diffondere una maggiore consapevolezza della malattia.
I costi dei farmaci sono scesi moltissimo, ma le cure costano ancora troppo per molti africani.
“Quando ho cominciato in Africa, il costo della cura era di 10mila dollari l’anno, mentre adesso costa appena 120”, ha segnalato. Nolen racconta la storia di Tigist Haile Michael, un’orfana etiope che deve provvedere al proprio sostentamento e a quello del fratellino Yohannes per le strade di Addis Ababa.
”Tigist è una 14enne con un profonda consapevolezza che la sua sopravvivenza e quella del fratello dipendono da lei”, ha spiegato Nolen.
Noe Sebisaba ha lasciato la sua casa in Burundi per un campo profughi della Tanzania, dopo uno stupro subito dalla moglie Agrippina tra i violenti scontri tra Tutsi e Hutu. Noe ha scoperto di avere l’Aids mentre tentava di donare il sangue nel campo. Dopo aver assistito a rapporti sessuali fra alcune donne giovani e operatori dell’Onu e delle Ong, ha deciso di rivelare la sua condizione e di insegnare tra le altre cose come prevenire la diffusione della malattia.
“Voi in Occidente vedete lunghe carovane di persone senza volto, con i loro bagagli e i loro fagotti sulla testa, e non vi rendete conto che una volta queste persone avevano una vita”, ha raccontato Noe a Nolen.
La storia di Mohammed Ali, un 48enne autista di camion in Kenya, che per spezzare le dure giornate di lavoro paga delle prostitute per fare sesso – di solito non protetto – rappresenta in larga misura lo stile di vita di chi fa il suo stesso lavoro in Africa orientale, dove secondo l’Onu tra il 19 e il 51 per cento degli autisti di camion è affetto da Hiv.
Ali racconta di aver avuto rapporti con 100.000 donne, un’affermazione che, secondo Nolen, significa che Ali “negli anni ha avuto rapporti con così tante donne in così tanti bordelli lungo la strada, che è impossibile contarle”.
Un altro capitolo è dedicato al noto attivista sudafricano per la lotta all’Aids Zackie Achmat, e al suo ruolo chiave nel cambiamento della controversa posizione del Presidente Thabo Mbeki sull’Aids.
Negli ultimi anni, mosso da fortissime pressioni internazionali e pubbliche, il Presidente Mbeki, prima criticato per aver messo in discussione il legame tra Hiv e Aids, ha ora stilato un programma nazionale sui farmaci anti-retrovirali, ponendo l'accento sulla lotta all’Aids. Unaids ha previsto che in mancanza di una rafforzata azione internazionale, entro il 2025 i casi di Aids in Africa potrebbero raggiungere i 90 milioni.
Eppure, sostiene Nolen, la risposta del mondo sviluppato ad un continente che potrebbe avere 18 milioni di orfani dell’Aids entro il 2010, è stata disperatamente lenta.
C’è, comunque, qualche motivo di ottimismo. Nel 2006, quasi due milioni di persone erano sottoposte a trattamento con farmaci anti-retrovirali, secondo Ortega, il quale ha aggiunto che, purtroppo, “si tratta di appena un quarto delle persone che ne avrebbero bisogno”.
Nel 2003, solo 100.000 persone hanno ricevuto le cure, secondo Unaids. I gruppi internazionali di assistenza sanitaria stanno spendendo cifre generose, e coordinando meglio gli sforzi rispetto al passato.
Le nuove ricerche, come gli esperimenti da cui è emerso che la circoncisione maschile può ridurre il rischio di infezione da Hiv, stanno facendo passi avanti. E in alcuni posti, la gente comincia a cambiare atteggiamento: la malattia non viene più nascosta, ma piuttosto si parla di come proteggersi.
Il libro di Nolen si chiude con un appello: “Ogni giorno, in Africa, 5.500 persone muoiono di Hiv/Aids – una malattia curabile, e prevenibile. Abbiamo 28 milioni di ragioni per agire”.

